Sanzioni discariche abusive: sospesa la procedura di rivalsa sui Comuni

Sanzioni discariche abusive: sospesa la procedura di rivalsa sui Comuni

Con la Nota 26 maggio 2016, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha annunciato lo sospensione del termine di 90 giorni entro cui lo Stato avrebbe dovuto rivalersi su Comuni e Regioni in merito alla sanzione inflitta dalla Corte di Giustizia europea nei confronti dell’Italia in merito alle discariche abusive.

La Sentenza

La vicenda si apre il 2 dicembre 2014, quando la Corte di Giustizia Ue (Causa C-196/13) condanna la Repubblica italiana al pagamento di Euro 40 milioni, più una penalità semestrale da applicarsi fino al completo adeguamento del sistema di gestione dei rifiuti alle relative Direttive europee.

Il Ministero dell’Economia provvede a pagare quanto dovuto (Euro 40 milioni + interessi di mora per un totale di Euro 85.589,04 + sanzione semestrale di Euro 39.800.000) nel febbraio 2015 e, in applicazione dell’art. 43, della Legge n. 234/12, a fine novembre notifica agli Enti interessati la Sentenza esecutiva di condanna, avviando così la procedura di rivalsa a carico delle Amministrazioni comunali e regionali coinvolte nella vicenda delle discariche abusive che hanno determinato la condanna dell’Italia.

A fine novembre 2015 viene notificata alle Regioni ed ai Comuni interessati la Sentenza esecutiva di condanna della Repubblica italiana, al fine di attivare la procedura per l’emanazione di un Decreto del Ministro dell’Economia, quale titolo esecutivo nei confronti degli obbligati.

Il Decreto Mef, recante importi e modalità di pagamento, avrebbe dovuto essere adottato entro 4 mesi dalla notifica, previa intesa da raggiungere fra Regioni e Comuni. Laddove tale accordo non fosse stato trovato, la normativa vigente prevedeva l’intervento diretto della Presidenza del Consiglio dei Ministri entro i successivi 4 mesi.

Le richieste di Comuni e Regioni

E’ in questo contesto che si sono inserite le richieste dei Comuni e delle Regioni che hanno invocato la sospensione della procedura di rivalsa, adducendo una serie di motivazioni raccolte in una Lettera inviata il 20 maggio 2016 dal Presidente dell’Anci, Piero Fassino, al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, al Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, al Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, e al Ministro per gli Affari regionali, Enrico Costa.

La contestazione delle Amministrazioni verte principalmente sui seguenti punti:

  1. la responsabilità del mancato adempimento alla normativa comunitaria non sarebbe riconducibile unicamente a Comuni o Regioni ma innanzitutto allo Stato nel suo complesso;
  2. il mancato esercizio di poteri sostitutivi da parte delle Regioni nei confronti dei Comuni sarebbe da ritenere analogo a quello da parte dello Stato nei confronti delle Regioni;
  3. il Ministero dell’Ambiente e l’Avvocatura generale dello Stato non avrebbero concertato la propria strategia difensiva con le Regioni e avrebbero così precluso loro la possibilità di fornire dei documenti per motivare l’esclusione di alcune discariche dalla procedura;
  4. l’azione di rivalsa riguarderebbe anche i cosiddetti “siti di interesse nazionale” sui quali sussisterebbe competenza esclusiva dello Stato centrale;
  5. l’eventuale responsabilità dei singoli Enti avrebbe dovuto essere valutata anche in relazione a quelle situazioni in cui non è stato possibile procedere con la bonifica a causa di giudizi pendenti.

La posizione del Mef

Il Mef ha evidenziato che già la Sentenza della Corte di Giustizia europea 26 aprile 2007 (Causa C-135/05) aveva accertato, per le discariche in questione, l’inerzia degli Enti competenti ad eseguire i necessari interventi di risanamento, determinando l’esercizio del potere sostitutivo previsto in capo alle Regioni.

Alla luce della citata Pronuncia giurisprudenziale e delle disposizioni di cui all’art. 250, del Dlgs. n. 152/06, il Dicastero ha evidenziato che – atteso il mancato intervento di risanamento dei siti – si configura una responsabilità in solido dei Comuni e delle Regioni per il permanere della situazione di non conformità alla normativa comunitaria e per la conseguente sanzione.

Ciò premesso, il Ministero ha comunque deciso di accogliere la richiesta di sospensione al fine affrontare alcune questioni di merito (“siti di interesse nazionale”, procedure giudiziarie, ecc.).

di Veronica Potenza


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