Scorrimento graduatorie: non utilizzabile per posti di nuova istituzione e differente profilo professionale

Scorrimento graduatorie: non utilizzabile per posti di nuova istituzione e differente profilo professionale

Nell’Ordinanza n. 7054 del 21 marzo 2018 della Corte di Cassazione, un Comune aveva utilizzato lo scorrimento della graduatoria di un precedente concorso bandito per Istruttore contabile per assumere personale da destinare alle diverse mansioni di Istruttore amministrativo, ed aveva conseguentemente instaurato un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con una lavoratrice. Successivamente l’Amministrazione aveva sciolto il vincolo contrattuale perché stipulato in violazione dell’art. 91, comma 4, del Dlgs. n. 267/00, in quanto lo scorrimento era stato usato per coprire posti di nuova istituzione. Nella fattispecie in esame, i Giudici di legittimità si esprimono sui requisiti per lo scorrimento della graduatoria. La Suprema Corte afferma che la decisione dell’Amministrazione di avvalersi dello scorrimento della graduatoria è equiparabile all’espletamento di tutte le fasi di una procedura concorsuale, con identificazione degli ulteriori vincitori, sebbene mediante l’utilizzazione dell’intera sequenza di atti apertasi con il bando originario e conclusasi con l’approvazione della graduatoria, che individua i soggetti da assumere. Detta equiparazione comporta che lo scorrimento in tanto può essere validamente disposto in quanto risultino salvaguardati i principi sanciti dall’art. 35 del Dlgs. n. 165/01 che, fa specifico riferimento alla posizione lavorativa ed ai requisiti attitudinali e professionali che la stessa richiede. Dunque, la preferenza espressa in termini generali dall’ordinamento per lo scorrimento della graduatoria incontra un limite nella necessità di selezionare professionalità rispondenti alle esigenze dell’Amministrazione, che quindi legittimamente indice una nuova procedura concorsuale nei casi in cui sia “mutato il contenuto professionale delle mansioni proprie del profilo lavorativo alla cui provvista si mira”. Inoltre, i Giudici specificano che nel “lavoro pubblico privatizzato” gli atti di gestione del rapporto di lavoro sono adottati con i poteri e le capacità del datore di lavoro privato e devono essere valutati secondo gli stessi parametri, sicché l’atto con cui la Pubblica Amministrazione revochi un’assunzione con contratto a tempo indeterminato sul presupposto dell’annullamento della procedura concorsuale equivale alla condotta del contraente che non osservi il contratto stipulato ritenendolo inefficace perché affetto da nullità, trattandosi di comportamento con cui si fa valere l’assenza di un vincolo contrattuale, rispetto al quale non è configurabile l’esercizio di un potere di autotutela in capo all’Amministrazione datrice di lavoro.


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