Sentenza Corte Costituzionale n. 80/2021: Anci e Upi sollecitano un confronto per evitare il “Dissesto” di numerosi Enti Locali

Sentenza Corte Costituzionale n. 80/2021: Anci e Upi sollecitano un confronto per evitare il “Dissesto” di numerosi Enti Locali

Con una Lettera inviata alla Ministra Lamorgese e alla Viceministra Castelli (disponibile all’indirizzo http://www.anci.it/wp-content/uploads/lettera-Min-Lamorgese-Def.pdf), Anci e Upi hanno sollecitato un confronto all’interno della Conferenza Stato-Città per affrontare le problematiche degli Enti Locali con difficoltà finanziarie strutturali. I mittenti della Lettera hanno espresso la volontà di affrontare tempestivamente gli effetti della Sentenza della Corte Costituzionale n. 80/2021 che, a loro avviso, rischia di ampliare il fenomeno dei “Dissesti” e dei “Predissesti”.

Ciò che chiedono Anci e Upi è un intervento sistemico in grado di impedire che “le convergenti debolezze precipitino in un tracollo della capacità amministrativa nelle funzioni di molti Enti Locali, accentuando i divari territoriali”, così come un intervento articolato sulle Amministrazioni locali più deboli, “per attenuare in modo significativo i vincoli rappresentati dalla copertura annuale di disavanzi sproporzionati alle capacità locali, aumentare la capacità amministrativa nei campi finanziario, tecnico, sociale e della sicurezza e innestare un percorso di reale convergenza verso una stabilità della gestione, anche finanziaria”.

Le aree di intervento proposte da Anci e Upi sono le seguenti:

  • l’attuazione della Sentenza della Corte Costituzionale n. 80/2021, con l’obiettivo di mantenere il periodo trentennale di ripiano delle anticipazioni per il pagamento di debiti commerciali pregressi, coerente con le restituzioni a suo tempo stabilite dal Dl. n. 35/2013 e successivi rifinanziamenti, nel rispetto delle prescrizioni della Corte (vedasi paragrafo successivo); 
  • l’attenuazione dei vincoli da “Fcde”, che può essere attuata con misure straordinarie e temporanee di riduzione della percentuale obbligatoria di accantonamento, accompagnate però da un intervento di incentivazione al recupero di crediti tributari e tariffari agevolato dall’abbattimento di sanzioni e interessi e da un ampio periodo di rateizzazione. Pare opportuno assegnare a questo tipo di intervento le risorse che sembrano destinate ad un nuovo flusso di anticipazioni per il pagamento dei debiti commerciali pregressi (Dl. “Sostegni-bis”). Lo stesso obiettivo può essere ottenuto indirettamente destinando la nuova liquidità al prefinanziamento dell’azione di recupero agevolato delle entrate proprie, con facoltà di ridurre “Fcde” proporzionalmente e obbligo di provvedere prioritariamente e tassativamente ai pagamenti tuttora inevasi. A questo dispositivo dovrebbe essere collegata l’applicazione del “Fondo garanzia debiti commerciali” da far decorrere dal 2022; 
  • il rafforzamento del sostegno alle crisi finanziarie conclamate, in continuità con gli esperimenti parziali degli ultimi mesi, attraverso una norma generale e straordinaria di partecipazione al finanziamento delle passività complessive residue senza limiti di popolazione e riguardante tutti gli Enti in “Piano di riequilibrio”, con quote di sostegno graduate in base a: 
    • rapporto tra disavanzo residuo e livello delle entrate correnti (escludendo gli Enti con valore inferiore ad una certa soglia minima); 
    • combinazione degli Indicatori di fragilità economico-sociale e di dotazione di risorse standard pro capite (in luogo della capacità fiscale), escludendo i casi che superano un valore molto elevato (es. 75° percentile); 
    • dimensione complessiva del ripiano, commutabile nei casi di maggiore dimensione in forme di “garanzia statale” su parte dei disavanzi residui e su un sostegno finanziario diretto scalato in un arco di tempo più lungo; 
  • immediata attivazione del Tavolo di confronto per giungere alla riforma della disciplina delle crisi finanziarie (riforma del Titolo VIII del Tuel), sulla base dei criteri già circolati con le bozze prodotte negli ultimi 2 anni e integrando a regime il dispositivo di sostegno di cui sopra, opportunamente modulato e condizionato in modo da evitare fenomeni di “incentivazione” dello stato di crisi; 
  • revisione della disciplina restrittiva circa l’utilizzo degli avanzi vincolati per gli Enti in complessivo disavanzo, che limita in modo spesso paradossale l’utilizzo di 4 risorse disponibili per investimento (da trasferimento e da accensione di prestiti) e per spese correnti vincolate (in particolare, i trasferimenti in campo sociale e scolastico in capo agli Enti capofila di funzioni svolte in forma sovracomunale).

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