Servizi pubblici digitali offerti dalle Pubbliche Amministrazioni: buono il livello ma 4 italiani su 10 non li usano

Servizi pubblici digitali offerti dalle Pubbliche Amministrazioni: buono il livello ma 4 italiani su 10 non li usano

A CURA DI DOSSIER DI CENTRO STUDI ENTI LOCALI

PagoPA: numero transazioni più che raddoppiato in un anno

AppIo: è Genova il capoluogo di Regione più attivo con ben 32 servizi offerti

Responsabili Transizione Digitale: 2 comuni su 10 non ne hanno ancora nominato uno

L’ultimo indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) ha fatto emergere un piccolo balzo in avanti per l’Italia che si colloca al 18° posto su 27 in Europa, guadagnando due posizioni rispetto all’anno precedente.   

La Commissione europea ha ricondotto, nella sua analisi, questo avanzamento a una maggiore attenzione politica posta alle questioni digitali e in particolare “all’istituzionale di un ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale”. Dicastero, quest’ultimo, che non ha però trovato spazio nella nuova formazione stabilita dal nuovo Governo. L’entità di questo passo avanti appare come una magra consolazione se si pensa che quella italiana è la terza economia UE e che anche la fotografia scattata da Bruxelles ha confermato la persistenza di alcune gravi carenze già emerse nei report precedenti. In tema di transizione al digitale, più che gli strumenti, il nostro tallone d’Achille sembrano essere ancora, soprattutto, le competenze. La percentuale di cittadini italiani che non dispone neppure di competenze digitali di base resta al di sopra del 50%. Sono stati registrati passi avanti relativi alla diffusione dei servizi a banda larga e di realizzazione della rete ma la copertura delle reti ad altissima capacità è ancora molto al di sotto della media europea.

La maggior parte delle piccole e medie imprese italiane (il 60%) ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale ed è stato osservato un aumento del ricorso ai servizi cloud. Come noto quella della digitalizzazione, anche con riferimento al mondo pubblico, è uno degli assi portanti del PNRR e del PNC che a questo scopo hanno stanziato copiosi finanziamenti: la missione “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura” vale infatti 49,2 miliardi.

Ma che ruolo sta giocando la pubblica amministrazione in questa partita? Ci sono stati numerosi passi avanti registrati in vari ambiti: si pensi all’ingresso di tutti i comuni italiani nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente o alla diffusione sempre più capillare di strumenti come lo Spid, di cui sono oggi in possesso ben 32,8 milioni di cittadini. Ciò nonostante, l’Italia ha perso una posizione nella graduatoria relativa ai servizi pubblici digitali ed è passata dal 18esimo al 19esimo posto tra i paesi europei, trainata verso il basso – ancora una volta – dallo scarso utilizzo che i cittadini fanno di questi servizi messi a loro disposizione. Solo 4 italiani su 10 sono “utenti e-government” contro una media europea di 6,5. Un anno fa, questa percentuale era ancora più bassa e si era fermata al 36%.

L’offerta di servizi pubblici digitali disponibili in Italia è leggermente al di sotto della media europea ma la differenza non è marcata come quella relativa all’utilizzo degli stessi. Il punteggio italiano è 67 a fronte di una media di 75 per quanto riguarda i servizi destinati ai cittadini, e pari a 79 (contro una media UE di 82) per quanto concerne i servizi a disposizione delle imprese.

“L’Italia – evidenzia la Commissione europea – ottiene risultati migliori rispetto all’UE per quanto riguarda le politiche in materia di dati aperti raggiungendo un punteggio del 92 %, collocandosi tuttavia ancora al di sotto della media UE per quanto riguarda la disponibilità di moduli precompilati, che presentano agli utenti dati già noti alle amministrazioni pubbliche”.

Centro Studi Enti Locali ha esaminato alcuni indicatori utili per misurare lo stato di avanzamento di alcuni dei principali servizi digitali.

PagoPA 

Le transazioni gestite attraverso la piattaforma dei pagamenti PagoPA sono state ad oggi quasi 311mila per un controvalore economico di euro 50.967.906.405. Le transazioni sono più che raddoppiate rispetto all’anno precedente. Si conferma dunque vertiginoso l’aumento vertiginoso del ricorso a questo strumento (tasso di crescita pari a +118%) che nello stesso periodo dello scorso anno aveva veicolato circa 150mila transazioni, nel 2020 101mila e nel 2019 si era fermato a quota 51.784.408 transazioni. 

I principali enti creditori sono, nell’ordine, Ministero delle infrastrutture, Aci ed Enel energia. Il comune re di incassi tramite Pago PA è Milano, destinatario – nel solo 2022 – di oltre 2,7 milioni di transazioni.

AppIO  

Per quanto riguarda l’AppIO, punto di accesso per interagire con i servizi pubblici locali e nazionali direttamente dallo smartphone, il numero di installazioni totali è giunto a quota 31,6 milioni contro i 23 milioni dello stesso periodo dello scorso anno.

Lo spettro di servizi comunali che possono essere veicolate da questa App è vastissimo e in continuo ampliamento. La App può essere un mezzo per recapitare ai cittadini avvisi su scadenze dei tributi, multe, servizi scolastici, passi carrabili, impianti sportivi, servizi sociali, scadenze dei documenti identificativi. Dal 2023 inoltre, stando a quanto annunciato lo scorso luglio dall’ex Ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, la App dovrebbe offrire la possibilità anche di mostrare la patente di guida in formato digitale.

Lo sbarco dei Comuni sulla App può dirsi pressocché completo ma persistono abissali differenze tra il numero di servizi che poi effettivamente vengono offerti dai Comuni attraverso questo mezzo. Per quanto riguarda i 20 comuni capoluogo di Regione, ad esempio, si spazia da Aosta che non ha ad oggi servizi attivi (ne viene solo annunciato uno in arrivo, il “Modulo prenotazioni”) al comune di Genova che è in assoluto il più attivo tra i 20 e ne ha ben 32 già disponibili.

Questo l’elenco dei servizi attivati sull’AppIo dall’amministrazione del capoluogo ligure: Abbonamento Amt, avviso bonario per sanzioni al codice della strada, avviso di pagamento Tari, avviso disponibilità cedole librarie, avviso per agevolazione tariffaria, avviso scadenza Isee per canone di locazione, canone di locazione scaduto, carta d’identità, chiusura servizio ristorazione scolastica, comunicazione apertura pratica cancellazione irreperibilità, comunicazione stato avanzamento pratiche anagrafiche, contravvenzioni, domanda di rimborso libri di testo, fascicolo del cittadino, messaggi di servizio all’utenza dell’edilizia residenziale pubblica, notifica stato istanza su verbali polizia locale, pagamento insufficiente contravvenzioni, pratica di Arpal disponibile sul fascicolo del cittadino, rimozione veicoli, rinnovo autorizzazione Genova parcheggi, ristorazione scolastica e servizi comunali, scadenza contratto locazione, scadenza prestito libri, SegnalaCi (rende nota l’avvenuta risoluzione di una segnalazione inoltrata dai cittadini attraverso SegnalaCi, la piattaforma del Comune di Genova tramite cui ogni cittadino può formulare suggerimenti e segnalazioni su mappa per il miglioramento della qualità dei servizi offerti e la vivibilità della città), servizi e avvisi di cortesia, servizi in manutenzione, servizio di attestazione annuale di pagamento servizi scolastici anno precedente, servizio elettorale, servizio elettorale – albo scrutatori, servizio informativo – iniziative e corsi per te, servizio iscrizione allerta protezione civile e tutela della salute.

Seguono Roma Capitale (23), Perugia (22), Trieste (19), Trento (18), Campobasso, Napoli e Potenza (13), Bologna, Firenze e Venezia (12), Cagliari e Milano (11), Catanzaro e Torino (10), L’Aquila (9), Ancona (7), Bari (4) e Palermo (3).

Spid

Il numero di Pubbliche Amministrazioni che consentono l’accesso ai propri servizi online anche attraverso lo Spid è pari ad oggi a 12.297 (dati Agid aggiornati al 12 novembre 2022). C’è stato dunque, anche da questo punto di vista, un forte incremento rispetto allo scorso anno. Nello stesso periodo infatti, il numero di enti pubblici che offrivano la possibilità di accedere ai propri servizi attraverso l’identità digitale era fermo a 9081 (dati Agid aggiornati al 03 novembre 2021). Aumentate significativamente anche le identità Spid erogate: al 31 ottobre scorso erano 32.808.228 contro le 26.117.173 dell’anno precedente.

Responsabili Transizione Digitale 

Per misurare quanto le pubbliche amministrazioni stiano effettivamente puntando sul digitale è utile anche guardare al numero dei Responsabili per la Transizione al Digitale (RTD). Al 30 settembre 2022 ne erano stati nominati 9.971, contro i 7.899 dell’ottobre 2021. Questa figura professionale è deputata  a garantire operativamente la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione, coordinandola nello sviluppo dei servizi pubblici digitali e nell’adozione di modelli di relazione trasparenti e aperti con i cittadini. In attuazione dell’art. 17 del Codice dell’Amministrazione digitale ogni P.A. avrebbe dovuto già da anni di un ufficio per la transizione alla modalità digitale – il cui responsabile è il RTD – a cui competono le attività e i processi organizzativi ad essa collegati e necessari alla realizzazione di un’amministrazione digitale e all’erogazione di servizi fruibili, utili e di qualità. 

Sebbene ci siano stati importanti progressi nell’arco dell’ultimo anno, gli enti che hanno accumulato i ritardi più importanti in questo senso sono i comuni, fermi ancora a quota 6.295 (79,6%). Due comuni su 10 (1.609) sono quindi ancora inadempienti e non hanno ancora provveduto a nominare questa figura chiave. Un anno fa, gli enti non in regola erano oltre il doppio: 3.109.


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