Società consortile e Tusp

Società consortile e Tusp

Nella Delibera n. 27 del 30 aprile 2020 della Corte dei conti Lazio, viene chiesto un parere sull’applicabilità delle disposizioni del Dlgs. n. 175/2016 ad una Società consortile per azioni interamente pubblica, composta da più Comuni per lo svolgimento esclusivo di attività di promozione e pianificazione di interventi di valorizzazione culturale ed economica riguardante i territori rientranti nell’Area regionale di Programmazione integrata. La Sezione rileva che la Società consortile ex art. 2615-ter del Cc. non è figura giuridica autonoma e diversa dai tipi societari disciplinati dal Codice civile, trattandosi al contrario di fattispecie volta proprio a consentire alle Società commerciali di agire con obiettivi mutualistici e non lucrativi. Inoltre, le Società consortili a partecipazione pubblica rientrano a pieno titolo nella disciplina dettata dal Dlgs. n. 175/2016, in ragione della loro qualificazione soggettiva. Ne consegue che le stesse sono assoggettate a razionalizzazione secondo i criteri e con le modalità indicate dagli artt. 20 e 24 del Tusp, senza deroghe di alcun tipo legate ai loro attuali caratteri organizzativi ed all’assenza di scopo di lucro, con obbligo per gli enti soci di assicurarne, in alternativa alla dismissione la piena rispondenza ai requisiti minimi di redditività fissate dalle dette norme, sempre ben inteso nell’ambito delle finalità istituzionali e per le attività consentite, motivandone in concreto la convenienza rispetto all’utilizzo di formule diverse eventualmente meglio rispondenti agli obiettivi da perseguire. Ed ancora, la Società consortile ex art. 2615-ter del Cc. non è figura giuridica autonoma e diversa dai tipi societari disciplinati dal Codice civile, trattandosi al contrario di fattispecie volta proprio a consentire alle Società commerciali di agire con obiettivi mutualistici e non lucrativi. La Sezione precisa che le disposizioni contenute nel Dlgs. n. 175/2016 si applichino a tutte le partecipazioni societarie acquisite e/o detenute da Pubblica Amministrazione, sia pure con contenuti modulati in ragione di particolari specificità tali da determinare una dipendenza dal bilancio e dalle decisioni dell’Ente socio ovvero dalla presenza o meno di interessi propri dei mercati regolamentati. Infine, la Sezione sottolinea che spetta alle Amministrazioni interessate stabilire se l’attività da svolgere sia compatibile con il modello societario, anche in alternativa a organizzazioni di stampo pubblicistico reputate meno convenienti, ovvero se si annoveri nell’attività funzionale in senso stretto per la quale esistono specifiche forme pubbliche di gestione associata (come Unioni di Comuni e Convenzioni).


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