Tar Lazio rimette a Corte giustizia UE questioni pregiudiziali sulla compatibilità, con l’ordinamento euro-unitario, dell’art. 1, comma 489, Legge n. 147/13

Tar Lazio rimette a Corte giustizia UE questioni pregiudiziali sulla compatibilità, con l’ordinamento euro-unitario, dell’art. 1, comma 489, Legge n. 147/13

TAR Lazio, sez. I bis, 4/12/2018 n. 11756

Sono rimesse alla CGE una serie di quest. preg. riguardanti la compatibilità con il dir. Ue dell’art. 1, c. 489, l. n. 147/2013 secondo cui le amm. e gli enti pubblici compresi nell’elenco Istat, non possono erogare trattamenti econom. onnicomprensivi che, sommati al trattamento pensionistico, eccedano il limite fissato dall’art.23-ter, c. 1, del d.l. n. 201/2011, conv. in l. n. 214 del 2011, limite che è costituito dall’importo annuo lordo riconosciuto al primo presidente della Corte di Cassazione (oggi corrispondente alla cifra di e.240.000,00 annui).

Vanno rimesse alla Corte di giustizia UE le seguenti questioni pregiudiziali: a) se l’articolo 3, commi 2 e 3, TUE, gli articoli 9, 45, 126, 145, 146, 147, 151, comma 1, TFUE, l’articolo 15, comma 2, della Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea, gli articoli 3 e 5 del Pilastro europeo dei diritti sociali, ostino ad una disposizione nazionale, quale è l’art. 1, comma 489, della legge n. 147 del 2013, nella misura in cui tale norma incoraggia le amministrazioni pubbliche italiane a preferire, nelle assunzioni o nel conferimento di incarichi, solo lavoratori già titolari di trattamento pensionistico erogato da enti previdenziali pubblici italiani; b) se gli articoli 106, comma 1, e 107 TFUE ostino ad una disposizione nazionale, qual è quella citata, che consente alle amministrazioni pubbliche italiane che svolgono attività economica, soggette al rispetto degli articoli 101 e seguenti TFUE, di avvalersi della attività lavorativa di soggetti che abbiano consentito a rinunciare, in tutto o in parte, alla relativa retribuzione, così conseguendo un risparmio di costi idoneo ad avvantaggiare l’amministrazione medesima nella competizione con altri operatori economici; c) se gli articoli 2, 3, 6 TUE, gli articoli 126 e 151, comma 1, TFUE, l’art. 15, comma 2, della Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea, gli articoli 3 e 7, lett. a), del Pilastro europeo dei diritti sociali, ostino ad una disposizione nazionale, qual è quella citata, che, nelle condizioni indicate dalla norma, ammette che un lavoratore possa esprimere validamente la rinuncia, totale o parziale, alla retribuzione, pur essendo tale rinuncia finalizzata esclusivamente a evitare la perdita della attività lavorativa; d) se gli articoli 2, 3 e 6 TUE, gli articoli 14, 15, comma 1, 126 e 151, comma 1, TFUE, l’art. 31, comma 1, della Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea, gli articoli 5, 6 e 10 del Pilastro europeo dei diritti sociali ostino ad una disposizione nazionale, qual è quella citata, che, nelle
condizioni indicate dalla norma, consente ad un lavoratore di prestare, a favore di una amministrazione pubblica italiana, attività lavorativa rinunciando in tutto o in parte al relativo compenso, anche se a fronte di tale rinuncia non sia previsto alcun mutamento dell’assetto lavorativo, né in termini di orario di lavoro né sul piano della quantità e qualità del lavoro richiesto e delle responsabilità che da esso conseguono, e quindi anche se con la rinuncia a parte della retribuzione si determina una significativa alterazione del sinallagma lavorativo, sia dal punto di vista della proporzionalità tra la retribuzione e la qualità e quantità del lavoro svolto, sia perché in tal modo il lavoratore finisce per essere costretto a prestare la propria attività in condizioni lavorative non ottimali, che predispongono ad un minor impegno lavorativo e costituiscono il presupposto di una azione amministrazione meno efficiente; e) se gli articoli 2, 3 e 6 TUE, gli articoli 126 e 151, comma 1, TFUE, l’articolo 15, comma 2, della Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea e l’art. 6 del Pilastro europeo dei diritti sociali ostino al combinato disposto degli articoli 1, comma 489, della legge n. 147 del 2013 e 23-ter, comma 1, del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito in legge n. 214 del 2011, nella misura in cui tali norme consentono/impongono ad una amministrazione pubblica italiana, anche in pendenza del rapporto di lavoro o di collaborazione, di decurtare la retribuzione spettante al lavoratore in dipendenza del variare del massimale retributivo al quale fa riferimento il predetto articolo 23-ter, comma 1, del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito in legge n. 214 del 2011, e quindi in conseguenza di un evento non prevedibile e comunque in applicazione di un meccanismo di non immediata comprensione ed a dispetto delle informazioni fornite al lavoratore all’inizio del rapporto di lavoro; f) se gli articoli 2, 3 e 6 TUE, gli articoli 8 e 126 TFUE, gli articoli 20 e 21 della Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea e gli articoli 10 e 15 del Pilastro europeo dei diritti sociali ostino ad una disposizione nazionale, qual è l’art. 1, comma 489, della legge n. 147 del 2013, che, nelle condizioni indicate dalla norma, impone alle amministrazioni pubbliche italiane di ridurre i compensi spettanti ai propri dipendenti e collaboratori che siano titolari di un trattamento pensionistico erogato da un ente previdenziale pubblico, penalizzando tali lavoratori per ragioni connesse alla disponibilità di altre entrate patrimoniali, così disincentivando il prolungamento della vita lavorativa, l’iniziativa economica privata e la creazione e la crescita dei patrimoni privati, che costituiscono comunque una ricchezza ed una risorsa per la nazione.

 

Pubblicato il 04/12/2018

  1. 11756/2018 REG.PROV.COLL.
  1. 12156/2014 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

ORDINANZA

sul ricorso numero di registro generale 12156 del 2014, proposto da

Michele Cosentino, rappresentato e difeso dagli avvocati Mario Sanino, Paola Salvatore, Marco Di Lullo, con domicilio eletto presso lo studio Legale Sanino in Roma, viale Parioli, 180;

contro

Corte dei Conti, Segretariato Generale della Corte dei Conti, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’Economia e delle Finanze, in persona dei legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l’annullamento

– del provvedimento adottato dal Segretario Generale della Corte dei Conti con nota prot. n. 0003369 del 18.7.2014 con la quale è stato preannunciato che, a decorrere dal mese di agosto 2014, il trattamento in godimento quale magistrato con la qualifica di Consigliere dei ruoli della stessa Corte dei Conti, sarebbe stato decurtato della somma pari a euro 53.464, 34 per l’anno 2014, come attestato dalla scheda contabile allegata allo stesso provvedimento;

– di ogni altro atto annesso, connesso, presupposto e/o consequenziale

nonché per la declaratoria

– del diritto al trattamento retributivo e a quello pensionistico spettanti senza applicazione delle decurtazioni di cui all’art. 1, comma 489, l. 27.12.2013 n. 147 e successive modificazioni

nonché per la condanna

dell’Amministrazione al versamento e alla restituzione delle somme nelle more illegittimamente trattenute e recuperate.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti tutti gli atti della causa;

Visti gli atti di costituzione in giudizio della Corte dei Conti, del Segretariato Generale della Corte dei Conti, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’Economia e delle Finanze;

Visti lo Statuto e il Regolamento di procedura della Corte di Giustizia della Unione Europea;

Viste le “Raccomandazioni all’attenzione dei giudici nazionali, relative alla presentazione di domande di pronuncia pregiudiziale” (2016/C 439/01) della Corte di Giustizia della Unione Europea (d’ora in poi anche “Raccomandazioni”);

Visti gli artt. 19, paragrafo 3, lett. b), del Trattato sulla Unione Europea (TUE) e 267 del Trattato sul Funzionamento della Unione Europea (TFUE);

Visto l’articolo 79, comma 1, del Decreto legislativo n. 104 del 2010, Allegato 1 (Attuazione dell’articolo 44 della legge 18 giugno 2009 n. 69, recante delega al Governo per il riordino del processo amministrativo), recante il Codice del processo amministrativo;

Visti gli articoli 2, 3, comma 2 e 3, 6, comma 1 e 3, e 9 del Trattato sull’Unione Europea; gli articoli 8, 9, 14, 15, comma 1, 45, 106, comma 1, 107, 126, comma 1, 145, 146, 147, 151, comma 1, del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea;

Vista la Carta sociale europea firmata a Torino il 18 ottobre 1961 e la Carta dei diritti sociali e fondamentali dei lavoratori del 1989;

Visti gli artt. 15, comma 2, 20, 21, e 31, comma 1, della Carta Europea dei Diritti dell’Uomo;

Visti gli articoli, 3, 5, 6, 7, 10, lett. b), 15, lett. a), del Pilastro europeo dei diritti sociali;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 3 ottobre 2018 la dott.ssa Roberta Ravasio e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

A – ESPOSIZIONE SUCCINTA DELL’OGGETTO DELLA CONTROVERSIA.

  1. Il ricorrente è titolare di trattamento pensionistico in quanto ex Ambasciatore di grado della Carriera Diplomatica ed Ispettore Generale del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Italiana: il suddetto trattamento pensionistico è pari all’importo annuo lordo di Euro 167.676,21.
  2. A far tempo dal 1° novembre 2010 il dott. Cosentino è stato nominato dal Governo magistrato della Corte dei Conti: da quel momento egli ha pertanto goduto sia del trattamento pensionistico che di quello retributivo afferente l’attività di magistrato, quest’ultimo pari ad Euro 156.498,85.
  3. Con nota n. 0003369 del 18 luglio 2014 il Segretariato Generale della Corte dei Conti ha comunicato al ricorrente che il trattamento retributivo a lui spettante per l’anno 2014 sarebbe stato decurtato di Euro 53.464,34 e che pertanto nei mesi successivi si sarebbe proceduto a ridurre lo stipendio mensile e ad effettuare sullo stesso le trattenute necessarie a recuperare le somme corrisposte in eccesso nei mesi precedenti: la Corte dei Conti ha giustificato tale determinazione con la necessità di applicare il combinato disposto degli artt. 1, comma 489, della Legge n. 147 del 27 dicembre 2013, 23 ter del Decreto Legge n. 201 del 6 dicembre 2011, 13, comma 1, del Decreto Legge n. 66 del 24 aprile 2014, convertito, con modificazioni, dalla Legge 23 giugno 2014, n. 89, dal quale discende che ai soggetti già titolari di trattamento pensionistico erogato da un ente o amministrazione pubblica non possono essere erogati, da un ente o amministrazione pubblica, trattamenti economici onnicomprensivi che, sommati al trattamento pensionistico, eccedano l’importo annuo lordo riconosciuto al Primo Presidente della Corte di Cassazione, importo questo che sino al 30 aprile 2014 era fissato in Euro 311.000,00 e che con decorrenza 1° maggio 2014 è stato rideterminato in Euro 240.000,00 annui, al lordo dei contributi previdenziali e assistenziali e degli oneri fiscali a carico del dipendente.
  4. on il ricorso introduttivo del presente giudizio il dott. Cosentino ha impugnato la citata nota del Segretariato Generale della Corte dei Conti siccome illegittima ed ha chiesto a questo Tribunale di annullarla e di accertare il diritto del ricorrente a percepire l’intero trattamento retributivo e quello pensionistico, senza applicazione delle decurtazioni di cui all’articolo 1, comma 489, legge 27 dicembre 2013 numero 147 e successive modificazioni, conseguentemente instando per la condanna dell’Amministrazione al versamento delle somme nelle more illegittimamente trattenute.

 

 

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