Nella Sentenza n. 11336 del 12 giugno 2020 della Corte di Cassazione, viene rigettato il ricorso proposto da una Società nei confronti di un Comune avverso l’avviso di pagamento della somma di Euro 62.904,00 dovuta a titolo di Tariffa comunale rifiuti e servizi (Tares) per l’anno 2013, in relazione alla occupazione di un immobile sito nel Comune in questione, adibito a Bar-pasticceria. La Suprema Corte chiarisce che, in materia di Tassa sui rifiuti, il Tributo è dovuto solamente per il fatto di occupare o detenere locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie ad abitazioni, in quanto la detenzione o la occupazione di locali e aree scoperte comporta una “presunzione iuris tantum di produzione di rifiuti”, alla quale, se non superata, consegue la soggezione al Tributo. Da ciò consegue che sia, le deroghe alla tassazione indicate dall’art. 62, comma 2, del Dlgs. n. 507/1993, sia le riduzioni delle tariffe stabilite dal successivo art. 66, non operano in via automatica, in base alla mera sussistenza delle previste situazioni di fatto, dovendo invece i relativi presupposti essere di volta in volta dedotti nella denunzia originaria o in quella di variazione.




