Tari: necessità di congruenza per le tariffe applicate alle Banche

Tari: necessità di congruenza per le tariffe applicate alle Banche

Nella Sentenza n. 1660 del 12 marzo 2021 del Tar Napoli, i Giudici osservano che la Tari è stata istituita a decorrere dal 2014, con Legge n. 147/2013, art. 1, commi 639 e seguenti, essa è destinata a finanziare i costi relativi al “Servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti” ed è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre i rifiuti medesimi. Il presupposto della Tari è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte operative suscettibili di produrre rifiuti urbani. Per quel che attiene ai criteri di calcolo del Tributo ai sensi dell’art. 1 comma 651 della Legge n. 147/2013, “il Comune nella commisurazione della tariffa tiene conto dei criteri determinati con il Regolamento di cui al Dpr. n. 158/1999”. Dispone poi il successivo comma 652 che “il Comune, in alternativa ai criteri di cui al comma 651 e nel rispetto del principio ‘chi inquina paga’, sancito dall’art. 14 della Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti, può commisurare la tariffa alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del Servizio sui rifiuti. Le tariffe per ogni categoria o sottocategoria omogenea sono determinate dal comune moltiplicando il costo del Servizio per unità di superficie imponibile accertata, previsto per l’anno successivo, per uno o più coefficienti di produttività quantitativa e qualitativa di rifiuti. Nelle more della revisione del Regolamento di cui al Dpr. n. 158/1999, al fine di semplificare l’individuazione dei coefficienti relativi alla graduazione delle tariffe il Comune può prevedere, per gli anni 2014 e 2015, l’adozione dei coefficienti di cui alle Tabelle ‘2’, ‘3°’, ‘3b’, ‘4’ e ‘4b’ dell’Allegato 1 al citato Regolamento di cui al Dpr. n. 158/1999, inferiori ai minimi o superiori ai massimi ivi indicati del 50%, e può altresì non considerare i coefficienti di cui alle Tabelle ‘1’ e ‘1b’ del medesimo Allegato 1”. A sua volta, l’art. 3 del Dpr. n. 158/1999, prevede che la tariffa sia composta da una parte fissa, costituita dalle componenti essenziali del costo del Servizio, e da una parte variabile, parametrata sulla quantità di rifiuti conferiti, nonché sui costi di gestione. Ciò premesso sul piano disciplinare, emerge effettivamente nel caso di specie un “deficit” motivazionale della scelta di assoggettare le utenze non domestiche, appartenenti alla categoria 12 (Banche), ad una imposizione, di importo molto elevato e che non risulta sostenuta da plausibili ed adeguate evidenze, le quali avrebbero dovuto essere frutto di una istruttoria adeguata sul piano metodologico e delle rilevazioni fattuali, in stretto ancoraggio ai criteri applicati nell’ambito dei valori minimi e massimi indicati nell’allegato al Dpr. n. 158/1999. E, invero, il potere dell’Ente Locale di determinare la tariffa non può all’evidenza sfuggire a qualsiasi forma di controllo e non può perciò essere sottratto all’obbligo di motivazione e, soprattutto, nell’ambito di un intervallo, delimitato da un minimo ed un massimo, l’Amministrazione comunale in questione avrebbe dovuto esaustivamente esplicitare le ragioni della scelta dei coefficienti massimi, con particolare riferimento tanto al procedimento logico giuridico seguito quanto alle modalità di rilevazione dei dati applicati. Dunque, i Giudici chiariscono che i provvedimenti relativi alle tariffe Tari devono essere caratterizzati da “una congruenza esterna”, nel senso che devono essere idonei a rivelare la ragionevolezza del percorso logico seguito dall’Amministrazione nel processo di individuazione dei coefficienti per le diverse aree del territorio. Tale congruenza non emerge nella fattispecie. Nella fattispecie, risulta effettivamente una sproporzione non giustificata tra i coefficienti applicati nella tabella tra utenze qualificate come “uffici” (n. 11) e quelle relative alle “Banche ed Istituti di credito” (n. 12) per le quali sono applicati coefficienti che comportano un imposizione di gran lunga superiore ai primi, in assenza di elementi istruttori che valgano ad ancorare tale maggior pretesa comunale ai parametri previsti. 


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