Tarsu: applicazione della Tassa ai locali inutilizzati?

Il testo del quesito:

Il ns. Comune, sulla base delle regolari procedure di accertamento, ha provveduto ad inviare un avviso Tarsu per gli anni 2008-2012 per un’unità immobiliare a destinazione abitativa. Il contribuente ha successivamente presentato istanza di annullamento in autotutela in quanto sostiene che l’immobile oggetto di accertamento, benché arredato ed allacciato alle utenze, non risulta né abitato, né concesso in locazione.

Sulla base delle premesse riportate, qual è il comportamento corretto che dobbiamo tenere ?

 

La risposta dei ns. esperti.

Con riferimento al presupposto impositivo Tarsu, l’art. 67, commi 1 e 2, del Dlgs. n. 507/93, dispone che “la Tassa è dovuta per l’occupazione o la detenzione di locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie di civili abitazioni diverse dalle aree a verde, esistenti nelle zone del territorio comunale in cui il servizio è istituito ed attivato o comunque reso in maniera continuativa nei modi previsti agli artt. 58 e 59, fermo restando quanto stabilito dall’art. 59, comma 4. (…) 2. Non sono soggetti alla Tassa i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché  risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell’anno, qualora tali circostanze siano indicate nella denuncia originaria o di variazione e debitamente riscontrate in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione”.

Con riferimento al citato comma 2, la norma prevede che siano esentati dall’applicazione della Tarsu i locali che per loro natura, per le particolari condizioni a cui sono stabilmente destinati o per obiettive condizioni di non utilizzabilità, non sono suscettibili di produrre rifiuti.

Per quanto attiene alla fattispecie in esame, risulta rilevante procedere all’analisi della terza categoria sopra citata.

Dal tenore letterale della disposizione normativa, appare evidente che l’unità immobiliare a destinazione ordinaria oggetto dell’avviso di accertamento notificato, al fine della sua esenzione da Tarsu e del conseguente accoglimento dell’istanza di annullamento in autotutela, deve risultare obiettivamente non utilizzabile e tale condizione deve confluire all’interno della denuncia originaria o di variazione.

Per quanto concerne l’inserimento delle cause che determinano l’esenzione da Tarsu di un’unità immobiliare all’interno della denuncia originaria o di variazione, il Mef si è espresso, con la Circolare n. 95/94, sostenendo che, “trattandosi di cause di esclusione dal tributo e non di agevolazioni, la mancata indicazione delle predette circostanze nella denuncia comporta soltanto l’inversione dell’onere della prova a carico dell’utente, che può produrla anche successivamente con diritto a sgravio o restituzione del tributo”.

E’ quindi pacifico che la mancata indicazione delle cause di esclusione Tarsu all’interno della denuncia non comportano l’automatica decadenza dal beneficio, ma impongono al contribuente l’onere di presentazione della documentazione attestante la sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa per l’esclusione dall’imposizione. In merito all’analisi sulla corretta identificazione delle obiettive condizioni di inutilizzabilità dell’immobile, significhiamo che la Corte di Cassazione si è più volte espressa, sostenendo che non ha rilevanza alcuna, al fine dell’applicazione della Tarsu, il fatto che l’immobile non sia abitato. Analizzando il presupposto impositivo della Tassa, la Cassazione è sempre stata coerente (Sentenze nn. 16.785/02, 9.920/03, 22.770/09, 1.850/10, e Ordinanza n. 1.332/13) nel sostenere che l’esclusione prevista dalla legge deve applicarsi solamente nel caso in cui l’immobile risulti obiettivamente non utilizzabile (immobili inagibili, inabitabili o diroccati), non rilevando la scelta soggettiva del contribuente di non procedere all’utilizzo del bene.

In conclusione, nel caso di specie, a nulla rileva la decisione del contribuente di non abitare o locare l’immobile, in quanto esso è di per sé idoneo ad essere abitato, considerato l’allacciamento delle utenze di gas, luce ed acqua, con la conseguenza che il Comune deve rigettare l’istanza di autotutela presentata e perseverare nella riscossione della pretesa impositiva del Comune.

 di Alessandro Maestrelli


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