Tarsu: assoggettate le superfici di suolo pubblico occupate da aree di sosta

Tarsu: assoggettate le superfici di suolo pubblico occupate da aree di sosta

Nell’Ordinanza n. 20768 del 1° agosto 2019 della Corte di Cassazione, la questione esaminata riguarda un avviso di accertamento avente ad oggetto il pagamento della Tarsu per l’anno di imposta 2010 per le superfici di suolo pubblico occupate dalle aree di sosta gestite da una Società in qualità di gestore delle aree destinate a parcheggio a pagamento site in un Comune lombardo. La Suprema Corte pone in evidenza che l’art. 62, comma 1 del Dlgs. n. 507/1993, stabilisce che la Tarsu è dovuta per l’occupazione o la detenzione di locali e aree scoperte, a qualsiasi uso adibite, ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie ad abitazioni. Tale previsione ha carattere generale e subisce solo le deroghe indicate nel comma 2 dello stesso art. 62, le quali non operano automaticamente al verificarsi delle situazioni previste, ma devono essere di volta in volta dedotte ed accertate con un procedimento amministrativo, la cui conclusione deve essere basata su elementi obiettivi direttamente rilevabili o su idonea documentazione. Dunque, presupposto della Tarsu è la produzione di rifiuti che può derivare anche dall’occupazione di suolo pubblico per effetto di Convenzione con il Comune, produzione alla cui raccolta e smaltimento sono tenuti a contribuire tutti coloro che occupano aree scoperte, come appunto stabilisce l’art. 62, comma 1, del Dlgs. n. 507/1993.


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