Tarsu: legittime le aliquote differenziate tra alberghi ed abitazioni

Tarsu: legittime le aliquote differenziate tra alberghi ed abitazioni

Nella Sentenza n. 11996 del 10 giugno 2016 della Corte di Cassazione, un Comune aveva notificato ad una Società un avviso di pagamento relativo alla Tarsu dovuta per l’anno 2009. In particolare, il Comune aveva lamentato la violazione e la falsa applicazione dell’art. 68, comma 2, del Dlgs. n. 507/93, nella parte in cui il Giudice di appello ha ritenuto illegittima l’applicazione di tariffe differenziate agli immobili adibiti ad alberghi rispetto a quelli adibiti a civile abitazione in assenza di specifica motivazione della Delibera di fissazione delle tariffe.

A tal riguardo, la Suprema Corte ha rilevato che l’art. 49, comma 8, del Dlgs. n. 22/97, sancisce che la determinazione della Tariffa rientra nell’autonomia regolamentare degli Enti Locali. La differenziazione delle tariffe tra utenze domestiche ed esercizi alberghieri è giustificata dal fatto che, sulla base della comune esperienza, la capacità di produzione di rifiuti di un albergo è maggiore di quella di una civile abitazione.

In merito all’obbligo di motivazione della Delibera di determinazione delle tariffe, i Giudici aditi hanno affermato che, in tema di Tarsu, non è configurabile alcun obbligo di motivazione della Delibera comunale di determinazione della tariffa di cui all’art. 65, del Dlgs. n. 507/93, poiché la stessa, al pari di qualsiasi atto amministrativo a contenuto generale o collettivo, si rivolge ad una pluralità indistinta, anche se determinabile ex post, di destinatari, occupanti o detentori, attuali o futuri, di locali ed aree tassabili.


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