Tarsu: se non viene comunicato lo smaltimento in proprio deve essere pagata senza sconti sui rifiuti speciali assimilati

Tarsu: se non viene comunicato lo smaltimento in proprio deve essere pagata senza sconti sui rifiuti speciali assimilati

Nella Sentenza n. 21581 del 26 ottobre 2016 della Corte di Cassazione, un Comune aveva notificato ad una Società tessile un avviso di accertamento per gli anni d’imposta dal 2002 al 2004 relativamente al Tributo Tarsu in quanto produttrice di rifiuti speciali smaltiti in proprio tramite un’impresa specializzata. La Suprema Corte rileva che, ai sensi delle vigenti disposizioni di legge, i rifiuti dichiarati assimilabili agli urbani vanno assoggettati alla Tassa comunale e che nulla rileva a tal fine che il “Servizio dello smaltimento” venga assolto direttamente dal contribuente e quindi la tassazione venga effettuata a prescindere dalla sua effettiva fruizione. La Suprema Corte chiarisce che, sulla tassabilità dell’area ove si producono rifiuti speciali, il principio generale che governa la Tarsu è costituito dal rapporto con la disponibilità dell’area produttiva di rifiuti per cui la Tarsu, in virtù dell’art. 62, comma 1, del Dlgs. n. 507/93 – che costituisce previsione di carattere generale – è dovuta unicamente per il fatto di occupare o detenere locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti(ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie ad abitazioni), mentre le deroghe alla tassazione indicate dall’art. 62, comma 2, e le riduzioni delle tariffe stabilite dal successivo art. 66, del Dlgs. n. 507/93, non operano in via automatica, in base alla mera sussistenza delle previste situazioni di fatto, dovendo invece i relativi presupposti essere di volta in volta dedotti nella denuncia originaria o in quella di variazione e comunque provati in corso di giudizio. Pertanto, in base a quanto sopra espresso, la Suprema Corte ritiene soggetta a tributo l’intera area della Società in questione, ivi compresa quella in cui si producono rifiuti derivanti da lavorazioni industriali, cioè rifiuti speciali assimilati a quelli urbani e quindi soggetti anch’essi al pagamento della Tassa.Inoltre, i Giudici di legittimità rilevano che, in materia Tarsu, l’art. 62, comma 1, del Dlgs. n. 507/93, pone a carico dei possessori di immobili una presunzione legale relativa di produzione di rifiuti, sicché, ai fini dell’esenzione dalla tassazione prevista dall’art. 62, comma 2 per le aree inidonee alla produzione di rifiuti per loro natura o per il particolare uso, è onere del contribuente indicare nella denuncia originaria o in quella di variazione le obiettive condizioni di inutilizzabilità e provarle in giudizio in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione. L’inidoneità a produrre rifiuti speciali non esclude di per sé l’assoggettabilità a tributo qualora non sia stata richiesta e riconosciuta l’esenzione. Tuttavia,nel caso di specie, non risultando provata secondo quanto affermato dai Giudici di legittimità l’applicabilità dell’esenzione di cui all’art.62, comma 2 del Dlgs. n. 507/93, correttamente il Comune in questione ha ritenuto applicabile la Tarsu all’area in questione.


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