Unioni civili: per la Corte Costituzionale la scelta di un cognome comune non modifica la scheda anagrafica individuale

Unioni civili: per la Corte Costituzionale la scelta di un cognome comune non modifica la scheda anagrafica individuale

La funzione del “cognome comune”, scelto dalle parti una unione civile come cognome d’uso senza valenza anagrafica, non determina alcuna violazione dei diritti al nome, all’identità e alla dignità personale e non implica una modifica delle schede anagrafiche individuali.

Questa la posizione assunta dalla Corte Costituzionale e resa nota con Comunicato-stampa datato 8 ottobre 2018. Viene quindi condivisa la previsione di cui all’art. 3 del Dlgs. n. 5/17 (Decreto attuativo della Legge delega n. 76/16, c.d. “Legge sulle unioni civili” o “Legge Cirinnà) che dispone appunto che la scelta del “cognome comune” non impatti sulla scheda anagrafica individuale, nella quale rimane il cognome precedente alla costituzione dell’unione.

Si tratta della prima volta che la Consulta si esprime in merito alla Riforma in tema di diritti civili varata dall’Esecutivo Renzi.

Resta fermo il fatto che, in applicazione dell’art. 63, comma 1, lett. g-sexies, del Dpr. n. 396/00, viene iscritta negli atti dello Stato civile la dichiarazione con la quale le parti, dopo la costituzione dell’unione civile, dichiarano di voler assumere, per la durata dell’unione stessa, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi o di anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome, se diverso.

La Corte ha inoltre avallato la legittimità dell’annullamento delle modifiche anagrafiche intervenute prima dell’adozione del Dlgs. n. 5/2017. “La dichiarata transitorietà del Dpcm. n. 44/2016 e la brevità del suo orizzonte temporale – si legge in chiusura della Nota della Consulta – portano ad escludere che le novità introdotte da tale fonte di rango secondario abbiano determinato l’emersione e il consolidamento di un nuovo tratto identificativo della persona”.


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