Unioni e fusioni di Comuni: il punto della Sezione Autonomie

Unioni e fusioni di Comuni: il punto della Sezione Autonomie

Alcuni rappresentanti della Corte dei conti – Sezione Autonomie, hanno espresso, nel corso dell’Audizione tenutasi il 1° dicembre 2015 presso la Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati,  le proprie considerazioni in materia gestione associata delle funzioni dei servizi comunali.

Nel Documento diffuso a seguito dell’Audizione, la Sezione ha evidenziato che permangono, da più parti, notevoli resistenze e riserve a realizzare le economie di scala perseguite dalla riforma principalmente a causa di una “assunta inidoneità degli strumenti normativi considerati a realizzare le economie di scala, avute di mira dalla riforma, e delle Unioni di comuni a costituire modello di ‘governance’ dei piccoli Comuni”.

Il fenomeno dell’associazionismo è stato definito “incompiuto”, dato che, per le Unioni, solo il 30% dei Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti ha associato le “funzioni fondamentali”. La situazione determina di per sé un deficit informativo che non consente di apprezzare a pieno il livello di realizzazione della finalità di riordino e semplificazione degli Enti territoriali perseguito dalla legge. Partendo dai dati presenti nel Sirtel, la Corte ha calcolato che le fusioni di Comuni realizzate nel solo 2014 hanno consentito di realizzare un risparmio di spesa corrente (in termini di impegni) pari a circa 10 milioni di Euro.

Il Documento evidenzia come compiere analoghe stime applicate alle Unioni di Comuni presenti maggiori difficoltà. A questo si aggiunge inoltre l’incertezza del quadro giuridico conseguente alla recente Pronuncia della Corte Costituzionale n. 50/15, dove la Consulta, al fine di delimitare la competenza dell’Organo legiferante in materia, statale o regionale in via residuale, ha dichiarato che le Unioni, risolvendosi in forme istituzionali di associazione tra Comuni per l’esercizio congiunto di funzioni o servizi di loro competenza, non costituiscono, al di là dell’impropria definizione di cui all’art. 1, comma 4, della Legge n. 56/14, un Ente territoriale ulteriore e diverso rispetto all’Ente Comune.

Con riguardo alla disciplina funzionale e alla regolamentazione dei servizi pubblici locali, di cui precisa la Sezione, si è ritenuto di far cenno nel Documento in una visione allargata della “governance” dei livelli amministrativi locali, essendo i medesimi servizi, per gran parte, esternalizzati, cioè gestiti dagli Enti mediante Società partecipate, è appena il caso di sottolineare le potenzialità offerte dalla Legge-delega n. 124/15, che, all’art. 19, lett. d), prevede principi e criteri direttivi tesi al riordino dei “servizi pubblici a rilevanza economica”.

In questa sede potrebbero essere risolte le antinomie tra i diversi poteri sostitutivi previsti in caso di inadempienza agli obblighi di istituzione degli Enti di governo degli Ato e di omesso conferimento degli Enti Locali, che risultano ora attribuiti ad una pluralità di Organi diversi, in mancanza di collegamento funzionale.

L’occasione sarebbe propizia anche per rivedere i necessari raccordi tra principi generali e normativa di settore, con riferimento agli specifici ambiti di intervento (idrico, trasporti, rifiuti), che hanno un impatto notevole sulla gestione del territorio.


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