Validità lettera patronage su debiti Società in house emessa in apparente violazione art. 297 Tuel

Validità lettera patronage su debiti Società in house emessa in apparente violazione art. 297 Tuel

Sulla validità di una lettera di patronage sui debiti della società in house, emessa da un sindaco in apparente violazione delle norme dettate dall’art. 207 Tuel, vantata dai creditori ma non in possesso del Comune.

Corte dei conti, sez. regionale di controllo per la Regione Piemonte, 14/4/2020 n. 36

Sezione regionale di controllo per il Piemonte

Delibera n. 36/2020/SRCPIE/PAR

La Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte, composta dai Magistrati:

Dott.ssa Maria Teresa POLITO Presidente

Dott. Luigi GILI Consigliere

Dott.ssa Laura ALESIANI Referendario

Dott. Marco MORMANDO Referendario

Dott. Diego Maria POGGI Referendario relatore

Dott.ssa Stefania CALCARI Referendario

Dott.ssa Rosita LIUZZO Referendario

nella camera di consiglio del giorno 7 aprile 2020

Vista la richiesta proveniente dal Sindaco del Comune di Santhià (VC) pervenuta per il tramite del Consiglio delle Autonomie Locali (C.A.L.) del Piemonte in data 11.03.2020, a mezzo di posta elettronica certificata e recante un quesito in materia di contabilità pubblica;

Visto l’art. 100, comma 2, della Costituzione;

Visto il testo unico delle leggi sulla Corte dei conti, approvato con R.D. 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni;

Vista la L. 14 gennaio 1994, n. 20, recante disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti;

Visto il Regolamento per l’organizzazione delle funzioni di controllo della Corte dei conti, deliberato dalle Sezioni Riunite in data 16 giugno 2000 e successive modificazioni;

Vista la L. 5 giugno 2003, n. 131, recante disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla L.Cost. 18 ottobre 2001, n. 3, ed in particolare l’art. 7, comma 8;

Visto l’atto d’indirizzo della Sezione delle Autonomie del 27 aprile 2004, avente ad oggetto gli indirizzi e criteri generali per l’esercizio dell’attività consultiva, come integrato e modificato dalla deliberazione della medesima Sezione del 4 giugno 2009, n. 9;

Vista la deliberazione della Sezione delle Autonomie del 17 febbraio 2006, n. 5;

Vista la deliberazione delle Sezioni Riunite di questa Corte n. 54/CONTR/10 del 17 novembre 2010;

Visto l’art. 84 comma 6 del D.L. 18/2020, norma richiamata espressamente dall’art 85, con riguardo all’attività dei magistrati contabili, che consente lo svolgimento delle camere di consiglio mediante modalità telematiche con collegamento dei magistrati partecipanti da remoto e che dispone che “Il luogo da cui si collegano i magistrati e il personale addetto è considerato camera di consiglio a tutti gli effetti di legge”;

Visto il decreto 25 marzo 2020 n. 2 con cui il Presidente ha adottato le misure organizzative per lo svolgimento delle attività della Sezione fino al 15 aprile 2020 nel rispetto delle “nuove misure urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenerne gli effetti in materia di giustizia contabile” previste dall’art. 85 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, prevedendo, tra l’altro, lo svolgimento delle Camere di consiglio in remoto, utilizzando i programmi informatici per la videoconferenza;

Vista l’ordinanza con la quale il Presidente ha convocato la Sezione per l’odierna Camera di consiglio, svolta in videoconferenza effettuata tramite applicativo in uso alla Corte dei conti, con collegamento dei membri del collegio ciascuno dal proprio domicilio;?

Udito il relatore, Referendario Dott. Diego Maria POGGI;

IN FATTO

Con nota indicata in epigrafe, il Sindaco del Comune di Santhià (VC), dopo sintetica illustrazione di una problematica concreta relativa alla liquidazione di una società in house controllata dal Comune, nei confronti del quale alcuni creditori avrebbero avanzato pretese eccedenti la quota di capitale posseduta, e fondate su una presunta lettera di patronage sottoscritta da un sindaco “in difetto di competenza e di procedura”, ha chiesto alla Sezione parere in ordine ai seguenti quesiti:

“Sull’eventuale idoneità di una missiva di patronage, sottoscritta dall’ex sindaco, richiamata dai creditori della società ma non in possesso dell’Ente, redatta in difetto di competenza e di procedura, ad obbligare l’Ente nei confronti dei creditori della società. In particolare se vada inteso, in tale eventuale caso, prevalere il principio di responsabilità dell’Ente, maturato a prescindere dalla competenza ad impegnare del soggetto sottoscrittore, o in alternativa se sia possibile far prevalere la nullità di un’espressione di volontà maturata non solo in difetto di competenza ma anche di qualsiasi procedura, in quanto non reperibile nel protocollo dell’Ente, né nel registro degli atti sindacali, giuntali, consiliari o dirigenziali”, citando sul punto giurisprudenza di Cassazione favorevole alla propria tesi.

Nel caso favorevole all’Ente sopra prospettato, il comune dichiara che “non procederebbe ad accantonare somme per la liquidazione della società confinando, nel proprio consuntivo, il rischio perdita alla sola quota capitale detenuta. In alternativa sarebbe necessario valutare il rischio potenziale del processo di liquidazione quale nuovo indebitamento dell’ente. Si richiede quindi alle Spettabile Corte parere in merito”.

AMMISSIBILITA’ SOGGETTIVA E OGGETTIVA

La funzione consultiva delle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti è prevista dall’art. 7, comma 8, della L. n. 131 del 2003 che, innovando nel sistema delle tradizionali funzioni della Corte dei conti, dispone che le regioni, i comuni, le province e le città metropolitane possano chiedere alle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti pareri in materia di contabilità pubblica.

Con atto del 27 aprile 2004, la Sezione delle Autonomie ha dettato gli indirizzi e i criteri generali per l’esercizio dell’attività consultiva, evidenziando, in particolare, i soggetti legittimati alla richiesta e l’ambito oggettivo della funzione.

Preliminarmente occorre dunque valutare l’ammissibilità dell’istanza in oggetto, avendo anche riguardo alle precisazioni fornite dalla Sezione delle Autonomie (Delib. 10 marzo 2006, n. 5) e dalle Sezioni Riunite in sede di controllo (Delib. 17 novembre 2010, n. 54).

Sotto il profilo soggettivo, la richiesta di parere del Comune di Santhià è ammissibile in quanto proveniente dal Sindaco che, in qualità di rappresentante dell’ente locale ai sensi dell’art. 50 T.U.E.L., è l’organo istituzionalmente legittimato a richiederlo; peraltro, la stessa richiesta di quesito risulta inviata tramite il C.A.L., in conformità a quanto disposto dalla Legge.

Sotto il profilo oggettivo, il requisito dell’ammissibilità è integrato dall’attinenza della richiesta di parere alla materia della contabilità pubblica e dal carattere generale ed astratto della fattispecie sottoposta al vaglio di Questa Corte, stante la necessità di evitare che il parere possa tradursi nella formulazione di indirizzi di carattere puntuale nei confronti dell’Amministrazione richiedente.

L’attività consultiva, come ribadito anche in numerose delibere di questa Sezione (ex multis deliberazione n. 131/2016; n. 240/2017; n. 19/2018; n. 93/2018; n. 29/2019), non può riguardare la valutazione di casi o atti gestionali specifici, tali da determinare un’ingerenza della Corte nella concreta attività dell’Ente, incompatibile con la posizione di terzietà ed indipendenza della Corte quale organo magistratuale. Parimenti l’esclusione dell’intervento consultivo della Corte su fattispecie concrete, suscettibili di diventare o di essere già oggetto di cognizione da parte della Procura della Corte dei conti o di altra Autorità giudiziaria, previene qualunque interferenza in concreto con le competenze di altri organi giurisdizionali.

Sul punto la Sezione, in conformità al proprio consolidato orientamento, è chiamata a fornire indicazioni generali sull’interpretazione della disciplina applicabile, spettando all’Amministrazione comunale l’adozione delle decisioni concrete da adottare in ordine alla successiva attività gestionale.

Nel caso di specie la richiesta di parere del comune di Santhià si articola in due quesiti.

Il primo attiene all’opponibilità all’Amministrazione di una lettera di patronage emessa asseritamente extra ordinem dal sindaco precedente, documento che alcuni creditori vanterebbero di possedere ma di cui il comune non conserva traccia alcuna; in relazione all’opponibilità o meno del documento e degli impegni (ignoti a questa Sezione e alla stessa amministrazione) in esso contenuti, deriverebbero per l’Ente conseguenze assai rilevanti; secondo la tesi favorevole ai creditori della società in house in liquidazione, il comune sarebbe tenuto a garantire i debiti contratti dalla società verso i terzi, anche oltre il valore della partecipazione posseduta; al contrario, in base alla posizione assunta dal comune, la responsabilità dell’Ente sarebbe limitata alla sola perdita di valore della partecipazione, nella misura in cui le procedure di liquidazione esauriscano l’attivo sociale senza lasciare alcunché ai soci in sede di ripartizione del residuo.

Il secondo quesito concerne invece le conseguenze più propriamente contabili del fenomeno, vale a dire gli obblighi dell’Ente in merito alla necessità di operare accantonamenti per fronteggiare potenziali perdite, in dipendenza della procedura di liquidazione della società in house e della possibile insorgenza di passività non previste, qualora la tesi propugnata dai creditori della società liquidata trovasse accoglimento presso il giudice ordinario, obbligando il comune a coprire i debiti residui della partecipata, una volta esaurita la liquidazione della società.

Con riguardo al primo quesito, a propria volta articolato in due passaggi, con cui si chiede alla Sezione di esprimere una valutazione prognostica, quando non sull’esito di un eventuale contenzioso, certamente sulla maggiore o minore fondatezza in diritto delle tesi contrapposte, sostenute dal Comune e dai creditori della società in house e “Sull’eventuale idoneità di una missiva di patronage, sottoscritta dall’ex sindaco, richiamata dai creditori della società ma non in possesso dell’Ente, redatta in difetto di competenza e di procedura, ad obbligare l’Ente nei confronti dei creditori della società”, esso difetta dei requisiti minimi di ammissibilità, come più volte enunciati dalla giurisprudenza di questa Corte.

Parimenti inammissibile, sotto il profilo oggettivo, in quanto estraneo alla materia della contabilità pubblica, risulta l’articolato periodo successivo, che domanda “In particolare se vada inteso, in tale eventuale caso, prevalere il principio di responsabilità dell’Ente, maturato a prescindere dalla competenza ad impegnare del soggetto sottoscrittore, o in alternativa se sia possibile far prevalere la nullità di un’espressione di volontà maturata non solo in difetto di competenza ma anche di qualsiasi procedura, in quanto non reperibile nel protocollo dell’Ente, né nel registro degli atti sindacali, giuntali, consiliari o dirigenziali”.

Ciò in quanto lo stesso attiene al regime di validità ed efficacia, dal punto di vista del diritto civile o amministrativo, di atti riconducibili agli organi di un’amministrazione pubblica e la cui risoluzione implica di prendere posizione a favore o contro tesi giuridiche sottoposte alla giurisdizione del giudice ordinario o amministrativo, così interferendo con l’attività riservata ad altri plessi giurisdizionali.

In disparte i troppi punti oscuri della vicenda, dal cui chiarimento dipenderebbero molti argomenti per aderire ad una tesi piuttosto che ad un’altra, e che questa Sezione non avrebbe comunque titolo per scrutinare, si tratta di problematica su cui questo Collegio deve limitarsi a prendere atto degli insegnamenti dottrinali e giurisprudenziali esistenti; va da ultimo sottolineato che l’interferenza della funzione consultiva, richiesta in questa sede, potrebbe porsi anche con riguardo all’attività della Procura contabile, in ragione dei possibili profili di responsabilità erariale connessi alla mala accorta concessione di garanzie pubbliche, in violazione di norme vigenti.

Ferma restando quindi la necessità che l’Ente venga quanto prima in possesso della lettera in questione, onde assumere la posizione che riterrà più opportuna e confacente agli interessi della comunità amministrata, la Sezione procede ad esaminare, in termini generali e astratti, il secondo dei quesiti posti…

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