Salario accessorio del personale: tetto di spesa complessivo

Nella Delibera n. 54 del 21 febbraio 2018 della Corte dei conti Lombardia, un Sindaco ha chiesto un parere sull’interpretazione dell’art. 23, comma 2, del Dlgs. n. 75/17, in particolare con riferimento alla possibilità di derogare il limite del trattamento accessorio tramite l’utilizzo di risorse proprie dell’Ente appostate a bilancio. La Sezione ha chiarito che nel computo del tetto di spesa previsto dall’art. 23, comma 2 del Dlgs. n. 75/17, conformemente all’orientamento interpretativo formatosi con riferimento alle precedenti disposizioni in materia (art. 1, comma 236, Legge n. 208/15 e, ancor prima, art. 9, comma 2-bis del D. n. 78/10), rientrano tutte le risorse stanziate in bilancio destinate al trattamento accessorio del personale, anche derivanti da risorse proprie dell’ente (come nel caso delle risorse di bilancio destinate al finanziamento delle Posizioni Organizzative degli enti privi di dirigenza). La Sezione chiarisce che se il Legislatore ha inteso adoperare locuzioni quali “l’ammontare complessivo delle risorse” destinate al “trattamento accessorio del personale”, è perché ha voluto comprendere nel limite stabilito, al di fuori di fattispecie tipiche ed eccezionali, anche le eventuali entrate, proprie dell’ente, ulteriori rispetto a quelle presenti nei fondi delle risorse decentrate. Peraltro, “fermo restando” tale limite, l’art. 23, comma 3 del Dlgs. n. 75/17 stabilisce espressamente che “le Regioni e gli Enti Locali, con esclusione degli enti del Servizio sanitario nazionale, possono destinare apposite risorse alla componente variabile dei fondi per il salario accessorio, anche per l’attivazione dei servizi o di processi di riorganizzazione e il relativo mantenimento, nel rispetto [tuttavia] dei vincoli di bilancio e delle vigenti disposizioni in materia di vincoli della spesa di personale e in coerenza con la normativa contrattuale vigente per la medesima componente variabile”.

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