No alla rimozione dello scritto di un defunto se non c’è effettivo interesse da tutelare


Un uomo si è rivolto al Garante per la Protezione dei dati personali chiedendo che fosse ordinato al titolare di un sito internet e a Google di rimuovere un articolo redatto dal padre defunto, ritenendolo lesivo dei suoi diritti e di altri familiari. Mentre Google aveva già deindicizzato l’url dell’articolo, il sito si era opposto alla rimozione del contenuto. Il Garante, con provvedimento del 29 ottobre 2020, ma diffuso il 23 dicembre scorso ha ribadito che, per far rimuovere dal web un articolo di un defunto, occorre che ci sia un effettivo interesse da tutelare e non vi siano ragioni rilevanti che entrino in conflitto con la rimozione dello scritto.

Nel ricostruire la vicenda, il Garante sottolinea che fino al momento della morte, per malattia, a dieci anni di distanza dalla pubblicazione dello scritto, il padre del ricorrente non avrebbe mai richiesto la rimozione di quanto pubblicato, né avrebbe manifestato la volontà di disconoscerne il contenuto, volontà della quale non è stata presentata dal figlio prova documentale. Pertanto, non può ritenersi dimostrata la sussistenza di un interesse proprio dell’autore dell’articolo alla sua cancellazione che, di contro, conserva invece un proprio valore storico quale testimonianza di vita e di libera espressione del pensiero. Secondo il Garante occorre, dato il tempo decorso dalla pubblicazione dello scritto e della morte del suo autore, trovare una sintesi tra l’esigenza di conservazione dell’integrità della testimonianza e la diffusione in rete di informazioni relative a vicende familiari che riguardano anche il figlio che ha presentato ricorso. Per questo l’Autorità ha stabilito di ritenere infondata la richiesta di cancellazione dell’articolo pubblicato sul sito, ma ha ordinato al gestore di adottare delle misure tecniche idonee a inibire l’indicizzazione dell’articolo tramite motori di ricerca esterni al sito.

di Elisa Gentilini

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