Il “Piano nazionale di ripresa e resilienza” è stato ufficialmente approvato dalla Commissione europea con 10 “A” e una sola “B”, relativa alla voce “Costi”.
Un passaggio fondamentale definito dal Premier, in occasione delle comunicazioni rivolte alla Camera e al Senato il 23 giugno 2021, “soltanto il primo passo”. “Nei prossimi mesi – ha aggiunto il Presidente del Consiglio Mario Draghi – ci aspetta un cammino impegnativo, per avviare i progetti di investimento previsti e per portare avanti l’Agenda di riforme. Gli occhi dell’Europa sono sull’Italia. Il nostro è infatti il programma più di sostanza, più grande, per un importo pari a 191,5 miliardi di Euro, a cui si aggiungono i 30 miliardi del ‘Fondo complementare’. Il successo del Programma ‘Next Generation EU’ dipende in larga parte da noi”.
La Commissione ha evidenziato come il “Piano” contribuisca ad “affrontare in modo soddisfacente” le raccomandazioni specifiche della Ue e come questo sia ben allineato al “Green Deal”.
L’analisi della Commissione, basata su 11 criteri stabiliti nel Regolamento UE che istituisce e disciplina il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, ha valutato in particolar modo se gli investimenti e le riforme esposti nel PNRR italiano sostenessero la transizione verde e digitale, se contribuissero a risolvere le criticità e rispondessero alle sfide individuate nell’ambito del Semestre europeo e se rafforzassero il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza economica e sociale dell’Italia.
La Commissione ha sintetizzato la sua valutazione nella proposta di decisione di esecuzione del Consiglio, che riporta anche il contributo finanziario assegnato al Paese e, nell’allegato, le riforme e i progetti di investimento che dovranno essere attuati, il calendario di attuazione, obiettivi, traguardi e relativi indicatori. il Consiglio dispone ora di quattro settimane di tempo per adottare la proposta della Commissione.
Una delle ipotesi più accreditate vede l’Ecofin in programma per il prossimo 13 luglio 2021 come la probabile occasione nella quale arriverà l’approvazione definitiva, in virtù della quale potrà essere autorizzata l’erogazione del prefinanziamento pari al 13% delle somme previste per il “Piano”, vale a dire 24,9 miliardi di Euro.
La Commissione autorizzerà l’erogazione degli ulteriori fondi se e quando saranno conseguiti in maniera soddisfacente i traguardi e gli obiettivi previsti nel Pnrr, che riflettono i progressi compiuti nella realizzazione degli investimenti e delle riforme.
Ad oggi sono stati esaminati 10 Piani dei 24 (su 27) già presentati dai Paesi membri. “L’approvazione del ‘Piano’ italiano da parte della Commissione, confermata dalla Presidente von der Leyen durante la sua visita di ieri a Roma – ha detto il Presidente del Consiglio – conferma il grande lavoro svolto dal nostro Paese. Abbiamo messo insieme un ‘Piano’ ambizioso di Riforme e Investimenti e lo abbiamo fatto con la collaborazione degli Enti territoriali, delle Parti sociali e del Parlamento che tengo qui a ringraziare”.
Durante il suo discorso a Montecitorio, il Presidente Draghi ha messo l’accento sulle recenti proiezioni della Commissione europea che vedono, per l’Italia, una crescita stimata nel 4,2% per il 2021 e nel 4,4% per l’anno successivo, aggiungendo che molti indicatori sembrano suggerire che la ripresa potrebbe essere ancora più sostenuta.
“Il nostro obiettivo – ha detto – è superare in maniera duratura e sostenibile quei tassi di crescita anemici che l’Italia registrava prima della pandemia. Per fare ciò è fondamentale mantenere a livello europeo una Politica di bilancio espansiva nei prossimi mesi. Durante la pandemia, abbiamo impiegato risorse ingenti per proteggere la capacità produttiva della nostra Economia. Ora dobbiamo assicurarci che la domanda aggregata sia in grado di soddisfare questi livelli di offerta. Abbiamo protetto la capacità produttiva durante la pandemia, protetto i posti di lavoro, protetto le persone. Ora si tratta di proteggere la crescita della domanda. Raggiungere tassi di crescita notevolmente più alti di quelli degli ultimi decenni ci permetterà anche di ridurre il rapporto tra debito e prodotto interno lordo, che è aumentato di molto durante la pandemia. Come per altro in tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea. E ci consentirà di creare nuovi tipi di lavoro e posti di lavoro, fondamentali per affrontare le transizioni, quella digitale e quella ambientale”.




