Danno da usura psico-fisica

Corte di Cassazione, Ordinanza n. 9959 del 12 aprile 2024

Nella fattispecie in esame, alcuni Agenti di Polizia locale avevano chiesto il risarcimento del danno da usura psicofisica, a seguito di servizio prestato nel settimo giorno consecutivo oltre l’orario di lavoro ordinario. La Suprema Corte chiarisce che la normativa contrattuale e le leggi nazionali e internazionali non impongono che il riposo settimanale debba necessariamente cadere nel settimo giorno consecutivo. Contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti, il mancato rispetto di questo intervallo temporale non è di per sé sufficiente a generare un danno da usura psicofisica risarcibile automaticamente. Se il riposo avviene oltre il settimo giorno ma in accordo con la disciplina contrattuale e normativa, al lavoratore spetta solo la maggiorazione del compenso prevista dai contratti collettivi per la maggiore gravosità del lavoro nel settimo giorno. La risarcibilità del danno da usura psicofisica presuppone che la prestazione nel settimo giorno sia avvenuta in violazione delle norme, come gli artt. 36 della Costituzione e 2109 del Codice civile. Solo in queste condizioni, la perdita del riposo settimanale può essere considerata produttiva di danno risarcibile senza necessità di prove specifiche. Nel caso di specie, la prestazione di lavoro nel settimo giorno da parte dei ricorrenti è avvenuta nel rispetto della disciplina contrattuale e normativa, particolarmente secondo l’art. 22 del Ccnl. 2000, che compensa il disagio derivante dall’organizzazione dell’orario di lavoro. L’art. 24 del Ccnl., che i ricorrenti hanno invocato, si applica solo in caso di lavoro eccedente l’orario normale in giorni festivi e non modifica la situazione dei ricorrenti che erano inseriti in turni prestabiliti. Dunque, i ricorrenti hanno ricevuto la maggiorazione salariale prevista e gli sono stati negati ulteriori compensi, seguendo l’interpretazione corretta delle norme contrattuali e legali.

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