Occupazione: il Mef smentisce il pessimismo dell’Fmi, “non tengono conto delle riforme attuate”

Le stime, non proprio ottimistiche, diffuse nei giorni scorsi dal Fondo monetario internazionale non sono piaciute in quel di Via XX settembre. Non ha tardato ad arrivare infatti la replica a mezzo stampa del Ministero dell’Economia, che ha evidenziato come la stima secondo la quale occorrerebbero 20 anni per riportare l’occupazione in Italia ai livelli pre-crisi è “basata su una metodologia che non tiene conto delle riforme strutturali che già sono state introdotte (per esempio, la riforma del mercato del lavoro e la riduzione della tassazione sul lavoro) né di quelle che sono in corso di implementazione (per esempio l’efficientamento della pubblica amministrazione)”. Il Dicastero ha enfatizzato che, al contrario, diversi indicatori “sembrano confermare l’impatto dell’azione congiunta delle riforme e della leva fiscale, con risultati migliori delle aspettative”.

Seppur condividendo l’analisi sugli “ostacoli strutturali” compiuta dal Fmi, il Mef ha definito ingiustificato lo scetticismo sulla capacità di implementazione delle riforme necessarie per superarli.

Il Ministero è andato poi oltre, controbattendo con una propria stima alternativa, di tutt’altro segno:

Se nei prossimi anni la crescita si tenesse intorno al valore mediano registrato dal 1996 ad oggi – si legge – la perdita di occupazione rispetto al 2008 verrebbe recuperata nel giro di 10 anni (un tempo molto lungo, ma comunque la metà del tempo stimato dal Fmi). Se la crescita fosse pari a quella registrata in 12 anni degli ultimi 40 basterebbero meno di 3 anni. Un tasso di crescita più elevato consentirebbe un recupero ancora più celere”.