Anci, le proposte al nuovo Governo per la “Manovra 2020”

Anci, le proposte al nuovo Governo per la “Manovra 2020”

Razionalizzare il Sistema di riscossione degli Enti Locali, riordinare la disciplina che regola il dissesto e predissesto delle Amministrazioni, correggere le regole sul “Fondo crediti dubbia esigibilità” e ristrutturare il debito di Comuni e Città metropolitane.

Questi i principali temi che l’Anci affronterà con il nuovo Esecutivo in vista della “Legge di bilancio 2020”, considerata dall’Associazione “la prima legge con la quale si potranno portare a compimento alcuni cambiamenti critici rimasti finora senza conclusione e impostare una politica di maggiore impegno per i Comuni e le Autonomie locali”.

Tra le proposte elencate dalla Commissione finanza locale dell’Anci c’è il tema della razionalizzazione del Sistema di riscossione locale, dove viene auspicata una revisione sistemica, e in particolare un ruolo più attivo di Agenzia Entrate-Riscossione (“AdE-R”). Le performance dell’Agenzia vengono definite come “molto scarse”, e secondo l’Anci occorre ampliare le modalità di intervento coerenti con le caratteristiche della riscossione locale, tenendo in considerazione la pluralità di soggetti e gli importi unitari di piccola entità. Altro tema da affrontare è quello della Regione Siciliana, dove l’azione di Riscossione Sicilia sono risultate di modesta efficacia.

L’Anci evidenzia inoltre la necessità di riformare la disciplina di dissesto e predissesto delle Amministrazioni riportata nel Titolo VIII del Tuel. A questo proposito l’Anci, insieme all’Istituto per la finanza e l’economia locale (Ifel), annuncia la costituzione di un Gruppo tecnico con i Comuni in crisi, per evidenziare al meglio le esigenze e migliorare gli aspetti di dettaglio della riforma. Tra gli obiettivi da perseguire, vengono indicati come prioritari quello di far fronte alle esigenze di cassa, la necessità di contenere l’intervento della Corte dei conti a controlli annuali associati alla verifica degli equilibri a consuntivo, e la ridiscussione dei meccanismi di commissariamento degli Assessorati al bilancio degli Enti in crisi, oltre al funzionamento delle Commissioni previste dalla proposta (nazionale e regionale).

L’Anci chiede anche una correzione delle regole sull’accantonamento del “Fondo crediti di dubbia esigibilità” (“Fcde”), considerato che nel 2019 la possibilità di ridurre la percentuale di accantonamento a preventivo (dall’85 all’80%) è stata condizionata ai tempi di pagamento dei debiti commerciali.

Nello specifico, viene chiesto di:

a) estendere al consuntivo la possibilità di applicare la percentuale di accantonamento ridotta (quest’anno l’85 o l’80%) oggi prevista solo in fase previsionale. Su questo, l’Anci ha proposto una norma specifica al Dl.  “Sicurezzabis” e al Dl. c.d. “Salva saldi”, ma ritiene sufficiente anche il solo pronunciamento da parte della Commissione Arconet, come già avvenne per il periodo 2015-18 attraverso la semplice modifica del Principio contabile;

b) stabilire sin d’ora che la percentuale di accantonamento al 90% può essere considerata la soglia di sicurezza a regime, a fronte delle diversità dei tempi fisiologici di pagamento delle entrate proprie dei Comuni.

Ristrutturare il debito di Comuni e Città metropolitane è un altro tema su cui l’Anci chiede un’immediata azione, considerato che il Tavolo tecnico previsto dal Dl. c.d. “Semplificazioni” presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze non ha ancora portato risultati concreti. Il modello che l’Associazione prende ad esempio per un rapido intervento è quello dell’operazione attivata con il Dl. c.d. “Crescita” per il superamento del commissariamento del debito pregresso di Roma Capitale.

Nello specifico, Anci ricorda che nell’operazione:

a) vengono utilizzati a favore di soli 5 Capoluoghi i risparmi da rinegoziazione assistita dallo Stato dei mutui Cassa Depositi e Prestiti (circa Euro 1,4 miliardi nel complesso);

b) le economie da rinegoziazione del Buono ordinario comunale (Boc) “City of Roma 5,345%” (Euro 1,4 miliardi) non sono utilizzate e restano in capo allo Stato. Potrebbero invece rifinanziare il “Fondo per l’attenuazione degli indennizzi da estinzione anticipata” (Dl. n. 113/2016) che ha funzionato nel triennio 2016-18.

Secondo l’Anci, l’operazione “Roma” rappresenta pertanto un’esperienza percorribile per lo sviluppo di una più ampia operazione di consolidamento del debito “assistita” dallo Stato, anche in considerazione della ridotta dimensione del debito comunale da mutui Cassa DD.PP. (Euro 28 miliardi circa, cui si aggiungerebbero Euro 4/5 miliardi delle Città metropolitane e delle Province).

L’ipotesi che Anci intende perseguire consiste in una emissione di debito statale a copertura della cancellazione dei mutui Cassa DD.PP., con oneri (ridotti) sempre in capo agli Enti Locali e con revisione dei criteri di indebitamento ordinari.

Sui tempi di pagamento e rischi da nuovi accantonamenti obbligatori, l’Anci rileva che le nuove penalizzazioni in arrivo nel 2020 rischiano di mandare in crisi un elevato numero di Enti, e suggerisce di abolire il raddoppio dell’accantonamento obbligatorio (fino al 10% delle spese intermedie) previsto dalla “Legge di bilancio 2019” se, oltre all’inadempienza sui tempi di pagamento, l’Ente non ha chiesto alla Cassa Depositi e Prestiti l’anticipazione di liquidità a breve termine entro il 28 febbraio 2019.

Inoltre, chiede di prorogare al 2021 la decorrenza delle sanzioni (“Fondo accantonamento debiti commerciali”).

Sulla fiscalità locale, viene richiesto innanzitutto l’innesto di risorse statali. L’Anci comunica di aver attivato un giudizio presso il Tar sul mancato reintegro di Euro 560 milioni dovuti per il venir meno del taglio del Dl. n. 66/2014. L’Associazione ritiene auspicabile che nelle more del giudizio si possa arrivare ad una soluzione concertata che faccia confluire quelle risorse nel sistema perequativo.

Viene chiesta inoltre una revisione dei tempi e delle misure di progressiva attuazione della perequazione, proponendo un percorso più graduato e spostando in avanti il termine per la completa attuazione nell’arco di 5 anni e puntando a risolvere entro il 2020 i diversi problemi di riparto perequativo che si sono via via evidenziati: penalizzazione dei piccoli Comuni e delle Aree interne, effetti paradossali su aree meridionali ed eccessiva incidenza delle grandi Città.

Infine, l’Anci sollecita la determinazione dei “Livelli essenziali delle prestazioni” (“Lep”), previsti dalla legge e dalla Costituzione, che, se adeguatamente finanziati, permetterebbero di ancorare la perequazione ad una valutazione affidabile delle risorse necessarie per ciascun Ente, non limitandosi al calcolo di coefficienti relativi che misurano solo la posizione reciproca tra un Ente e l’altro.

Il sistema perequativo dovrebbe in altri termini sottoporre a verifica, con criteri e metodi oggettivi, l’adeguatezza complessiva delle risorse di cui ciascun Comune deve disporre.


Related Articles

Iva: primi chiarimenti del Mef sullo split payment in attesa del Decreto attuativo

Con un Comunicato stampa del 9 gennaio 2015 il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha fornito i primi chiarimenti in

Rendita catastale: torri che sostengono le pale eoliche

Nell’Ordinanza n. 21287 del 5 ottobre 2020 della Corte di Cassazione, la Suprema Corte, nell’ambito della disciplina catastale, richiama la

Trasferimenti Enti Locali: riparto delle somme a titolo di rimborso del minor gettito Imu per i Comuni colpiti dal sisma del 2016

È stato pubblicato sul sito del Ministero dell’Interno, Dipartimento per gli Affari territoriali interni, il Decreto 1° febbraio 2021, contenente

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.