Appalti pubblici: l’Avcp chiede al Governo semplificazioni per i bandi di gara e più discrezionalità per le stazioni appaltanti

Con l’Atto di segnalazione n. 3 del 21 maggio 2014, pubblicato il 27 maggio 2014 sul proprio sito web, l’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (Avcp), nell’esercizio del potere di segnalazione al Governo ed al Parlamento di cui all’art. 6, comma 7, lett. f), del Dlgs. n. 163/06 (“Codice dei Contratti pubblici”), ha formulato alcune osservazioni in merito al recepimento delle Direttive europee su appalti e concessioni (Direttive ‘Appalti’ n. 2014/24/Ue, ‘Utilities’ n. 2014/25/Ue, e ‘Concessioni’ n. 2014/23/Ue).
Le considerazioni espresse dall’Authority riguardano essenzialmente gli aspetti ritenuti più strategici e innovativi, su cui ilLegislatore comunitario si è maggiormente focalizzato per l’elaborazione delle citate Direttive, vale a dire:
1. semplificazione;
2. orientamento alla qualità e all’innovazione;
3. favor per le piccole e medie imprese (Pmi);
4. tutela ambientale, sociale e del lavoro;
5. aggregazione della domanda: centralizzazione degli acquisti.
L’Autorità ha anche sottolineato, nella propria Nota, come sia “strategico, in termini di semplificazione e riduzione degli oneri amministrativi in fase di gara, che si riconosca un ruolo centrale alle scelte delle Amministrazioni aggiudicatrici e suggerisce di intervenire sulla materia degli appalti e delle concessioni attraverso una normazione essenziale, limitata all’individuazione degli obiettivi dell’azione amministrativa”.
Un punto importante su cui l’Avcp ha posto l’accento è il fatto che l’impianto complessivo delle nuove Direttive costituisce un approccio alla disciplina degli appalti e delle concessioni di tipo sostanzialmente diverso dal contesto normativo italiano, nel quale, attraverso una regolamentazione molto puntuale, si è cercato di limitare la discrezionalità delle stazioni appaltanti, soprattutto nell’ottica della prevenzione della corruzione o delle infiltrazioni criminali.
Laserrata regolamentazione si sarebbe però rivelata – secondo l’Authority – inefficace nel perseguimento di questo (condivisibile) obiettivo e avrebbe anzi incentivatoil contenzioso.
“In proposito l’Autorità– si legge – ha potuto constatare come spesso l’aggiudicazione e l’esecuzione dei contratti venga rallentata dal contenzioso che origina dal presunto mancato rispetto di procedure puramente formali che possono non incidere sugli aspetti sostanziali dell’affidamento, con conseguente grave danno per la finanza pubblica e per la qualità dei servizi offerti alla e dalla Pubblica Amministrazione”.
Questa scarsa efficienza sarebbe testimoniata anche dai continui interventi legislativi dovuti proprio alla eccessiva regolamentazione prodotta, che necessita continuamente di essere modificata. Per questa ragione – spiega l’Avcp – il recepimento delle Direttive può costituire un importante punto di svolta nel modo in cui le Pubbliche Amministrazioni effettuano i propri acquisti ed è opportuno che le disposizioni comunitarie siano recepite in modo “snello”, non introducendo livelli di regolamentazione superioriaquelliminimirichiestidalle Direttive stesse.
L’Authority ha inoltre auspicato un rafforzamento della propria funzione di regolazione nel Settore dei contratti pubblici e un più puntuale raccordo tra i soggetti che vigilano su questo ambito.


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