Armonizzazione dei sistemi contabili: primi adempimenti per i nuovi Enti sperimentatori

L’art. 9, comma 1, lett. a) e b), del Dl. n. 102/13, convertito con modificazioni dalla Legge 28 ottobre 2013, n. 124, ha rinviato al 1° gennaio 2015 l’entrata in vigore di quanto disposto dal Dlgs. 23 giugno 2011, n. 118, recante “Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi  contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli Enti Locali e dei loro Organismi, a norma degli artt. 1 e 2 della Legge 5 maggio 2009, n. 42”.

Il Dlgs. n. 118/11 individua i principi fondamentali per la definizione delle regole generali affinché le Regioni e gli Enti Locali, insieme con il loro Organismi strumentali, possano adottare schemi di bilancio omogenei, un Piano dei conti uguale per tutti e regole contabili uniformi e condivise.

Il Dlgs. n. 118/11 attua quanto previsto dalla Legge delega n. 42/09 in materia di “Federalismo fiscale”, la quale, all’art. 2, prevede che Regioni, Provincie, Comuni e Città metropolitane, armonizzino i loro schemi di bilancio e i termini di presentazione e approvazione, in funzione delle esigenze di programmazione, gestione e rendicontazione della finanza pubblica.

Con il Dlgs. n. 118/11 (questa disposizione deve essere coordinata con quanto disposto dall’art. 2 della Legge 31 dicembre 2009, n. 196, che prevede l’armonizzazione dei sistemi contabili delle Amministrazioni pubbliche diverse dalle Regioni e dagli Enti Locali), per la prima volta il Legislatore vuole rendere omogenei gli strumenti contabili di tutte le Amministrazioni pubbliche che fino ad oggi rispondevano a normative e regole diverse.

L’art. 36, del Dlgs. n. 118/11, dispone che, al fine di verificare la rispondenza del nuovo assetto contabile alle esigenze conoscitive della finanza pubblica e per individuare eventuali criticità nel sistema, a partire dal 1° gennaio 2012 fosse avviata una sperimentazione della durata di 2 esercizi (prorogata a 3 dal citato art. 9, del Dl. n. 102/13), le cui modalità di svolgimento fossero demandate ad un successivo Dpcm.

In data 28 dicembre 2012 sono stati emanati n. 2 Dpcm.: il primo definisce le modalità della sperimentazione, i principi contabili applicati, il livello minimo di articolazione del “Piano dei conti integrato” e gli schemi di bilancio, il secondo individua gli Enti (Regioni, Provincie e Comuni) che partecipano alla sperimentazione. Tutto quanto previsto dal Dpcm. è attualmente valido solamente per gli Enti sperimentatori, in attesa dell’approvazione dei Decreti integrativi e correttivi del Dlgs. n. 118/01 e del Tuel riformulato secondo i principi dello stesso Dlgs. da applicarsi a tutti gli Enti a partire dal 1° gennaio 2015.

Per implementare la platea degli Enti sperimentatori, il citato art. 9 ha riconosciuto la possibilità a Regioni, Provincie e Comuni di poter aderire all’ultimo anno di sperimentazione presentando domanda entro il 30 settembre 2013. Agli Enti sperimentatori 2014 la normativa riconosce benefici in termini di Patto di stabilità e in termini di agevolazioni per assunzione di personale a tempo determinato ed indeterminato.

Le prospettive del Governo sono andate oltre le attese, poiché nel 2014 gli Enti sperimentatori sono aumentati di ben 391 unità. Importante notare che, per la prima volta, entrano in sperimentazione le Unioni di  Comuni.

Sebbene alcuni Enti abbiano aderito alla sperimentazione, forse confidando nei benefici riconosciuti dalla normativa, la possibilità di anticipare di un anno l’uso dei nuovi strumenti contabili rappresenta un’occasione importante per testare, fin da subito, una riforma che inciderà in maniera significativa sui bilanci degli Enti territoriali.

Nelle more quindi dell’approvazione del bilancio di previsione 2014, che salvo ulteriori proroghe (è alquanto probabile quella al 30 aprile 2014) dovrebbe avvenire entro il 28 febbraio, gli Enti sperimentatori dovranno svolgere una serie di adempimenti indispensabili per la corretta applicazione delle norme previste dal Dlgs. n. 118/11.

A tale riguardo, di seguito indichiamo i principali adempimenti per tali Enti Locali:

  • gli Enti sperimentatori, preliminarmente, devono recepire il nuovo “Piano dei conti integrato”; questo strumento, previsto solo per le Amministrazioni pubbliche in contabilità finanziaria, rappresenta l’elenco delle voci del bilancio gestionale finanziario e dei conti economici e patrimoniali, definito in modo da consentire la rilevazione unitaria dei fatti gestionali. Il “Piano dei conti integrato” è unico e obbligatorio per tutte le Amministrazioni pubbliche e rappresenta la struttura di riferimento per la predisposizione dei documenti contabili e di finanza pubblica. Gli Enti sperimentatori dovranno adeguare il software gestionale per riconciliare il vecchio “Piano dei conti” con il nuovo schema. Nella Sezione Arconet del sito della Ragioneria generale dello Stato è possibile prelevare il “Piano dei conti integrato” per le Regioni e per gli Enti Locali, oltre che la matrice di correlazione del “Piano dei conti” 2014, nella quale si evidenziano i collegamenti tra le movimentazioni finanziarie e quelle economico/patrimoniali;
  • altro adempimento riguarda la riclassificazione del bilancio pluriennale 2013-2015, con riferimento all’annualità 2014, secondo le disposizioni previste dal Dlgs. n. 118/11. Per gli Enti sperimentatori, infatti, in caso di esercizio provvisorio 2014 non si applicano le norme previste dall’art. 163 del Tuel, bensì quanto previsto al Punto 8, del Principio contabile applicato sperimentale della contabilità finanziaria. Si ricorda anche che la gestione in dodicesimi dell’esercizio provvisorio riguarda solo gli stanziamenti di competenza della spesa al netto degli impegni assunti negli esercizi precedenti con imputazione all’esercizio provvisorio e dell’importo del “Fondo pluriennale vincolato”;
  • l’Ente, poi, si deve dotare di un cronoprogramma dei pagamenti per le spese in conto capitale. Gli Uffici Tecnici devono predisporre un cronoprogramma nel quale si individuano gli anni in cui si sosterranno i vari “stati avanzamento lavori” delle opere pubbliche previste nel “Piano triennale dei lavori pubblici” 2014-2016, ed uno nel quale devono essere indicati, distinti per anno, i pagamenti, ai fini della reimputazione all’esercizio in cui la spesa diventa esigibile, dei residui passivi in conto capitale non ancora scaduti. La redazione dei cronoprogrammi è funzionale per la formazione del “Fondo pluriennale vincolato” e per reperire informazioni utili al fine del rispetto del Patto di stabilità;
  • in funzione del riaccertamento straordinario dei residui, fermo quanto detto sopra per i residui passivi in conto capitale, l’Ente che partecipa per il 1° anno alla sperimentazione, deve provvedere, secondo quanto previsto dall’art. 14, del Dpcm. 28 dicembre 2011, al “riaccertamento straordinario dei propri residui attivi e passivi, al fine di eliminare quelli cui non corrispondono obbligazioni perfezionate e scadute alla data del 31 dicembre del primo esercizio di sperimentazione. Per ciascun residuo eliminato in quanto non scaduto sono indicati gli esercizi nei quali l’obbligazione diviene esigibile, secondo i criteri individuati nel principio applicato della contabilità finanziaria”. L’art. 9, comma 4, del Dl. n. 102/13, dispone che gli Enti provvedano al riaccertamento straordinario dei residui, con riferimento alla data del 1° gennaio 2014, contestualmente all’approvazione del rendiconto 2013. Si ricorda che, nel caso in cui la somma dei residui passivi cancellati e reimputati sia maggiore della somma di quelli attivi, per la differenza occorre creare il “Fondo pluriennale vincolato”. Tale Fondo rappresenta la quota di risorse già accertate negli esercizi precedenti che costituiscono la copertura di spese già impegnate anch’esse negli esercizi precedenti a quello cui si riferisce il bilancio e imputate agli esercizi successivi. Nel caso contrario, in cui la somma dei residui attivi stralciati e reimputati sia maggiore della somma dei residui passivi, si genera un deficit, che stante la normativa vigente, deve essere ripianato nel triennio successivo;
  • una novità importante per gli Enti sperimentatori riguarda il “Fondo crediti di dubbia esigibilità”, già “Fondo svalutazione crediti”. L’art. 6, comma 17, del Dl. n. 95/12 recita testualmente che, “nelle more dell’entrata in vigore dell’armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio di cui al Dlgs. 23 giugno 2011, n. 118, gli Enti Locali iscrivono nel bilancio di previsione un Fondo svalutazione crediti non inferiore al 25% dei residui attivi, di cui ai Titoli primo e terzo dell’entrata”. Tale disposizione, valida per tutti gli Enti non sperimentatori, trova invece una particolare disciplina per gli Enti sperimentatori nel Principio contabile applicato sperimentale della contabilità finanziaria, secondo cui il calcolo del “Fondo crediti di dubbia esigibilità” deve essere fatto mediante un’analisi delle singole entrate di competenza, in sede di bilancio di previsione, e poi dei singoli residui, in sede di rendiconto, al fine di valutare l’esigibilità delle singole entrate e dei singoli crediti sulla base all’andamento dell’ultimo quinquennio. Poiché il citato principio prevede che le entrate, anche quelle di dubbia esigibilità, vadano accertate per intero, è opportuno che gli Enti che negli anni passati hanno effettuato accertamenti parziali delle entrate o accertamenti “per cassa” provvedano a ricostruire il carico complessivo delle singole entrate dell’ultimo quinquennio per poter determinare il rapporto tra incassi in conto competenza e accertamenti. E’ importante valutare l’impatto del “Fondo crediti di dubbia esigibilità” sul bilancio di previsione 2014-2016;
  • con l’applicazione del nuovo principio contabile, acquista particolare rilievo la gestione della “cassa”, essendo infatti necessario che gli Enti effettuino una rigorosa valutazione di tutti i flussi di entrata e di spesa e, in particolare, monitorino ed implementino azioni virtuose atte a velocizzare i tempi di riscossione delle entrate e il recupero dell’evasione;
  • risulta importante verificare l’aggiornamento dell’inventario dei beni mobili e immobili. I nuovi Enti sperimentatori devono affiancare alla contabilità finanziaria quella economico/patrimoniale, che secondo il Principio applicato è finalizzata alla predisposizione del conto economico, dello stato patrimoniale, all’elaborazione del bilancio consolidato di ciascuna Amministrazione pubblica con i propri Enti e Organismi strumentali, Aziende e Società, alla predisposizione della base informativa necessaria per la determinazione analitica dei costi, e a consentire la verifica nel corso dell’esercizio della situazione patrimoniale ed economica dell’Ente e del processo di provvista e di impiego delle risorse.

Premesso che il lavoro degli Enti sperimentatori, nel corso del 2014, potrebbe contribuire ad apportare modifiche ai principi contabili applicati, e in particolar modo al “Principio contabile applicato sperimentale della contabilità economico patrimoniale” e al “Principio contabile applicato sperimentale del bilancio consolidato”,occorre attendere la versione definitiva del Dlgs. n. 118/11 e del nuovo Tuel, per i quali sono previste modifiche entro l’estate prossima, che costituiranno la normativa di riferimento per tutti gli Enti che a partire dal 1° gennaio 2015, adotteranno i nuovi principi contabili e i nuovi schemi di bilancio della contabilità armonizzata.


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