“Art-bonus”: un caso di applicabilità alle attività di una Fondazione in quanto Istituto della cultura “di appartenenza pubblica”

“Art-bonus”: un caso di applicabilità alle attività di una Fondazione in quanto Istituto della cultura “di appartenenza pubblica”

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 453 del 7 ottobre 2020, ha fornito chiarimenti circa la possibilità o meno, per una Fondazione iscritta nel Registro regionale delle persone giuridiche della propria Regione, che si occupa della valorizzazione di beni culturali e ambientali, della promozione di attività culturali e dell’organizzazione di esposizioni e mostre, di fruire del c.d. “Art-bonus”, di cui all’art. 1, comma 1, del Dl. n. 83/2014, convertito con modificazioni dalla Legge n. 106/2014, in quanto “Istituto della cultura di appartenenza pubblica”.

Al riguardo, l’Agenzia ha ricordato in primo luogo i contenuti della sopra citata norma agevolativa, nonché i chiarimenti forniti sul requisito di “appartenenza pubblica” (per i quali rimandiamo al precedente commento). Con riferimento alla fattispecie in esame, è stato interpellato il MiBact, il quale ha ritenuto che, sulla base di quanto esposto dalla Fondazione istante, quella instaurata tra la stessa e la Regione si configura quale forma di collaborazione pubblico-privato non profittevole, in quanto la Regione aderisce agli scopi istituzionali della Fondazione (tra cui la gestione e la valorizzazione di beni culturali e la promozione di attività culturali), approvandone lo Statuto e partecipando alla stessa mediante un consolidamento patrimoniale, consistente nel versamento al patrimonio del diritto d’uso del Palazzo utilizzato quale sede museale, espositiva e di residenza artistica, e di una collezione d’arte.

La partecipazione della Regione alla Fondazione si estrinseca altresì nella nomina di 2 dei 4 componenti del Consiglio di amministrazione, il quale a sua volta provvede alla nomina di 2 dei 3 membri effettivi del Collegio dei revisori, nonché nella nomina di un terzo dei componenti della Consulta (Organo di consulenza scientifica e artistica della Fondazione). Siffatto assetto denota una significativa partecipazione pubblica al patrimonio e alla governarnce della Fondazione, le cui attività sono altresì incluse nella programmazione strategica regionale dei Settori della cultura e dei beni culturali.

Peraltro la Fondazione, pur non essendo sottoposta al “controllo analogo” di una Pubblica Amministrazione, è soggetta, nello svolgimento delle proprie attività, ad alcune regole proprie della P.A., quali gli obblighi di trasparenza e il rispetto della normativa in materia di appalti pubblici.

Alla luce delle suesposte argomentazioni, il MiBact ha ravvisato una natura sostanzialmente pubblicistica della Fondazione, configurabile quale appartenenza pubblica richiesta ai fini dell’applicabilità del cosiddetto “Art-bonus”, in considerazione della ricorrenza della gestione di un patrimonio culturale di appartenenza pubblica conferito in uso all’Ente, del finanziamento con risorse pubbliche (seppur non esclusive, che si affiancano ad altre componenti private) e dell’assoggettamento a discipline pubblicistiche.

Attribuendo alla Fondazione qualifica di “Istituto della cultura di appartenenza pubblica” cui partecipa stabilmente un Ente pubblico territoriale nei termini delineati, le erogazioni liberali destinate al sostegno delle attività della Fondazione, nel perseguimento dei suoi scopi istituzionali di gestione e valorizzazione di beni culturali, di promozione di attività culturali, di organizzazione di esposizione e mostre e di costituzione e gestione anche di strutture museali, possono essere ammesse al riconoscimento dell’agevolazione fiscale prevista dalla norma disciplinante il citato “Art-bonus”.

Atteso quanto sopra, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che siano ammissibili al beneficio in esame le erogazioni liberali ricevute dalla Fondazione al fine di sostenerne l’attività istituzionale.


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