Aumento tariffe Tarsu: è nullo se il Comune vìola l’obbligo di motivazione

Aumento tariffe Tarsu: è nullo se il Comune vìola l’obbligo di motivazione

La Sentenza 7 novembre 2014, n. 607, del Tar Molise prende le mosse dall’iniziativa di un gruppo di cittadini che ha impugnato alcuni provvedimenti comunali (Delibera di Giunta che ha stabilito le tariffe Tarsu per il 2012; Delibera del Consiglio comunale di approvazione del bilancio di previsione 2012-2013-2014, limitatamente alla parte in cui richiama la Delibera di Giunta; Determina del Responsabile del Servizio tributi di approvazione del ruolo Tarsu per il 2012) con i quali il Comune in questione ha disposto l’aumento delle tariffe Tarsu per l’anno 2012.

I ricorrenti hanno lamentato l’incompetenza della Giunta a provvedere in materia, ai sensi dell’art. 42, comma 2, lett. f), del Dlgs. n. 267/00 (Tuel), stante la competenza consiliare e la violazione dell’art. 69, commi 1 e 2, del Dlgs. n. 507/93. Inoltre, è stato richiesto l’eccesso di potere per difetto di motivazione, insussistenza dei presupposti ed illogicità manifesta, stante l’assenza del conto consuntivo 2011 (a quella data non ancora approvato) e di qualsiasi prospetto ufficiale dimostrativo del rispetto dei parametri di determinazione della Tarsu, fissati dalla legge tra il 50% ed il 100% del costo di esercizio dello smaltimento, rilevando al contempo l’eccessività delle tariffe, se commisurate all’ultimo consuntivo disponibile, quello del 2010, o ai dati del bilancio di previsione per il 2012.

I Giudici prima di tutto hanno rilevato la competenza della Giunta comunale in materia di determinazione dell’entità della tariffa Tarsu. Nel caso di specie, dall’esame della parte giustificativa della Delibera di Giunta e dai presupposti atti istruttori, non è risultato in alcun modo che ai fini della determinazione delle tariffe sia stato considerato il costo effettivo del “Servizio di smaltimento dei rifiuti”. La mancata considerazione del costo effettivo emerge dall’assenza del rendiconto 2011, dal quale risulterebbe possibile desumere tali dati. Non sono stati ravvisati nemmeno richiami ad altri documenti contabili equipollenti, ma è stato riscontrato un riferimento indeterminato a maggiori costi da sostenere in conseguenza del nuovo affidamento del servizio, non indicati all’interno della Delibera e comunque inidonei a giustificare l’aumento di tariffe, in quanto fondati su una stima preventiva e come tale meramente potenziale rispetto ai costi da sostenere, determinabili solo a consuntivo.

L’obbligo di motivazione degli atti amministrativi, non solo non risulta evincibile dai documenti richiamati, ma doveva essere assolto in modo particolarmente rigoroso trattandosi di Delibera d’incremento tariffario, come espressamente previsto dall’art. 69, comma 2, del Dlgs. n. 507/93, tanto più che nella specie l’incremento è stato del 40,36%.

La giurisprudenza ha precisato che, ai sensi dell’art. 69, comma 2, del Dlgs. n. 507/93, il Comune deve specificatamente indicare nelle Delibere che comportano un incremento delle tariffe Tarsu i dati e le circostanze che hanno determinato l’aumento dei costi, ai fini della copertura minima obbligatoria del costo del servizio.

Tale disposizione comporta, ai soli fini Tarsu, una deroga giustificata al principio generale della non necessità della motivazione per gli atti a contenuto generale. La giurisprudenza ha precedentemente annullato le Delibere di Giunta recanti incrementi tariffari della Tarsu motivate sul solo generico riferimento al fatto che l’aumento delle tariffe sarebbe dovuto ad una imprecisata nuova gara che si andrebbe ad espletare prevedendo la raccolta differenziata e alcuni servizi migliorativi, non meglio specificati.

Questo modo d’agire, secondo i Giudici aditi, oltre a configurare una palese violazione di legge e dell’obbligo di motivazione, integra anche il dedotto vizio di eccesso di potere, tenuto conto che la Delibera di Giunta e quella consiliare sono state adottate in carenza di istruttoria (per assenza dei necessari dati contabili di riferimento), con conseguente difetto di motivazione in relazione alle percentuali applicate alle varie categorie di contribuenti, nonché ai presupposti giustificativi dell’aumento, come richiesto espressamente dall’art. 69, comma 2, del Dlgs. n. 507/93.

In conclusione, la Delibera di Giunta è stata annullata, congiuntamente alla Delibera di Consiglio comunale, limitatamente alla parte in cui vengono quantificate le poste attive del bilancio di previsione per gli anni 2012-2013-2014. L’impugnazione della Determina del Responsabile del Servizio “Tributi” è stata dichiarata inammissibile per difetto di giurisdizione.

di Carolina Vallini


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