Bando di concorso straordinario per copertura nuove sedi: non spetta al Comune obbligo revisione del numero delle Farmacie presenti

Bando di concorso straordinario per copertura nuove sedi: non spetta al Comune obbligo revisione del numero delle Farmacie presenti

Nella Sentenza n. 1571 del 12 novembre 2015 del Tar Piemonte, i Giudici rilevano che il Dl. n. 1/12, convertito in Legge n. 27/12, in attuazione di una complessiva politica di apertura della concorrenza anche in settori tradizionalmente protetti, ha previsto l’indizione di un bando di concorso straordinario per la copertura di nuove sedi farmaceutiche da individuarsi secondo nuovi e minori parametri demografici. La normativa prevede una ricognizione del numero di abitanti presenti al 31 dicembre 2010, appunto al fine di individuare quei Comuni in cui deve realizzarsi l’ampliamento della pianta organica. In attuazione della normativa il Comune in questione effettuava la ricognizione demografica ed istituiva la quinta sede farmaceutica, che veniva regolarmente inserita nel bando di concorso.

I Giudici affermano che, pur sussistendo un principio di revisione periodica delle piante organiche, e riconoscendo normalmente il Giudice d’appello una prerogativa dei farmacisti interessati a sollecitare la rideterminazione delle piante organiche, eventualmente anche in diminuzione, l’insieme dei principi e delle disposizioni applicabili deve essere interpretato alla luce di complessive esigenze di coerenza del sistema in presenza dello specifico ed eccezionale evento del concorso straordinario.

Il sistema normativo ha distribuito le competenze di modo che, oggi, la revisione delle piante organiche delle farmacie compete ai Comuni mentre, pacificamente, la gestione del concorso compete alla Regione, oltre tutto con la necessità di tenere conto di alcune iniziative a livello nazionale condizionanti l’andamento del concorso.

Ex lege la revisione di organico al 31 dicembre 2010 rappresentava il presupposto per l’individuazione dell’oggetto del concorso.

Pare evidente ai Giudici piemontesi che, sino alla definitiva chiusura del concorso, il suo oggetto non possa essere influenzato dalla fisiologica e possibile ulteriore modificazione di una innumerevole serie di dati di fatto; avallare una simile interpretazione significherebbe vanificare ogni possibilità di chiusura regolare del concorso, essendo evidente che tutti i concorrenti vi hanno partecipato sulla base delle presupposte sedi individuate e che, ogni modifica delle stesse, inciderebbe sulle regole del concorso esponendola ad una sorta di imprevedibile incertezza incompatibile con lo svolgimento regolare di una procedura concorsuale.

Inoltre, osservano i Giudici che anche la giurisprudenza d’appello, che legittima il farmacista titolare di una sede a chiedere la revisione in diminuzione delle piante organiche, precisa che ciò può avvenire quando la sede da sopprimere si libera. L’assunto ha l’ovvia finalità di non pregiudicare legittime esigenze di continuità di una attività imprenditoriale in essere.

In presenza di sedi, ancorché in esubero, tutte occupate, si porrebbe innanzitutto il problema di con quale criterio individuare la sede da sopprimere e, in ogni caso, l’astratta possibilità di soppressione comporterebbe che una attività imprenditoriale resti irrimediabilmente condizionata da imprevedibili andamenti demografici, del tutto a prescindere dal suo effettivo buon funzionamento.

Alla luce di siffatte considerazioni i Giudici ritengono che, da un lato, si imponga una interpretazione della normativa che escluda fenomeni di variazione dei presupposti a concorso in atto. Quindi, è evidente che l’originaria previsione di periodica revisione ogni anno pari non possa che essere intesa come operante da momento successivo alla conclusione del concorso, come in effetti congegnata dal Legislatore nell’originaria disciplina; in ogni caso, alla luce della ricordata giurisprudenza del giudice d’appello, non si potrà che ritenere che, a fronte dell’eccezionale meccanismo del concorso straordinario, una sede messa a concorso è assimilabile ad una sede occupata ai fini della revisione (nel caso di specie, per di più, il ricorso è stato introdotto dopo che la sede era anche stata effettivamente assegnata), in quanto il suo inserimento nel bando di concorso già ha condizionato ed orientato le scelte imprenditoriali di tutti i concorrenti.

Dunque, i Giudici piemontesi non ritengono che fosse configurabile nel caso di specie un obbligo di provvedere in capo all’Amministrazione.

Tar Piemonte – Sentenza n. 1571 del 12 novembre 2015


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