“Bonus locazioni”: possono fruirne anche Enti non commerciali senza Partita Iva titolari in via occasionale di redditi diversi ai fini Ires

“Bonus locazioni”: possono fruirne anche Enti non commerciali senza Partita Iva titolari in via occasionale di redditi diversi ai fini Ires

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta n. 160 dell’8 marzo 2021, ha fornito precisazioni in ordine alla fruibilità del credito di imposta sui canoni di locazione passivi da parte di un Ente non commerciale che supera la soglia di ricavi oltre Euro 5 milioni, ma non dall’attività commerciale.

Il soggetto istante è un Ente non commerciale senza Partita Iva nonché Associazione in forma privatistica senza fini di lucro. Trae i suoi proventi dalle quote associative e dalle attività di cui all’art. 148, comma 3, del Tuir (Dpr. n. 917/1986) per un importo annuale superiore a Euro 5 milioni; inoltre, svolge occasionalmente attività commerciali finalizzate agli scopi istituzionali, dalle quali trae importi non significativi, dichiarati ai fini Ires come “redditi diversi”, quali royalties, subaffitti di Impianti sportivi e incassi di gare di spareggio per la conclusione dei campionati.

L’attività dell’Ente è svolta in immobili collocati sull’intero territorio nazionale, in relazione ai quali corrisponde canoni di affitto a fronte di fatture gravate da Iva.

Ciò considerato, ha chiesto di poter usufruire del credito di imposta di cui all’art. 28 del Dl. n. 34/2020 (c.d. Decreto “Rilancio”, vedi Entilocalinews n. 30 del 27 luglio 2020), in relazione ai canoni corrisposti e se debba considerare il limite di Euro 5 milioni il cui superamento precluderebbe il riconoscimento del credito.

L’Agenzia delle Entrate ha ricordato che il citato art. 28 del Dl. n. 34/2020, ha previsto un credito d’imposta sull’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.

Con riferimento all’applicazione di tale agevolazione, sono stati forniti chiarimenti con la Circolare n. 14/E del 2020 e con la Risoluzione n. 68/E del 2020. Più nel dettaglio, è stato chiarito che possono fruire del credito di imposta gli Enti non commerciali, compresi gli “Enti del Terzo Settore” e gli Enti religiosi civilmente riconosciuti relativamente al costo sostenuto per il “canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività istituzionale”.

A parere dell’Agenzia, i predetti soggetti possono fruire del menzionato credito d’imposta anche nelle ipotesi in cui svolgano, oltre all’attività istituzionale, anche un’attività commerciale in modo non prevalente o esclusivo. Il Legislatore ha infatti inteso estendere il beneficio in questione a tutti gli Enti diversi da quelli che esercitano, in via prevalente o esclusiva, un’attività in regime di impresa in base ai criteri stabiliti dall’art. 55 del Tuir (vedasi Circolare n. 9/E del 2020). In tal caso, qualora tale ultima attività risulti di ammontare superiore al limite di Euro 5 milioni nel periodo d’imposta precedente, l’Ente non potrà fruire del credito d’imposta.

Come precisato nella Risoluzione n. 68/E del 2020, ai fini della determinazione del parametro dei ricavi non superiore a Euro 5 milioni, per gli Enti non commerciali devono essere considerati i soli ricavi con rilevanza ai fini Ires. Sono così esclusi i ricavi derivanti da attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali.

In relazione alla verifica dei flussi reddituali, come chiarito nella citata Circolare 14/E del 2020, per gli Enti non commerciali che svolgono attività commerciale non prevalente la soglia dei ricavi o compensi va determinata per ciascuna tipologia di soggetto tenendo conto delle proprie regole di determinazione del reddito.

Per gli enti non commerciali che svolgono solo occasionalmente attività commerciale e che non dispongono di Partita Iva, il credito d’imposta va determinato sull’importo dell’affitto al lordo dell’Iva, in quanto in tale particolare ipotesi detta Imposta rappresenta per l’Ente non commerciale un costo effettivo, che incrementa il canone di affitto dovuto.

Con riferimento al caso in esame, l’Ente istante potrà dunque beneficiare, per i canoni di locazione relativi agli immobili adibiti a sede istituzionale, del credito di imposta in questione sull’importo corrisposto al lordo dell’Iva.


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