Compensi 2019 a Revisori di Enti Locali: adeguamento compensi, limiti massimi e minimi, rimborso spese e riduzione del 10%

Compensi 2019 a Revisori di Enti Locali: adeguamento compensi, limiti massimi e minimi, rimborso spese e riduzione del 10%

Compenso Revisori Enti Locali – nuovi limiti massimi

Il Decreto Ministero dell’Interno 21 dicembre 2018, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 4 gennaio 2019, ha previsto l’aggiornamento dei limiti massimi del compenso base spettante ai Revisori dei conti in relazione alla classe demografica e alle spese di funzionamento e di investimento degli Enti Locali.

I nuovi limiti massimi dei compensi, che sono stati adeguati all’inflazione ed elevati di poco oltre il 20% rispetto a quelli previsti dal Dm. 20 maggio 2005, decorrono a partire dal 1° gennaio 2019, e come precedentemente sono da intendersi al netto dell’Iva e dei contributi previdenziali posti a carico dell’Amministrazione da specifiche disposizioni di legge.

Come per il precedente Dm. 20 maggio 2005, anche con il Dm. 21 dicembre 2018 è previsto che l’eventuale adeguamento del compenso deliberato dal Consiglio dell’Ente in relazione ai nuovi limiti massimi fissati dal Decreto non può avere effetto retroattivo.

Resta immutata anche la regolamentazione delle maggiorazioni e dei rimborsi spese.

Il limite massimo del compenso base annuo lordo spettante ad ogni componente degli Organi di revisione economico-finanziaria dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane, è pari, per ciascuna fascia demografica degli Enti considerati, alla misura indicata nella Tabella “A”, allegata al Decreto, con le seguenti maggiorazioni (cumulabili fra loro):

  • sino ad un massimo del 10% per gli Enti Locali la cui spesa corrente annuale pro-capite desumibile dall’ultimo bilancio preventivo approvato sia superiore alla media nazionale per fascia demografica di cui alla Tabella “B”, allegata al Decreto;
  • sino ad un massimo del 10% per gli Enti Locali la cui spesa per investimenti annuale pro-capite, desumibile dall’ultimo bilancio preventivo approvato, sia superiore alla media nazionale per fascia demografica di cui alla Tabella “C”, allegata al Decreto.

Al riguardo, si fa presente che il compenso spettante all’Organo di revisione dovrebbe essere stabilito dall’Ente, oltre che per un importo adeguato alle funzioni svolte, in modo da non permettere agli Enti stessi di attuare azioni volte ad incentivare la possibile rinuncia di un Revisore estratto “scomodo” o residente in località molto distanti, e che l’art. 241, comma 7, del Tuel[1], sembrerebbe non permettere, in linea di principio, di procedere in corso di mandato all’adeguamento del compenso dei Revisori deliberato dal Consiglio dell’Ente nella Deliberazione di nomina, al fine di evitare che in corso di rapporto si possano verificare variazioni incrementali con maggiori oneri a carico del Comune.

Nonostante quanto appena affermato, la previsione espressa di cui all’art. 1, comma 3, del Dm. 21 dicembre 2018 – per cui “l’eventuale adeguamento del compenso deliberato dal Consiglio dell’Ente in relazione ai nuovi limiti massimi fissati … non ha effetto retroattivo”, coordinata con la statuizione di cui all’art. 4 dello stesso Dm., che “i limiti massimi ….. del compenso base spettante ai componenti degli Organi di revisione economico-finanziaria degli Enti Locali decorrano dal 1° gennaio 2019” – consente detto adeguamento nel caso in cui il Consiglio comunale dell’Ente si esprima in tal senso, a partire dalla data di esecutività della Deliberazione di riferimento o altra data indicata in detta Deliberazione (ovviamente nel 2019).

Facciamo anche presente che, nella recente Delibera n. 5 del 21 gennaio 2019 della Corte dei conti – Emilia Romagna, si sottolinea che il Decreto Interno 21 dicembre 2018, che aggiorna i compensi dell’Organo di revisione, mantiene immutati i principi sulla indefettibilità della Delibera dell’Ente per la concreta determinazione dei compensi, anche per i Revisori già in carica, e che l’eventuale adeguamento del compenso deliberato dal Consiglio dell’Ente in relazione ai nuovi limiti massimi fissati dal Dm. 21 dicembre 2018 non ha effetto retroattivo.

Interpretando in modo coordinato le disposizioni sopra richiamate, risulterebbe facoltà degli Enti Locali quella di adeguare o meno i compensi ai nuovi parametri economici aggiornati con il nuovo Dm. per i Revisori in carica al 31 dicembre 2018.

Tenuto conto di quanto sopra, reputiamo comunque che il compenso dei Revisori degli Enti Locali, sulla base dei limiti massimi stabiliti dal Dm. 21 dicembre 2018 (Tabella “A”), potrà essere deliberato dal Consiglio Comunale secondo quanto sotto indicato:

  1. nella Deliberazione di nomina, in ogni caso, per i Revisori degli Enti Locali che sono stati estratti e nominati successivamente al 1° gennaio 2019, con decorrenza dalla data di esecutività della stessa;
  2. in apposita facoltativa Deliberazione di Consiglio comunale per i Revisori degli Enti Locali in carica al 31 dicembre 2018, con decorrenza dalla data di esecutività della stessa o altra data indicata in detta Deliberazione (ovviamente nel 2019).

Con riguardo alla fattispecie di cui al punto 2, occorre specificare che, qualora il compenso per i Revisori sia stato inizialmente determinato dal Consiglio comunale con riferimento ai limiti massimi vigenti previsti per la classe demografica di riferimento, l’Ente conseguentemente ora dovrebbe aver l’obbligo di procedere automaticamente a detto adeguamento, mentre negli altri casi (compenso per un importo fisso pari o inferiore a quanto indicato nel Dm. Interno 20 maggio 2005) riteniamo che l’adeguamento sia meramente eventuale e da motivare, oltre che a rischio di illegittimità, atteso il disposto del comma 7 dell’art. 241 del Tuel – “l’Ente Locale stabilisce il compenso spettante ai revisori con la stessa delibera di nomina” – e dal fatto che il nuovo Decreto ministeriale non prevede la retroattività dei nuovi importi e di conseguenza la vigenza ultronea di quelli fissati in vigenza del Dm. del 2005.

Compenso Revisori Enti Locali – limiti minimi

Con riferimento a eventuali deliberazioni del Consiglio dell’Ente di compensi inferiori a quelli massimi stabiliti dal Dm., ricordiamo che da più parti della dottrina viene sostenuto, ragionevolmente, che il limite minimo nel compenso non possa risultare inferiore al compenso massimo previsto dal Dm. Interno per i Comuni di classe demografica inferiore a quella di che trattasi; tale posizione però non risulta condivisa dalla Magistratura contabile (vedasi Deliberazione Corte dei conti Lombardia n. 81/2017 e Deliberazione Corte di conti Sezioni Autonomie, n. 16/2017), anche se viene sempre precisato che “l’Amministrazione nella determinazione del compenso dovrà tenere conto di criteri generali e dei parametri indicati dall’art. 241, comma 1, del Tuel, nonché prevedere un’adeguata motivazione nel provvedimento di nomina dei Revisori”.

Invece, l’Osservatorio sulla finanza e la contabilità degli Enti Locali – Organismo istituito presso il Ministero dell’Interno a cui è stata assegnata la funzione di vigilare sulla corretta applicazione dei principi di contabilità finanziaria da parte degli Amministratori locali – con l’Atto di orientamento n. 1 del 13 luglio 2017, aveva evidenziato che occorre che il compenso venga ancorato, sia a un limite massimo (definito espressamente dalla legge) che a un limite minimo (da individuare nel limite massimo previsto per i Revisori della fascia demografica inferiore a quella dell’Ente di appartenenza, secondo la griglia definita dal Dm. 20 maggio 2005). Inoltre, secondo l’Osservatorio, per i Revisori dei Comuni con meno di 500 abitanti e per quelli delle Province e Città metropolitane sino a 400.000 abitanti (che non hanno uno scaglione di riferimento inferiore), il limite minimo non dovrebbe essere inferiore all’80% del compenso massimo stabilito per le predette fasce di appartenenza.

L’Osservatorio aveva messo l’accento sull’esigenza di tutelare adeguatamente l’interesse dell’Ente ad una prestazione qualificata, e quello dei Revisori ad un compenso adeguato alla propria professionalità e consono al decoro della Professione, che vanno tutelati anche per scongiurare effetti distorsivi nonché potenziali disparità di trattamento.

Pertanto, tenuto conto dei nuovi limiti dei compensi per classe demografica degli Enti territoriali, qualora l’Ente abbia determinato il compenso del Revisore in carica al 31 dicembre 2018 in misura fissa, occorre verificare se tale importo risulta superiore o meno dell’importo dei nuovi compensi massimi previsti per la classe demografica immediatamente inferiore; in quest’ultimo caso, riteniamo opportuno che il Consiglio comunale proceda all’adeguamento del compenso base ad un importo superiore a quello previsto come massimo per la classe demografica degli Enti territoriali immediatamente inferiore.

Compenso Revisori Enti Locali – riduzione del 10%

La proroga del taglio del 10% del compenso introdotto con l’art. 6, comma 3, del Dl. n. 78/2010, reiterata con successive proroghe fino al 31 dicembre 2017, non è stata replicata con la Legge n. 205/2017 (“Legge di bilancio 2018”); tale norma prevedeva che, a decorrere dal 1° gennaio 2011, i compensi corrisposti dalle Pubbliche Amministrazioni ai componenti di Organi di revisione (collegiale e monocratico) erano automaticamente ridotte del 10% rispetto agli importi (annuali e effettivamente impegnati) risultanti alla data del 30 aprile 2010.

Il venir meno della suddetta norma, ricordiamo:

  1. per i Revisori degli Enti Locali che sono stati estratti e nominati successivamente al 1° gennaio 2018, comporta la Deliberazione da parte degli Enti nei limiti degli importi massimi dei compensi previsti per ogni fascia demografica dei Comuni dal Decreto Ministero Interno (Tabella “Aex 20 maggio 2005),
  2. per i Revisori degli Enti Locali in carica al 31 dicembre 2017:
    1. se il compenso era stato determinato dal Consiglio comunale con riferimento diretto coincidente al massimale di cui al Dm. Interno 20 maggio 2005, comporta l’automatico incremento per il venir meno della riduzione del 10%;
    2. se il compenso era determinato per un importo fisso, naturalmente pari o inferiore a quanto indicato nel precedente Dm. Interno 20 maggio 2005 ridotto del 10%, comporta che questo doveva rimanere valido per tutta la durata del mandato dell’Organo di revisione pro-tempore in carica.

La recente Delibera n. 5 del 21 gennaio 2019 della Corte dei conti Emilia Romagna, in proposito, pone in evidenza quanto statuito dalla Delibera n. 16/2017 della Sezione Autonomie, con la quale si sottolinea che “il Legislatore ha inteso riconoscere non solo un adeguato corrispettivo per lo svolgimento delle funzioni di Revisione, ma perseguire, anche, finalità di contenimento delle spese negli Enti Locali; la riduzione dei costi di funzionamento degli Organi di controllo interno avviene, pertanto, attraverso la predeterminazione del tetto massimo del compenso base sulla scorta di criteri oggettivi, la previsione di eventuali incrementi solo in ragione di una estensione dell’incarico e la limitazione percentuale dei rimborsi per spese di viaggio e altro”; inoltre, viene evidenziato esplicitamente che, “ad evitare che in corso di rapporto si possano verificare variazioni incrementali con maggiori oneri, il comma 7 dell’articolo in esame prescrive che l’Ente Locale stabilisce il compenso spettante ai Revisori con la stessa Delibera di nomina”.

Tuttavia, la stessa Sezione sottolinea che, nonostante le disposizioni vigenti in tema di predeterminazione dei compensi e dei rimborsi che circoscrivono l’autonomia negoziale delle parti, la natura convenzionale del rapporto tra Pubblica Amministrazione e Revisore non viene incisa e mantiene al contrario il suo assetto privatistico. Dunque, la Sezione precisa che l’Amministrazione comunale può eventualmente procedere alla riespansione del 10% del compenso dei propri Revisori solamente nel caso in cui nella Deliberazione di nomina sia stata esplicitata la volontà di determinare il compenso nei massimi base stabiliti dal Dm. applicabile, decurtato per l’appunto esclusivamente della percentuale prevista per legge.

Nel caso in cui, al contrario, le parti – nella loro libertà contrattuale, seppur veicolata da un provvedimento amministrativo – abbiano stabilito un importo inferiore ai limiti massimi tabellari (compenso base che viene considerato ordinario) nei limiti del parametro tutt’ora vigente di congruità individuato dall’art. 2233, comma 2 del Cc. e dall’art. 10, comma 9, del Dlgs. n. 39/2010, non sarà possibile rideterminare il compenso originariamente definito; ciò ad evitare che in corso di rapporto si possano verificare variazioni incrementali con maggiori oneri, in osservanza dell’art. 241, comma 7, del Tuel, che prevede che il compenso possa essere stabilito esclusivamente con la Delibera di nomina.

Rimborso spese Revisori Enti Locali

Ai componenti dell’Organo di revisione economico-finanziaria dell’Ente aventi la propria residenza al di fuori del Comune spetta il rimborso delle spese di viaggio effettivamente sostenute per la presenza necessaria o richiesta presso la sede dell’Ente per lo svolgimento delle proprie funzioni.

Le modalità di calcolo di tali rimborso sono disciplinate dai Regolamenti di contabilità degli Enti o sono fissate nella Deliberazione di nomina o apposita Convenzione. Ai Revisori dei conti spetta anche il rimborso delle spese effettivamente sostenute per il vitto e l’alloggio nella misura determinata per i componenti dell’Organo esecutivo dell’Ente.

Quindi, spettano al Revisore degli Enti Locali:

  • il rimborso delle spese di viaggio (spese per auto, pedaggio autostradale, spese per mezzi di trasporto, parcheggio);
  • il rimborso delle spese per il vitto;
  • il rimborso delle spese per l’alloggio.

Circa la corretta modalità di determinazione del rimborso, il parametro base individuato per la determinazione delle spese sostenute per il vitto e l’alloggio è quello previsto anche per i componenti dell’Organo esecutivo dell’Ente, mentre per le spese di viaggio devono essere rimborsate le spese “effettivamente sostenute” con modalità di calcolo definite nel Regolamento di contabilità, ovvero in mancanza nella Deliberazione di nomina o in apposita Convenzione regolante lo svolgimento delle attività dell’Organo di revisione.

Al riguardo, segnaliamo:

  • che l’art. 77-bis, comma 13, del Dl. n. 112/2008, prescrive che, “al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi del Patto di stabilità interno, il rimborso per le trasferte dei Consiglieri comunali e provinciali è, per ogni chilometro, pari a un quinto del costo di un litro di benzina”;
  • che il Dm. Giustizia 2 settembre 2010, n. 169, rubricato “Regolamento recante la disciplina degli onorari, delle indennità e dei criteri di rimborso delle spese per le prestazioni professionali dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili”, all’art. 18 dispone che “al Professionista che per l’adempimento dell’incarico si rechi fuori dalla sede dello studio, spetta un compenso per il rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno. Le spese di viaggio sono determinate in misura pari:
  1. a) al costo del biglietto di prima classe in caso di trasporto ferroviario;
  2. b) al costo del biglietto di ‘business class’ in caso di tratte intercontinentali e al costo del biglietto della economy class in caso di tratte nazionali e continentali del trasporto aereo;
  3. c) al costo chilometrico risultante dalle Tariffe Aci del mezzo privato utilizzato”.

Con riguardo ai rimborsi per spese di viaggio devono intendersi, quali spese effettivamente sostenute, le spese relative al carburante e al pedaggio autostradale correlate a ciascuna delle visite presso l’Ente.

La normativa prescrive che, con Regolamento di contabilità o con Delibera di nomina ovvero con apposita Convenzione, sia individuato il metodo di determinazione delle spese di viaggio, non disponendo specificatamente in merito. Pertanto, ciascun Ente potrà individuare autonomamente la modalità di determinazione del rimborso delle spese di viaggio del proprio Organo dei Revisori, ritenuta corretta, purché sufficiente ad indennizzare le spese effettivamente sostenute dal Revisore.

Numerosi Enti, al fine di stabilire i rimborsi delle spese di viaggio dei Revisori, mutuano il criterio di calcolo previsto e normato per le spese di viaggio degli Amministratori, rimborsando i Revisori in ragione di un quinto del costo di un litro di benzina per ogni chilometro percorso (viaggio andata e ritorno dal luogo di residenza alla sede dell’Ente Locale); altri Enti invece adottano il criterio previsto per i Professionisti, ossia il rimborso del “costo chilometrico risultante dalle tariffe Aci”. Piuttosto frequentemente accade anche che gli Enti Locali individuino un criterio forfettario per la determinazione delle stesse spese in oggetto.

Ciascuno dei criteri sopra riportati può ritenersi legittimo, allorché consenta adeguatamente di recuperare i costi diretti sostenuti per il viaggio.

Qualora l’Ente non intervenga al momento della Delibera di nomina ovvero nel proprio Regolamento di contabilità o in uno specifico Regolamento, disciplinando autonomamente le modalità di calcolo dei rimborsi spese, non può ritenersi che venga meno il diritto riconosciuto dei componenti dell’Organo di revisione di essere rimborsati delle spese di viaggio sostenute per l’espletamento delle funzioni di revisione presso l’Ente Locale in cui è nominato.

Nel caso in cui l’Ente non abbia previsto una specifica modalità di determinazione del rimborso chilometrico per le spese di viaggio, riteniamo che risulti legittimo applicare quanto disposto per le categorie professionali, ossia il rimborso chilometrico sulla base delle Tariffe Aci pubblicate annualmente per ogni specifico autoveicolo, non essendo il Revisore degli Enti Locali appartenente ad un Organo politico dell’Ente o dipendente dello stesso.

La determinazione di un rimborso spese forfettario per singolo componente per una cifra prestabilita forfettaria non risulta conforme al disposto del Dm. Interno 20 maggio 2005, in quanto è previsto che ai componenti dell’Organo di revisione spetta il rimborso delle spese effettivamente sostenute; in tal caso i diversi Revisori percepirebbero a titolo di rimborso spese una somma identica nonostante sostengano spese di viaggio evidentemente diverse, in certi casi anche in modo considerevole, in ragione della diversa distanza della sede del Comune dal loro domicilio.

Pertanto, ancorché le modalità di calcolo dei rimborsi sia demandata anche alla Deliberazione consiliare di nomina, la concreta determinazione del rimborso dovrà consentire l’effettivo ristoro delle spese sostenute dai Revisori e, nello stesso tempo, non dovranno essere liquidate somme a tale titolo qualora non ne venga dimostrato l’effettivo sostenimento[2] (vedasi anche la conforme Deliberazione Corte dei conti Lombardia n. 329/2015), comunque sempre nel limite complessivo previsto dall’art. 241, comma 6-bis, del Tuel, ossia importo annuo del rimborso delle spese di viaggio e per vitto e alloggio, ove dovuto, ai componenti dell’Organo di revisione non può essere superiore al 50% del compenso annuo attribuito agli stessi revisori, al netto degli oneri fiscali e contributivi.

Alleghiamo schema con indicata tipologia, modalità e limiti riguardo ai rimborsi spese spettanti ai Revisori dei conti degli Enti Locali.

 

 

Tipologia

 

Sub-tipologia

 

Rimborso spese    minimo

 

Rimborso spese massimo

 

Documento di riferimento

Documento giustificativo

per “presenza necessaria”

 

Spese viaggio

1° alternativa

 

Qualora utilizzabili efficacemente i mezzi pubblici, rimborso totale

 

Regolamento contabilità o specifico regolamento

+biglietto mezzi pubblici

 

Verbale Organo revisione

 

 

Spese viaggio

2° alternativa

Qualora non risulti possibile utilizzare efficacemente i mezzi pubblici per la tratta interessata (+ voci)  

Regolamento contabilità o specifico regolamento

 

Verbale Organo revisione

 

 

 

 

Carburante

Rimborso forfettario per km., pari almeno al consumo medio per lo specifico veicolo utilizzato

(per es. anche 1/5 del costo della benzina super, se nel momento parametro congruo)

Tariffa Aci per lo specifico veicolo utilizzato

(ingloba tutte le voci di costo di riferimento per un autoveicolo: carburante, bollo, assicurazione, manu- tenzione ordinaria, ecc.)

Pedaggio autostradale Rimborso totale per la tratta percorsa. Rimborso totale per la tratta percorsa.
 

Spese per parcheggio a pagamento

Se non utilizzabili altre alternative efficacemente, rimborso totale Se non utilizzabili altre alternative efficacemente, rimborso totale
 

 

Spese vitto

 

 

 

Rimborso pari a quello spettante agli assessori dell’Ente locale.

 

Rimborso pari a quello spettante agli assessori dell’Ente locale.

 

Regolamento Giunta

+ fattura o ricevuta fiscale

Verbale dell’Organo revisione che dimostri la permanenza necessaria presso l’Ente Locale oltre un certo numero di ore
 

 

 

Spese alloggio

 

 

 

 

Rimborso pari a quello spettante agli assessori dell’Ente locale

 

 

Rimborso pari a quello spettante agli assessori dell’Ente locale

 

 

Regolamento Giunta

+fattura o ricevuta fiscale

Verbale Organo revisione che dimostri la permanenza necessaria presso l’Ente Locale in 2 giorni consecutivi (tenuto conto della distanza chilometrica significativa dal luogo di residenza del revisore)

[1] Art. 241, comma 7, Tuel: “l’Ente Locale stabilisce il compenso spettante ai Revisori con la stessa Delibera di nomina.”

[2] La Corte dei conti Toscana, in una verifica sulla sana gestione per un Comune in Provincia di Prato – programma controlli 2005 per l’anno 2003 – ebbe a precisare, con riguardo al Revisore dei conti (punto 5.1), che “(….) circa la previsione nella Convenzione del rimborso forfettario delle spese di viaggio, si è rappresentato all’Ente che in base alla normativa di specie sembra esclusa tale ammissibilità dei rimborsi forfettari, in quanto spettanti se le spese siano effettivamente sostenute”.

 

di Giuseppe Vanni e Nicola Tonveronachi


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