Conferimento incarichi dirigenziali a tempo indeterminato: la Corte Veneto si esprime sui limiti introdotti dalla “Legge di stabilità 2016”

Conferimento incarichi dirigenziali a tempo indeterminato: la Corte Veneto si esprime sui limiti introdotti dalla “Legge di stabilità 2016”

Nella Delibera n. 12 dell’11 gennaio 2017 della Corte dei conti Veneto, viene chiesto un parere in merito alla interpretazione dell’art. 1, commi 219, 221, 224 e 228, della Legge n. 208/15.In particolare, viene chiesto:

– se il comma 219 si applichi ai Comuni;

– se, in caso di risposta positiva al primo quesito,la disposizione in questione impedirebbe il conferimento di incarichi dirigenziali a tempo indeterminato ovvero le assunzioni ex art. 110, comma 1, del Dlgs. n. 267/00;

– se il comma 228, oltre a ridurre le percentuali delle facoltà assunzionali, escluda del tutto, nella sua formulazione testuale, le assunzioni a tempo indeterminato di Dirigenti.

La Sezione risponde al quesito in esame con un triplice ordine di argomentazioni:

  • sul piano letterale, la norma si riferisce a tutte le Amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del Dlgs. n. 165/01, senza introdurre alcuna espressa eccezione per gli Enti Locali. Infatti, sotto tale profilo, il rinvio tout court all’art. 1, comma 2, del Dlgs. n. 165/01, costituisce una tipica modalità attraverso cui il Legislatore perimetra per relationem l’ambito soggettivo di disciplina, estendendolo a tutti i soggetti enunciati nella disposizione in materia di Pubblico Impiego;
  • in secondo luogo, sul piano sistematico, il comma 224 della citata Legge n. 208/15, nel prevedere che resti escluso dal campo di applicazione del comma 219, tra gli altri, il personale delle Città metropolitane e delle Province adibito all’esercizio di “funzioni fondamentali”, non fa altro che confermare l’opzione ermeneutica sopra indicata, atteso che siffatta eccezione non avrebbe ragion d’essere se gli Enti Locali fossero esclusi a priori, per estraneità soggettiva, dal raggio operativo della disciplina in esame;
  • infine, sul piano logico-teleologico, la norma mira a precostituire, in ottica di efficienza organizzativa,le condizioni migliori per la piena attuazione della riforma della dirigenza tracciata dalla Legge n. 124/15 e per il completo assorbimento del personale soprannumerario degli Enti di Area vasta, secondo il percorso delineato dalla Legge n. 190/14. Secondo la Sezione, si tratta di 2 obiettivi che coinvolgono, non solo le Amministrazioni statali, ma anche gli Enti territoriali, sicché un’eventuale esclusione degli stessi dall’ambito applicativo del comma in esame, in assenza di espressa previsione di legge, sarebbe irragionevole alla luce delle finalità che il Legislatore intende perseguire.

Alla luce di tali considerazioni, il richiamo ai posti di dirigenza di prima e seconda fascia non sembra costituire elemento ermeneutico dirimente in senso contrario alla generale applicabilità della norma alle Pubbliche Amministrazioni, salve le espresse e specifiche eccezioni previste, tanto più che la disposizione si colloca in linea di continuità con altre norme che hanno fortemente limitato e condizionato le capacità assunzionali degli Enti Locali.

Poi, secondo la Sezione, non sembra sussistere il paventato contrasto tra il comma 219 e il successivo comma 228; quest’ultimo, nel sancire una riduzione delle percentuali del turn over per il triennio 2016-2018 limitatamente al personale a tempo indeterminato di qualifica non dirigenziale, ha lasciato inalterata la disciplina già esistente con riferimento al personale dirigenziale e limitatamente ai posti disponibili ai sensi del precedente comma 219.

Una volta riconosciuta l’applicabilità della disciplina in commento ai posti dirigenziali degli Enti Locali, deve ritenersi che ricadano nel vincolo di indisponibilità anche gli incarichi dirigenziali a tempo determinato conferiti entro i limiti di cui all’art. 110, comma 1, del Tuel, ossia in misura non superiore al 30% dei posti istituiti nella dotazione organica della medesima qualifica, trattandosi di fattispecie, da un lato, non rientranti tra le eccezioni previste dal medesimo comma 219 e, dall’altro lato, certamente attratte nella valenza onnicomprensiva della previsione finale.


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