Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi: anche i Comuni parrebbero poterne beneficare

Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi: anche i Comuni parrebbero poterne beneficare

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’istanza di Interpello n. 389 del 22 settembre 2020, ha ritenuto che anche i Comuni, pur non essendo soggetti Ires in base all’art. 74, comma 1, del Tuir (Dpr. n. 917/1986), possono beneficiare del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, disciplinato dall’art. 1, comma 185, della Legge n. 160/2019.

Il Comune istante ha richiamato a supporto la Circolare n. 44/E del 2009 e la Circolare n. 5/E del 2015 relativa alla disciplina del credito di imposta per investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’art. 18 del Dl. n. 91/2014, in base alla quale “inoltre, possono beneficiare della misura agevolativa anche gli enti non commerciali con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata”.

Il Comune istante esercita nell’ambito della produzione e distribuzione di energia elettrica un’attività commerciale – seppur ai soli fini Iva, adempiendo agli obblighi previsti dal Dpr. n. 633/1972 – e pertanto ha ritenuto di poter beneficiare di tale credito.

L’Agenzia delle Entrate ha richiamato l’art. 1, comma 185, della Legge n. 160/2019, in base al quale “alle Imprese che a decorrere dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione, effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato è riconosciuto un credito di imposta alle condizioni e nelle misure stabilite dai commi 188, 189 e 190 in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili”. Inoltre, per definire l’ambito soggettivo, anche il successivo comma 186 prevede che “possono accedere al credito d’imposta tutte le Imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le Stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito. Sono escluse le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale prevista dal Rd. n. 267/1942, dal ‘Codice’ di cui al Dlgs. 12 gennaio 2019, n. 14, o da altre leggi speciali o che abbiano in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni. Sono inoltre escluse le imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’art. 9, comma 2, del Dlgs. n. 231/2001”.

La citata disposizione, con ampia formulazione letterale, circoscrive l’ambito soggettivo di applicazione della disciplina sul credito di imposta, individuando espressamente, anche se in maniera non esaustiva, i soggetti che ne risultano esclusi. Inoltre – afferma l’estensore della Risposta – “per quanto di interesse, occorre considerare che la modalità di fruizione dell’agevolazione fiscale in esame, sotto forma di credito di imposta, ne consente l’utilizzo anche al soggetto istante che, ai sensi dell’art. 74, comma 1 del Tuir, non è soggetto passivo ai fini Ires”. Pertanto, prosegue l’estensore, “nel condividere la soluzione interpretativa prospettata dal contribuente, si ritiene che anche il Comune istante, nella sua attività di produzione e distribuzione di energia elettrica, possa beneficiare del descritto meccanismo agevolativo a condizione che (nella diversa sede di attività di controllo) dimostri la sussistenza degli ulteriori requisiti previsti dalla disciplina sul credito di imposta di cui all’art. 1, commi 185 e seguenti della Legge n. 160/2019”.

La Risposta in commento appare contraria alle posizioni fino ad oggi assunte dall’Agenzia delle Entrate. Oltretutto, nella Risposta n. 397 del 23 settembre 2020, diffusa il giorno successivo (anch’essa oggetto di commento nella presente Rivista), la stessa Agenzia ha negato la possibilità per un Comune di beneficiare del cd.“Bonus facciate” (disciplinato dall’art. 1, commi 219 e seguenti, della stessa Legge n. 160/2019), con la giustificazione in tal caso che si tratta di una detrazione dall’imposta lorda, escludendo quindi dall’agevolazione quei contribuenti che, ai sensi dell’art. 74, comma 1, del Tuir, non versano l’Ires. Invece, nel caso del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, il comma 191 prevede esclusivamente l’utilizzo in compensazione tramite Modello “F24” (ex art. 17 del Dlgs. n. 241/1997) e tale elemento, a parere dell’estensore, sarebbe sufficiente a ricomprendere i Comuni nell’agevolazione, semplicemente perché invece che decurtare il credito dall’Ires da pagare in futuro, è possibile compensarlo con Modello “F24”.

In pratica, l’ambito soggettivo di applicazione delle sopra citate agevolazioni non viene ricondotto all’essere Impresa ed allo svolgere attività commerciale ai fini dell’Ires, escludendo così chi non è soggetto ad Ires ai sensi dell’art. 74, comma 1, del Tuir (tra cui i Comuni), bensì alla possibilità tecnica di poter compensare il credito … E’ chiaro che per un Comune tale interpretazione è da leggersi con favore, al di là poi delle difficoltà applicative, non indifferenti, ma è dovere dello scrivente sollevare le suesposte perplessità ed incoerenze, in risposta alle quali sarebbe auspicabile un chiarimento perentorio da parte dell’Agenzia delle Entrate, magari nell’ambito di una Circolare (Documento di prassi certamente diverso dalla Risposta al caso specifico) avente ad oggetto appunto le agevolazioni fiscali di cui possono beneficiare i Comuni, specie le molteplici disciplinate dalle recenti “Legge di bilancio”. Il tutto per non perdere delle opportunità, ma anche per evitare errori e contenziosi futuri con la stessa Amministrazione finanziaria.

D’altra parte, non possiamo non ricordare in questa sede che, recentemente, la stessa Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 313 del 4 settembre 2020, sempre in risposta ad un Comune ha affermato che, con riferimento alle attività “commerciali” ai fini dell’Ires, anche i Comuni sarebbero soggetti all’obbligo di verifica del “Durf” in quanto sostituti d’imposta, non ricordandosi però dell’esclusione soggettiva di tali Enti da Ires ai sensi dell’art. 74, comma 1, del Tuir, che rende di fatto tale posizione inapplicabile.

di Francesco Vegni


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