“Decreto Dignità”: le principali novità introdotte dal primo intervento legislativo del Governo Conte

“Decreto Dignità”: le principali novità introdotte dal primo intervento legislativo del Governo Conte

Il  Dl. 12 luglio 2018, n. 87, meglio noto come “Decreto Dignità” e in vigore dal 14 luglio 2018, ha approvato una serie di misure in materia di contratti a tempo determinato, licenziamento ingiustificato e ha dato il via libera ad una serie di semplificazioni fiscali.

Qui di seguito il quadro delle principali novità introdotte dal Provvedimento.

Capo I- Misure per il contrasto al precariato

Artt. 1-3 -Le nuove limitazioni alle assunzioni a termine

Il Governo è intervenuto con un vero e proprio “giro di vite” sui contratti a termine. In proposito, l’art. 1 apporta modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato prevista dal Dlgs. n. 81/15 (c.d. “Jobs Act”), prevedendo una riduzione del termine massimo al contratto a tempo determinato che non può essere superiore a 24 mesi (precedentemente 36 mesi) e, nel caso di contratto con durata superiore a 12 mesi, devono sussistere le seguenti condizioni:

  1. esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività del datore di lavoro, nonché sostitutive di altri lavoratori;
  2. incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria e picchi di attività.

Quanto alle proroghe del contratto a termine, disciplinate dall’art. 21 del Dlgs. n. 81/15, è previsto che possano essere disposte senza l’indicazione di una causale solo nell’ambito dei primi 12 mesi di durata, con una riduzione del numero complessivo da 5 a 4 nel medesimo contratto.

In caso di rinnovo del contratto, il datore di lavoro deve indicare una delle specifiche condizioni sopra indicate, previste dal novellato art. 19, comma 1, del Dlgs. n. 81/15.

L’art. 2, intervenendo a modificare l’art. 34, comma 2, del Dlgs. n. 81/15, ha stabilito che al lavoratore da somministrare assunto a tempo determinato si applica la disciplina del contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, ad eccezione degli artt. 23, concernente il numero complessivo dei contratti a tempo determinato, e 24, relativo ai diritti di precedenza. Rispetto alla previgente disciplina del contratto di somministrazione a tempo determinato, ne deriva che a tali rapporti ora si applicano anche l’art. 19, commi da 1 a 3, e l’art. 21.

Pertanto, ai rapporti di lavoro in somministrazione a termine:

  • sarà necessario apporre la clausola con le ragioni giustificatrici, sopra indicate in caso di superamento dei dodici mesi di durata;
  • non potranno avere durata complessiva superiore a ventiquattro mesi, anche se, presso la Direzione territoriale del lavoro competente per territorio, potrà essere stipulato un ulteriore contratto oltre tale limite;
  • si dovrebbero applicare le norme limitatrici delle proroghe, sebbene l’art. 34, comma 2, secondo periodo, del Dlgs. n. 81/15, continui a rinviare per tale aspetto allo specifica disciplina del contratto collettivo applicato dal somministratore;
  • si applica la disciplina dei rinnovi prevista per il contratto, per cui tra un contratto e l’altro devono trascorrere intervalli di tempo di 10 o 20 giorni, in funzione della durata fino a 6 mesi o superiore a 6 mesi del contratto precedente.

I contratti per attività stagionali possono essere rinnovati o prorogati anche in assenza ditali condizioni.

Al fine di indirizzare i datori di lavoro verso l’utilizzo di forme contrattuali stabili, è previsto l’aumento di 0,5% punti percentuali del contributo addizionale per ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione (art. 3), che si va ad aggiungere all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali destinato a finanziare la “Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego” (“Naspi”), secondo quanto previsto dall’art. 2, comma 28, della Legge n. 92/12 (c.d. “Legge Fornero”).

Le citate disposizioni non trovano applicazione relativamente ai contratti stipulati dalla P.A., ai quali continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti anteriormente alla data di entrata in vigore del presente Decreto.

Art. 4 – Differimento del termine di esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali in tema di diplomati magistrali

Per garantire la continuità didattica, l’art. 4 concede al Miur 120 giorni di tempo per dare esecuzione ad ogni provvedimento giurisdizionale che comporti la decadenza di contratti di lavoro stipulati con docenti in possesso di diploma magistrale, conseguito entro l’a.s. 2001-2002, inseriti con riserva nelle graduatorie ad esaurimento. Questo alla luce della Decisione dell’Adunanza Plenaria n. 11/2017, con la quale Palazzo Spada ha dichiarato insufficiente, ai fini dell’inserimento nelle citate graduatorie, il possesso del solo diploma magistrale, anche ove questo sia stato conseguito entro l’a.s. 2001/2002.

Capo II – Misure di contrasto alla delocalizzazione e la salvaguardia dei livelli occupazionali

Artt. 5-8 – Delocalizzazione degli investimenti e credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo

Con gli artt. da 5 a 7 il Governo introduce una serie di misure volte a scoraggiare la delocalizzazione delle imprese che hanno beneficiato di aiuti di Stato.

Tali benefici, secondo la nuova disciplina, decadono ove l’attività economica interessata sia delocalizzata (del tutto o in parte) in Stati non appartenenti all’Unione europea, eccezion fatta per quelli aderenti allo Spazio economico europeo, entro 5 anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata.

La decadenza dalla fruizione di specifici benefici scatta anche per le imprese italiane o estere (ma operanti nel territorio nazionale) che, avendo beneficiato di aiuti di Stato che prevedano una valutazione dell’impatto occupazionale, non abbiano garantito il mantenimento di determinati livelli occupazionali.

In applicazione dell’art. 7, in caso di cessione o delocalizzazione degli investimenti scatta anche il recupero del beneficio dell’iper ammortamento introdotto dall’art. 1, comma 9, della “Legge di bilancio 2017”.

Infine, l’art. 8 dispone l’esclusione dal credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo di cui al Dl. n. 145/13, di taluni costi di acquisto – anche in licenza d’uso – di beni immateriali connessi ad operazioni infragruppo.

Capo III- Misure per il contrasto alla ludopatia

Art. 9 – Ludopatia

L’art. 9 vieta ogni forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo.

I contratti di pubblicità in essere alla data dell’entrata in vigore del Dl. n. 87/2018 in commento continuano ad applicarsi fino alla scadenza o comunque entro e non oltre il 14 luglio 2019. Dal 1° gennaio 2019, il divieto si applica anche alle sponsorizzazionidi eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione a contenuto promozionale.

Capo IV- Misure in materia di semplificazione fiscale

Artt. 11-12 – “Spesometro” e “split payment

L’art. 11, con riferimento al c.d. “spesometro”, di cui all’art. 21, comma 1, del Dl. n. 78/10, stabilisce che i dati relativi al terzo trimestre del 2018 possono essere trasmessi entro il 28 febbraio 2019, invece che entro il 30 novembre 2019. Per chi effettua l’invio semestrale, le scadenze sono il 30 settembre 2018 per il primo semestre ed il 28 febbraio 2019 per il secondo semestre.

Ricordiamo che, per gli Enti Locali, l’adempimento riguarda le sole fatture di vendita cartacee emesse verso soggetti Iva, dal momento che le fatture elettroniche transitano già dal “Sistema di interscambio”.

L’art. 12, con una nuova modifica all’art. 17-ter,del Dpr. n. 633/72, stabilisce che, a partire dalle fatture emesse dal 15 luglio 2018, ossia successivamente alla data di entrata in vigore del “Decreto Dignità”, lo “split payment” non si applica più, come avveniva fino al 30 giugno 2017, alle prestazioni di servizi rese ai soggetti i cui compensi sono assoggettati a ritenuta Irpef a titolo d’imposta, oppure a titolo d’acconto ai sensi dell’art. 25, del Dpr. n. 600/73.

Capo V- Disposizioni finali e di coordinamento

Art. 13 – Società sportive dilettantistiche lucrative

Con questo art. 13 il “Dl. Dignità” sopprime la disciplina introdotta dalla “Legge di bilancio 2018” (Legge n. 205/17) che aveva previsto la possibilità di esercitare le attività sportivo-dilettantistiche anche mediante Società sportive dilettantistiche a scopo di lucro.

Conseguentemente, vengono modificate anche le seguenti disposizioni:

  • l’art. 2, comma 2, lett. d), del Dl. n. 81/15, sopprime il riferimento alle Ssd lucrative tra i soggetti che possono utilizzare il rapporto di collaborazione, senza presunzione di lavoro subordinato;
  • l’art. 90, comma 24, della Legge n. 289/00, ripristina la disciplina in materia di uso e gestione degli impianti sportivi ante novità della “Legge di bilancio 2018”.

Pertanto, l’uso degli impianti sportivi in esercizio da parte degli Enti Locali territoriali deve essere garantito a tutte le Società e Associazioni sportive, indipendentemente se dilettantistiche o meno; mentre resta invariato il comma 25, secondo cui, qualora l’Ente pubblico territoriale decida di non gestire direttamente gli impianti sportivi, la gestione deve essere affidata in via preferenziale a Società e Associazioni sportive dilettantistiche.

Inoltre, viene istituito un apposito “Fondo” da destinare ad interventi in favore delle Società sportive dilettantistiche.


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