Dissesto idrogeologico: scarso uso risorse e inefficacia misure adottate

Dissesto idrogeologico: scarso uso risorse e inefficacia misure adottate

Con il Comunicato-stampa n. 75 del 6 novembre 2019, la Corte dei conti pone in evidenza la Relazione sul “Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico (2016-2018)” approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato con la Delibera n. 17/2019, che ha preso in esame le modalità di funzionamento e di gestione del “Fondo”, la governance e le responsabilità dei soggetti attuatori e l’efficacia delle misure emanate. In particolare, i dati scientifici a disposizione dimostrano che il Paese è interessato, in misura crescente e preoccupante, da fenomeni diffusi di dissesto idrogeologico che si sono acuiti, sia per gli effetti dei cambiamenti climatici, che soprattutto per l’aumento del consumo del suolo nel nostro Paese, che è passato dal 2,7% degli anni ’50 al 7,65% del 2017. Nonostante i tentativi intrapresi dai vari Governi che si sono succeduti, non sembra ancora essere compiutamente definita una vera e propria politica nazionale di contrasto al dissesto idrogeologico, di natura preventiva e non emergenziale, coerente anche con una politica urbanistica e paesaggistica, rispettosa dei vincoli ambientali, con interventi di breve, medio e lungo periodo. L’analisi dei dati acquisiti dalle Amministrazioni ha fatto emergere una grave criticità dovuta alla frammentazione e disomogeneità delle fonti con effetti negativi sulla rappresentazione reale del rischio idrogeologico e sulla efficacia degli interventi richiesti. Il sistema di controlli e monitoraggi del “Fondo”, previsto dalle disposizioni normative e regolamentari, è risultato carente e pressoché assente, atteso che il controllo si è concentrato esclusivamente sui dati relativi alla spesa e non è stato esercitato in corso d’opera.

Tuttavia, nello specifico, le risorse effettivamente erogate alle Regioni, a partire dal 2017, rappresentano, negli anni oggetto dell’indagine, solo il 19,9% del totale complessivo (100 milioni di Euro) in dotazione al “Fondo”.

Numerose sono le criticità a livello nazionale e a livello locale:

  • l’inadeguatezza delle procedure e la debolezza delle strutture attuative;
  • l’assenza di adeguati controlli e monitoraggi;
  • la mancata interoperabilità informativa tra Stato e Regioni;
  • la necessità di revisione dei progetti approvati e/o delle procedure di gara ancora non espletate;
  • la frammentazione e disomogeneità delle fonti dei dati sul dissesto.

È inoltre emersa la diffusa difficoltà delle Amministrazioni nazionali e locali di incardinare l’attività di tutela e prevenzione nelle funzioni ordinarie, con il conseguente ripetuto ricorso alle gestioni commissariali.

In conclusione, la Corte dei conti raccomanda l’adozione di un Sistema unitario di banca-dati di gestione del “Fondo”, assicurando in tempi rapidi la revisione dell’attuale Sistema e che il nuovo quadro normativo e regolamentare, di recente introdotto, garantisca l’unitarietà dei livelli di governo coinvolti, la semplificazione delle procedure di utilizzo delle risorse nonché il potenziamento del monitoraggio e del controllo sugli interventi.


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