Enti Locali: l’allarme di Cisl Sicilia, “con l’attuazione integrale della riforma contabile si allunga l’ombra di default”

Enti Locali: l’allarme di Cisl Sicilia, “con l’attuazione integrale della riforma contabile si allunga l’ombra di default”

Lo spettro del default incombe sui Comuni siciliani, non solo per i mancati trasferimenti del Governo regionale ma anche in conseguenze della completa attuazione – a partire dal prossimo 1° gennaio – della riforma contabile introdotta dal Dlgs. n. 118/11.

Il tema delle implicazioni connesse all’armonizzazione dei sistemi contabili è stato dibattuto ieri, 26 novembre 2015, nell’ambito delle Giornate dell’economia nel Mezzogiorno organizzate a Palermo dalla Cisl-Sicilia.

Sta per partire, nel silenzio generale – si legge nella Nota diffusa dal Sindacato a margine dell’incontro – una rivoluzione dei conti che pende come spada di Damocle sui bilanci di Regione e Municipi. Scatterà il primo gennaio dell’anno nuovo e imporrà, all’una e agli altri, l’attuazione integrale del decreto legislativo 118 del 2011 che reca nuove norme in materia di contabilità pubblica”.

L’incontro, che ha visto la partecipazione di Mimmo Milazzo, Segretario generale della Cisl Sicilia, Pietro Busetta, Presidente della Fondazione Curella e del Comitato scientifico delle Giornate, Paolo Amenta, Vice-Presidente dell’Anci Sicilia, Luciano Abbonato, Assessore al Bilancio del Comune di Palermo, Nicola Tonveronachi, esperto di contabilità pubblica e Amministratore delegato di Centro Studi Enti Locali e Riccardo Compagnino, Consulente Cisl per le Politiche finanziarie e di bilancio.

Cisl ha ricordato che dal prossimo anno le Pubbliche Amministrazione “saranno costrette a comportarsi alla maniera delle aziende private […], elaborando bilanci consolidati che dovranno riunire assieme, in un unico aggregato, i conti dell’ente pubblico e delle sue Partecipate”.

Sarebbe proprio quest’ultimo il nodo che rischia di prefigurare numerosi dissesti nell’isola. Il solo sistema degli Ato – ha dichiarato Mimmo Milazzo – in Sicilia cumula debiti per quasi due miliardi.

L’attuazione del Dlgs. n. 118/11 implica anche, come ricordato da Riccardo Compagnino, “che, d’ora in avanti, enti pubblici e società partecipate potranno spendere, annualmente, solo se in cassa ci sarà denaro certo. Ancora, che dovranno inserire la gestione annuale per cassa nell’ambito della programmazione triennale per competenza”.

La riforma della contabilità farebbe dunque a pugni  – come evidenziato dal Sindacato siciliano – con il “malcostume di governo della cosa pubblica secondo cui, per esempio, enti locali in rosso tagliano la spesa per minori, anziani e soggetti deboli ma spendono montagne di milioni ricorrendo all’artifizio contabile dei cosiddetti debiti fuori bilancio. Sono costi non giustificati dai documenti contabili e dalla dubbia ricaduta in termini di interesse pubblico, che spesso nascondono – denuncia la Cisl – un vero e proprio danno erariale”.

Quali i rischi? “La nostra preoccupazione – ha detto il Segretario Milazzo – è che, in assenza di svolte di governo sul piano della politica di bilancio e non solo, enti locali e Regione finiscano con l’essere travolti dal dissesto. E che il collasso del sistema si traduca nell’azzeramento della spesa sociale e per iniziative di sviluppo, rendendo più problematico di quanto lo sia adesso il pagamento di stipendi e fornitori”.

Nel corso del dibattito sono state anche discusse le novità che si prefigurano all’orizzonte in relazione al “Ddl. stabilità 2016”, attualmente in discussione alla Camera. Per la Sicilia e le altre Regioni a statuto speciale, eccezion fatta per la Sardegna, l’obbligo del pareggio di bilancio sembra destinato a slittare al 2018. Questo però a condizione che venga rispettato il Patto Regione-Stato siglato nel giugno 2014: la Regione rinuncia a ogni contenzioso con il Governo nazionale fino al 2017 in cambio dell’allentamento del Patto di stabilità per 500 milioni.

Un’intesa che secondo la Cisl dovrebbe oggi – alla luce del rischio dissesto per molti Enti Locali – essere rinegoziata perché “pesa ancora più come ipoteca sul presente e sul futuro della Sicilia”.

Non meno preoccupanti i dati evidenziati dagli altri relatori: Pietro Busetta ha parlato del crollo verticale dell’economia siciliana degli ultimi anni che forse tornerà a crescere di qualche decimale solo nel 2016. Amenta ha definito disastrosa la situazione dei Comuni siciliani che, per effetto dell’attuazione della riforma contabile – faranno registrare “un buco di 80 milioni”.

Nicola Tonveronachi ha evidenziato che il Dlgs. n. 118/11 per Regioni ed Enti Locali – così come l’analogo Dlgs. n. 91/11, che riguarda lo Stato ma che resta inapplicato – “danno esecuzione al progetto Ue di armonizzazione dei sistemi contabili. In Italia – ha precisato – s’inseriscono nel contesto generato dalla riforma del tiolo V della Costituzione che ha portato ogni Regione a dotarsi di un proprio sistema contabile: ne è nato un caos, una babele. Ora, in Sicilia, Regione e Comuni facciano un’operazione-verità sui conti e costruiscano con i cittadini un rapporto all’insegna della fedeltà contributiva.


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