Finanza locale: analisi residui passivi dei Comuni negli anni 2011 – 2015

Finanza locale: analisi residui passivi dei Comuni negli anni 2011 – 2015

Sono stati pubblicati dalla Direzione centrale della Finanza locale del Ministero dell’Interno i risultati di uno studio condotto sui residui passivi dei Comuni. Lo studio ha evidenziato le dinamiche relative al periodo 2011-2015 e consente quindi di osservare i riflessi sulla giacenza dei residui passivi comunali derivanti da una serie di provvedimenti legislativi finalizzati alla riduzione dei debiti della P.A. e quelli connessi al varo della nuova contabilità armonizzata.

Stando a quanto rilevato dallo studio condotto dal Viminale, il volume dei residui passivi di fine gestione è stato pari, rispettivamente, per ciascuno degli anni compresi tra 2011 e 2015, a 71,11, 65,27, 63,58, 58,27 e 30,41 miliardi di Euro. Il trend nel periodo considerato evidenzia una flessione nel volume dei residui passivi proprio in concomitanza con gli interventi normativi “sblocca debiti” veicolati dai DDll. n. 35/13, n. 102/13, n. 66/14, nonché dalla Legge n. 147/13 e dal Dl. n. 78/15. Ancora più marcata la variazione (-47,81%) registrata in concomitanza con l’entrata in vigore, dall’anno 2015, della riforma della contabilità dettata dal Dlgs. n. 118/2011.

I residui passivi di parte corrente registrano una flessione in particolar modo nel 2014 rispetto al 2012 (- 3,16 miliardi di Euro). Tale dinamica prosegue anche nel 2015 (-3,90 miliardi di euro).

In valori percentuali, i residui in conto capitale registrano nel 2015 una marcata riduzione (-68%), a fronte di una flessione molto più modesta dei residui passivi di parte corrente (-18,90%).

Disaggregando il dato relativo per zona geografica, per l’anno 2011 si evidenzia come il 45% circa dei residui passivi sia concentrato nelle Regioni Campania, Lazio e Lombardia (percentuale sostanzialmente immutata per le predette Regioni per l’anno 2015). Se guardiamo invece alla dimensione demografica, il rapporto tra i residui passivi finali e quelli iniziali risulta in crescita dal 2012 al 2013, per la costituzione di residui passivi di nuova formazione, per diminuire in maniera significativa negli anni successivi. In particolare, nel 2015, l’adozione delle nuove regole di gestione economico finanziarie degli Enti Locali ha significativamente prodotto un impatto positivo, passando da uno smaltimento dei residui dal 48,89% del 2012 al 57,22% del 2014. L’effetto si può collegare, da un lato, all’affievolirsi dell’effetto dei provvedimenti volti allo smaltimento debiti della PA e, dall’altro, dall’incremento dei minori residui nel periodo considerato anche per effetto dell’entrata in vigore della riforma sull’armonizzazione dei sistemi contabili.

Il dato regionale evidenzia come il volume più elevato dei pagamenti, nel 2014, sia in corrispondenza dei Comuni delle Regioni Campania, Lombardia e Lazio. Nel caso dei Comuni appartenenti alla Campania ed al Lazio, questi risultano essere tra quegli Enti con più elevato stock di residui passivi di fine gestione e allo stesso tempo maggiormente beneficiari degli interventi finalizzati allo smaltimento dei debiti pregressi della PA. L’indice di smaltimento dei residui passivi comunali mostra un trend positivo sino al 2014, scendendo nel 2015, presumibilmente, in relazione alla riduzione dei pagamenti nel periodo considerato (-28% circa, rispetto al 2014).

Lo studio ha anche analizzato i valori su base regionale, con riferimento all’anno 2015, dopo l’entrata in vigore delle nuove regole di gestione introdotte dal Decreto legislativo n. 118/11. A fronte di un valore nazionale pari 48,03%, si evidenzia un più elevato indicatore di smaltimento in corrispondenza dei Comuni appartenenti all’Italia settentrionale e una tendenziale diminuzione dei residui passivi.

Per far fronte a uno dei principali fattori critici del Sistema finanziario italiano, ovvero lo slittamento dei tempi di pagamento delle fatture emesse, sono state riportate alcune manovre, che hanno riscosso effetti positivi sulla gestione della Cassa Depositi e Prestiti dei Comuni, permettendo di beneficiare di 3,11 miliardi di Euro a favore di 1.425 Comuni.

Il dato disaggregato su base regionale mostra come circa il 70% delle erogazioni a valere del Dl. n. 78/15 sia stato destinato a favore dei Comuni appartenenti alle Regioni Campania, Sicilia e Calabria, mentre nel periodo 2012–2014 (ante e post entrata in vigore di buona parte dei provvedimenti legislativi esaminati), la maggiore riduzione dei residui sia riscontrabile per i Comuni del Piemonte, della Campania e della Calabria.

Appare opportuno fornire qualche spunto di riflessione sugli effetti derivanti dal Dlgs. n. 118/11 sullo stock dei residui passivi. La “sterilizzazione” dei residui passivi conseguente l’operazione di riaccertamento straordinario può infatti fornire una dimensione dei debiti dei Comuni più realistica.

L’ultimo degli anni esaminati, il 2015, è stato contraddistinto da una consistente riduzione dei residui di fine gestione (-47,81%, rispetto all’anno precedente);più nel dettaglio, la percentuale di abbattimento dei residui passivi di fine gestione è evidenziata dai Comuni appartenenti alla Sardegna ed in gran parte alle Regioni dell’Italia meridionale (Campania, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria), maggiormente elevata rispetto a quello nazionale. Lo stock dei residui passivi provenienti dalle pregresse gestioni evidenzia una flessione particolarmente marcata (-70% circa), passando da 33,86 a 10,19 miliardi di Euro.

La fonte dati è costituita dai certificati di conto consuntivo dei Comuni relativi agli anni 2011-2015 pervenuti al Ministero dell’Interno, con esclusione dei Comuni appartenenti alle Regioni a Statuto speciale (Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige), pari a 6.607 su un totale complessivo di oltre 7.400 Enti, Enti che hanno prodotto i predetti certificati per tutti gli anni ricompresi nell’arco temporale considerato.

Dal quadro descritto si può sintetizzare come le politiche pubbliche finalizzate allo smaltimento dello stock dei residui passivi accumulato dai Comuni nelle pregresse gestioni abbiano prodotto effetti apprezzabili. Un contributo sostanziale potrà essere ulteriormente fornito anche dalla progressiva ulteriore adozione di riforme strutturali finalizzate al completo smaltimento dello stock di debiti accumulati dalla P.A., in particolar modo nelle aree territoriali ove il fenomeno dell’indebitamento commerciale appare manifestarsi maggiormente.

di Elisa Erriu


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