Ici: imposta da versare in base alla “rendita attribuita”

Ici: imposta da versare in base alla “rendita attribuita”

Nell’Ordinanza n. 10234 del 27 aprile 2018 della Corte di Cassazione, una Società riceveva un avviso di accertamento con il quale l’Agenzia del Territorio attribuiva ad un edificio industriale, della suddetta Società contribuente e sito in un Comune lombardo, la rendita catastale di Euro 42.260 e lo inquadrava nel gruppo catastale D/8. Tale immobile risultava denunciato, con richiesta di rendita catastale, al nuovo catasto edilizio urbano fin dal 5 settembre 1985. Fino al momento della suddetta notifica dell’attribuzione della rendita catastale da parte dell’Ufficio del Territorio, ed in assenza di un valore provvisorio, la Società contribuente aveva calcolato e versato l’imposta Ici in funzione del cd. “valore contabile”. Poi, nel 2010, la Società presentava richiesta di rimborso per Euro 151.310,60 al Comune in questione, importo pari alla differenza fra la maggior imposta Ici versata dal 2000 al 2009 e il minor importo che la Società avrebbe pagato se l’Ufficio del Territorio avesse attribuito già in precedenza la rendita catastale. Il Comune in questione rigettava la richiesta della Società.

La Suprema Corte afferma che il valore determinato con riferimento alla rendita dei fabbricati similari già iscritti produce effetti meramente provvisori (cioè fino alla “comunicazione” della “rendita attribuita”) e la comunicazione di attribuzione della rendita impone alle parti del rapporto tributario concernente l’Ici di determinare l’imposta effettivamente dovuta, anche per le annualità pregresse, in base alla “rendita attribuita”. Dunque, la classificazione catastale di immobili posseduti da Imprese, sino a quel momento tassati sulla base del valore indicato in bilancio, consente, nella vigenza dell’art. 11, comma 1, del Dlgs. n. 504/92, la riliquidazione dell’Imposta dovuta sugli anni pregressi, con diritto del contribuente al rimborso in tutte le ipotesi di versamento di somme non dovute, essendo irrilevante il pregresso adempimento degli obblighi impositivi in base ai valori contabili.

Infine, i Giudici di legittimità pongono in evidenza che, se è vero che il termine di 3 anni dal giorno del pagamento o da quello in cui è stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione, previsto a pena di decadenza dall’art. 13 del Dlgs. n. 504/92, per le richieste di rimborso del contribuente, non può ritenersi sostituito con quello quinquennale introdotto, dall’art. 1, comma 164, della Legge n. 296/06, ove già maturato alla data di entrata in vigore della nuova disciplina, in ogni caso il termine di decadenza dal diritto al rimborso delle somme versate e non dovute, fissato in 3 anni dal giorno del pagamento o da quello in cui è stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione, decorre dalla data dell’attribuzione della rendita (nel caso di specie, dal momento dell’attribuzione della rendita – dicembre 2010 – a quello della richiesta di rimborso – giugno 2011 – sono passati solo circa sei mesi), ma i relativi effetti retroagiscono alla data di richiesta di tale attribuzione, in quanto, una volta che questa istanza sia stata presentata, il contribuente ha fatto quanto era da lui esigibile, sicché deve solo attendere che l’Ufficio faccia la sua parte e la somma da pagare può dipendere dal caso o dal ritardo più o meno colpevole dell’Amministrazione.

 


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