Il parere delle Commissioni parlamentari al “correttivo” del Dlgs. n. 118/11: armonizzazione più vicina

di Luciano Fazzi e di Iacopo Cavallini

Lo scorso 9 luglio 2014, la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale (Copaff) ha espresso parere favorevole, “con osservazioni e condizioni”, allo schema di Decreto legislativo (Atto n. 92) recante disposizioni integrative e correttive del Dlgs. 23 giugno 2011, n. 118, in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli Enti Locali e dei loro Organismi.
Tale parere, che conferma il 1° gennaio 2015 come data di entrata a regime dell’armonizzazione contabile per tutti gli Enti che in questi anni non hanno preso parte alla sperimentazione, è accompagnato, appunto, da una serie di osservazioni relative alle modalità con cui le nuove regole contabili verranno applicate.
In particolare, la Commissione richiama l’attenzione, tra gli altri, su alcuni aspetti:
“il passaggio dalla vecchia alla nuova contabilità non deve determinare situazioni di difficile sostenibilità per singoli Enti e quindi occorre individuare una tempistica che consenta una adeguata e capillare formazione del personale ed un percorso che accompagni gli Enti che entro una certa data, abbiano segnalato insormontabili difficoltà in relazione all’immediata applicazione del nuovo sistema” (esclusi chiaramente gli Enti che hanno effettuato la sperimentazione e quelli che dispongono di “risorse umane e organizzative adeguate”). A tale riguardo, il parere della Commissione sembrerebbe riconoscere possibili deroghe o entrata a regime “meno onerosa” per quegli Enti che non hanno le risorse umane e le competenze specifiche per affrontare l’impatto delle nuove regole contabili;
la necessità per il Governo di individuare con un apposito Decreto “le modalità per assicurare la continuità dell’attività ammnistrativa e della sostenibilità complessiva, laddove l’ulteriore disavanzo, eventualmente connesso all’applicazione delle nuove regole contabili, costituisca una quota consistente del bilancio complessivo e per gli Enti non sia sufficiente il rientro previsto”. Nelle more dell’emanazione del suddetto Decreto l’eventuale maggiore disavanzo è ripianato  in quote di almeno il 10% l’anno. La definizione delle regole per recuperare l’eventuale maggior disavanzo (rispetto a quello determinato con le vecchie regole nel rendiconto 2014) dovuto al riaccertamento straordinario dei residui e dal primo accantonamento al “Fondo credito di dubbia esigibilità” si deve attenere ai seguenti criteri:
– utilizzo di quote accantonate o destinate del risultato di amministrazione per ridurre la quota di disavanzo di amministrazione;
– ridefinizione delle tipologie di entrata utilizzabili ai fini del ripiano del disavanzo;
– individuazione di eventuali altre misure finalizzate a conseguire un sostenibile passaggio alla nuova disciplina contabile;
il rispetto dei termini, da parte degli Enti territoriali, nell’adozione dei bilanci e rispetto dello stato di termini certi e compatibili per il processo di bilancio;
la necessità di differenziare l’area di consolidamento “tenendo conto del tipo di Società e delle diverse forme di partecipazione o controllo da parte degli Enti”. Si richiede ad esempio l’individuazione di una quota minima di partecipazione “al di sotto della quale non vi è l’obbligo di consolidamento”;
necessità di individuare tempi, modi e strumenti per la formazione del personale al fine di diffondere l’attuazione dei nuovi metodi contabili. Viene proposto il riconoscimento di una premialità a favore di quegli Enti che, avendo partecipato alla sperimentazione, “mettono a disposizione proprio personale per la formazione dei dipendenti degli altri Enti”.
In coda alle osservazioni, la Commissione propone anche alcune condizioni che vanno a modificare i vari articoli del Dlgs. n. 118/11.
È però interessante notare che, in una prima seduta della Copaff, non è stata raggiunta l’intesa su un’ulteriore proroga all’entrata in vigore della contabilità armonizzata: rispetto a un’istanza per il rinvio erga omnes al 1° gennaio 2016, lasciando ai soli Enti “che dispongono di risorse umane e organizzative adeguate” di raggiungere gli oltre 300 sperimentatori, adesso si evidenzia che “il passaggio dalla vecchia alla nuova contabilità non deve determinare situazioni di difficile sostenibilità per singoli Enti e quindi occorre individuare una tempistica che consenta una adeguata e capillare formazione del personale e un percorso che accompagni gli Enti che, entro una certa data, abbiano segnalato insormontabili difficoltà in relazione all’immediata applicazione del nuovo sistema, fatto salvo che gli Enti che hanno effettuato la sperimentazione adottino il nuovo sistema contabile dal 1° gennaio 2015, insieme agli Enti che dispongono di risorse umane e organizzative adeguate”. Termini e concetti pressoché identici, ma esposti in maniera così diversa da mutare radicalmente lo scenario.
Sostanzialmente, dello stesso tenore il parere favorevole non ostativo che in data 17 luglio 2014 ha espresso la 5ª Commissione permanente (Bilancio) del Senato. L’iter parlamentare del Decreto prevede a questo punto l’esame da parte della Commissione Bilancio e Tesoro della Camera, dopodiché l’ultimo passo sarà compito del Governo, chiamato a procedere all’approvazione del Decreto correttivo recependo le indicazioni fornite dalle Commissioni medesime.
Il Documento così approvato, comprensivo dei principi contabili applicati, degli schemi di bilancio e del piano integrato dei conti, aggiornati a seguito del periodo di sperimentazione, diverranno il riferimento per l’armonizzazione dei sistemi contabili degli Enti territoriali a regime.

 


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