Imposta di registro: esenzione sugli atti di legittimazione di terre civiche

Imposta di registro: esenzione sugli atti di legittimazione di terre civiche

Ai sensi e per gli effetti dell’art. 2 della Legge n. 692/11, le “Sentenze, Ordinanze e Decreti di restituzione delle terre a Comuni o Associazioni agrarie, scioglimenti di promiscuità tra i detti Enti, liquidazione di usi civici, legittimazioni, assegnazioni di terre e atti dei procedimenti previsti dalla Legge 16 giugno 1927, n. 1766, e relativo regolamento di esecuzione, approvato con Regio decreto 26 febbraio 1928, n. 332, sono esenti da Tasse di bollo e registro e da altre Imposte”.

La rogazione di un atto di legittimazione di un terreno soggetto ad uso civico da parte del Segretario comunale, rientrando nell’ambito di applicazione del citato art. 2, avrebbe i titoli per godere dell’esenzione dall’Imposta di registro.

Eppure, dalla combinata lettura delle Risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate nn. 64/E e 80/E – rispettivamente del 20 giugno 2014 e del 29 agosto 2014 – si trova testimonianza che il citato atto, essendo a titolo oneroso, se fosse stato rogato nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio 2014 e il 23 giugno 2014, avrebbe scontato l’Imposta proporzionale di registro.

La spiegazione di quanto appena affermato trae origine dal fatto che, come rilevato dalla giurisprudenza, l’atto di legittimazione “realizza il trasferimento della proprietà delle terre civiche”,tanto è vero che conferisce al legittimario “la titolarità di un diritto soggettivo perfetto, di natura reale, sul terreno che ne è oggetto, costituendone titolo legittimo di proprietà e possesso”. Di tal ché, l’atto in parola rientra fra i trasferimenti immobiliari riconducibili nell’ambito applicativo dell’art. 1 della Tariffa, Parte I, allegata al Dpr. n. 131/86, che infatti abbraccia gli “atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di beni immobili in genere e [gli]atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari di godimento, compresi la rinuncia pura e semplice agli stessi, i provvedimenti di espropriazione per pubblica utilità e i trasferimenti coattivi”, prevedendo per essi (in via generale) l’applicazione dell’Imposta di registro fissa nella misura del 9%.

Mette conto rilevare che, rispetto agli atti appena elencati, l’art. 10, comma 4, del Dlgs. n. 23/11, ha eliminato – a far data dal 1° gennaio 2014[1] – l’applicazione di qualsiasi forma di esenzione e di agevolazione tributaria, anche se prevista in leggi speciali.

Ciò stante, vale quanto precisare che lo stesso comma 4 ha preservato alcune misure di favore dalla predetta soppressione e la sua versione previgente non riteneva meritevole di salvezza le esenzioni previste per trasferimenti immobiliari a titolo oneroso riconducibili nell’ambito dell’art. 2 della Legge n. 692/11.

Da quanto sopra si arguisce che il sistema di esenzione fiscale di cui al ridetto art. 2 non ha potuto trovare vigenza dal 1° gennaio 2014 per agli atti di legittimazione di terreni soggetti ad usi civici, che sono così risultati soggetti alla Imposta proporzionale di registro.

Sennonché, la Legge 23 giugno 2014, n. 89, di conversione del Dl. 24 aprile 2014, n. 66, nell’aggiungere il comma 1-bis al citato Decreto, ha novellato il comma 4, dell’art. 10, del Dlgs. n. 23/11, e ha previsto – in buona sostanza – che, rispetto agli atti contemplati nell’art. 1 della Tariffa, Parte I, allegata al Dpr. n. 131/86, sono fatte salve le agevolazioni fiscali ex art. 2, Legge n. 692/11. Ragion per cui, gli atti di legittimazione di terreni soggetti ad usi civici possono tornare a godere, dalla data di entrata in vigore della Legge 23 giugno 2014, n. 89, ossia dal 24 giugno 2014, delle dispense fiscali previste nel ridetto art. 2 e sono così esenti dall’Imposta di registro.

Alla luce di quanto sopra, è appena il caso di precisare che gli atti di affrancazione dei fondi della collettività, la cui occupazione sia stata a suo tempo “legittimata” dai Comuni o da altre collettività con l’imposizione di un canone enfiteutico, ai sensi degli artt. 9 e 10, della Legge n. 1766/27, non sono stati mai privati dalla esenzione dalla Imposta di registro sancita dall’art. 2, della Legge n. 692/11, in quanto tali provvedimenti non possono essere ricondotti ab origine nell’ambito degli atti contemplati dall’art. 1 della Tariffa, Parte I, allegata al Dpr. n. 131/86. Ciò perché, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate, il legittimario va considerato già titolare del diritto di proprietà per effetto della legittimazione e, pertanto, con l’affrancazione si verifica soltanto una sorta di effetto espansivo del diritto preesistente. Infatti, il diritto di proprietà, che già esiste in capo al legittimario, viene soltanto liberato dall’obbligo di corresponsione del canone annuo, imposto con il provvedimento di legittimazione.

 

[1] Termine temporale introdotto dal comma 10 dell’art. 10 menzionato.


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