Imposta sulla pubblicità: vi è soggetto il messaggio pubblicitario esposto all’interno di un centro commerciale

Imposta sulla pubblicità: vi è soggetto il messaggio pubblicitario esposto all’interno di un centro commerciale

Nella Sentenza n. 321 del 2 febbraio 2017 della Ctr Milano, un Concessionario per la riscossione della Imposta comunale sulla pubblicità di un Comune ha emesso un avviso nei confronti di una Società, relativamente all’anno 2014, per l’installazione di impianti ubicati all’interno di un centro commerciale.

I Giudici lombardi osservano quanto stabilito dall’art. 5 del Dlgs. n. 507/93: “la diffusione di messaggi pubblicitari effettuata attraverso forme di comunicazione visive o acustiche, diverse da quelle assoggettate al diritto sulle pubbliche affissioni, in luoghi pubblici o aperti al pubblico o che sia da tali luoghi percepibile è soggetta all’Imposta sulla pubblicità”. In particolare, la questione controversa in esame è se il “centro commerciale” possa essere inteso come luogo aperto al pubblico, ai fini dell’art. 5 citato.

I Giudici chiariscono che, per “centro commerciale” si intende, in linea di principio, un complesso edilizio costruito per ospitare attività commerciali, attraverso la previsione di distinte unità immobiliari destinate a singoli negozi o ad altre attività di commercio (come cinema, ristoranti, banche e altri servizi dia persona come parrucchieri, palestre etc.). Ai fini della normativa civilistica e penalistica, certamente il centro commerciale è luogo aperto al pubblico, poiché vi è consentito l’accesso indiscriminato a una generalità di soggetti. I Giudici ritengono che la pubblicità svolta in detto complesso edilizio sia da qualificare come effettuata in luogo aperto al pubblico. Inoltre, i Giudici precisano che il presupposto dell’imponibilità va ricercato nell’astratta possibilità del messaggio pubblicitario, in rapporto all’ubicazione del mezzo, di avere un numero indeterminato di destinatari, divenuti tali per il solo fatto di trovarsi in quel luogo determinato. Perciò, i Giudici rilevano che dalla disposizione normativa di cui all’art. 5 citato, si deduce che il presupposto impositivo deve essere individuato nell’astratta possibilità del messaggio, in rapporto all’ubicazione del mezzo, di avere un numero indeterminato di destinatari, che diventano tali solo perché vengono a trovarsi in quel luogo determinato. Ne consegue che i centri commerciali liberamente accessibili ad una indiscriminata mole di utenza siano da qualificare come luoghi aperti al pubblico, eccezion fatta per il caso, nel caso di specie non ricorrente, di aree private, in forme di aree commerciali, riservate a una specifica utenza titolata all’accesso. Dunque, la pubblicità svolta nel complesso edilizio in questione è da qualificarsi come effettuata in luogo aperto al pubblico.


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