Indennità: quali vincoli per l’utilizzo delle somme in caso di rinuncia da parte del Sindaco?

Indennità: quali vincoli per l’utilizzo delle somme in caso di rinuncia da parte del Sindaco?

Nella Delibera n. 98 del 12 novembre 2020 della Corte dei conti Liguria, viene chiesto un quesito attinente all’utilizzo delle somme destinate all’indennità del Sindaco e, nello specifico, della quota di incremento dell’indennità medesima, prevista dal Decreto ministeriale 23 luglio 2020, nel caso di rinuncia a favore dell’Ente.

Nel dettaglio, il Comune in questione chiede se sia possibile trattenere nel bilancio comunale la quota di indennità di funzione spettante al Sindaco e finanziata mediante contributo statale a titolo di concorso alla copertura del maggior onere sostenuto per la corresponsione dell’incremento previsto dall’art. 1 del Dm. 23 luglio 2020.

La Sezione rileva che la corresponsione agli Amministratori locali di una indennità per la funzione svolta trova fondamento positivo nell’art. 82 del Dlgs. n. 267/2000 (Tuel). In particolare, l’art. 82, comma 8, del Tuel stabilisce che le indennità di funzione del Sindaco e dei componenti della Giunta comunale sono determinate con Decreto del Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica, nel rispetto dei parametri ivi indicati. Alla suddetta disposizione è stata data attuazione con il Dm. n. 119/2000, che ha stabilito i parametri per la determinazione delle indennità di funzione spettante agli Amministratori locali, ivi compresi i Sindaci, prevedendo un sistema tabellare diversificato a seconda delle dimensioni demografiche degli Enti. Poi, l’art. 1, comma 54, della Legge n. 266/2005, ha rideterminato in riduzione nella misura del 10% rispetto all’ammontare risultante alla data del 30 settembre 2005 una serie di emolumenti spettanti agli Amministratori locali, tra cui le indennità del Sindaco.

Tuttavia, le Sezioni Riunite, con Delibera n. 1/2012, hanno precisato che, “in mancanza di un limite temporale alla vigenza della predetta disposizione, limite peraltro contenuto in altre disposizioni analoghe della medesima ‘Legge Finanziaria’, il taglio operato può ritenersi strutturale, avente cioè un orizzonte temporale non limitato all’esercizio 2006”. La Sezione pone in evidenza l’art. 57-quater, comma 1, del Dl. n. 124/2019, convertito con modificazioni dalla Legge n. 157/2019, che ha inserito il comma 8-bis all’interno dell’art. 82 del Tuel, ai sensi del quale “la misura dell’indennità di funzione di cui al presente articolo spettante ai Sindaci dei Comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti è incrementata fino all’85% della misura dell’indennità spettante ai Sindaci dei Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti”. Inoltre, il comma 2 del citato articolo prevede che “a titolo di concorso alla copertura del maggior onere sostenuto dai Comuni per la corresponsione dell’incremento dell’indennità previsto dalla disposizione di cui al comma 1, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell’Interno, un apposito Fondo con una dotazione di 10 milioni di Euro annui a decorrere dall’anno 2020, cui si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’art. 1, comma 13, della Legge n. 208/2015. Il Fondo di cui al comma 2 è ripartito tra i Comuni interessati con Decreto del Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, previa Intesa in sede di Conferenza Stato-città ed Autonomie locali.”

La Sezione precisa che l’incremento indicato ha la finalità di contrastare la carenza di candidature alle Elezioni amministrative dei piccoli Comuni, ed è circoscritto alla sola indennità del Sindaco con esclusione degli altri Amministratori, nonché richiede, ai fini dell’operatività, uno specifico Provvedimento dell’Ente, limitandosi la disposizione a prevedere soltanto la soglia massima dell’incremento.

In attuazione di tale disposizione, l’art 1 del Dm. 23 luglio 2020 sancisce che “le misure mensili dell’indennità di funzione spettante ai Sindaci dei Comuni delle Regioni a Statuto ordinario con popolazione fino a 3.000 abitanti, stabilite dal Decreto del Ministro dell’Interno di concerto con il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica 4 aprile 2000, n. 119, ferma restando la riduzione del 10% di cui all’art. 1, comma 54, della Legge n. 266/2005, sono incrementate, a decorrere dal 1° gennaio 2020, fino all’85% della misura dell’indennità stabilita per Sindaci dei Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti”. All’art. 2 il medesimo Decreto prevede che, ”a titolo di concorso alla copertura del maggior onere sostenuto per la corresponsione dell’incremento dell’indennità di funzione per l’esercizio della carica di Sindaco di cui all’art. 1 del presente Decreto, è concesso, a decorrere dall’anno 2020, il contributo annuo a favore di ciascuno dei Comuni delle Regioni a Statuto ordinario con popolazione fino a 1.000 abitanti e di ciascuno dei Comuni delle Regioni a Statuto ordinario con popolazione da 1.001 a 3.000 abitanti, di cui all’Allegato A) al presente Decreto. 2. Il Comune beneficiario è tenuto a riversare sul Capo XIV – capitolo 3560 ‘entrate eventuali diverse del Ministero dell’Interno’ – art. 03 ‘recuperi, restituzioni e rimborsi vari’, l’importo del contributo non utilizzato nell’esercizio finanziario, per la copertura del maggior onere relativo all’incremento dell’indennità di funzione del Sindaco”. Alla luce del quadro normativo sopra richiamato, la Sezione ritiene che la quota di contributo statale sia vincolata inderogabilmente alla specifica finalità indicata dalla legge, ossia al “concorso alla copertura del maggior onere sostenuto per la corresponsione dell’incremento dell’indennità di funzione per l’esercizio della carica di Sindaco”. L’art 2, comma 2, del Dm. citato, inoltre, nel sottolineare la cogenza del vincolo di destinazione, sancisce che le quote non utilizzate per la finalità menzionata devono essere riversate allo Stato.

In base al chiaro disposto letterale della norma (“il Comune è tenuto a riversare…l’importo del contributo non utilizzato”), le somme sono sottratte alla disponibilità dell’Ente. Infatti, sulle predette somme grava, per legge, un vincolo di destinazione che non può essere modificato né dalla volontà dell’ente né dalla volontà del Sindaco. Nello specifico, quest’ultimo ha la facoltà di rinunciare all’indennità, essendo quest’ultima un diritto di credito per sua natura disponibile, e potrebbe anche effettuare una rinuncia condizionata ad una specifica destinazione delle somme (potendo la condizione, sospensiva o risolutiva, applicarsi anche agli atti unilaterali tra vivi a contenuto patrimoniale ai sensi dell’art 1324 del Cc.), ma gli effetti del negozio giuridico rimangono circoscritti alla sfera patrimoniale del rinunciante (acquisizione o meno al patrimonio) e non possono incidere sulle ulteriori destinazioni delle somme, destinazioni che rientrano nella discrezionalità dell’Ente. A maggior ragione, la volontà del privato non può mutare la destinazione di una somma allorché la stessa sia stata stabilita inderogabilmente dalla legge.


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