“Manovra correttiva”: il quadro delle novità fiscali introdotte in sede di conversione per Enti Locali e Società pubbliche

“Manovra correttiva”: il quadro delle novità fiscali introdotte in sede di conversione per Enti Locali e Società pubbliche

La Legge 21 giugno 2017, n. 96, di conversione del Dl. 24 aprile 2017, n. 50  (c.d. “Decreto Enti Locali” o “Manovrina”), ha introdotto – tra le altre – una serie di novità in campo fiscale che riguardano – in maniera più o meno diretta – gli Enti Locali e le Società pubbliche. Qui di seguito un quadro degli articoli rilevanti da questo punto di vista, commentati alla luce delle modifiche apportate in sede di conversione.

Art. 1 – Disposizioni per il contrasto all’evasione fiscale

Viene modificata, a partire dal 1° luglio 2017, l’applicazione dello “split payment” di cui all’art. 17-ter, del Dpr. n. 633/72, a “cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti della P.A., come definita dall’art. 1, comma 2, della Legge n. 196/09, e successive modificazioni (…) per quali i cessionari o committenti non sono debitori d’Imposta ai sensi di delle disposizioni in materia d’Iva (…)”.

Come poi specificato anche nel Dm. Mef 27 giugno 2017, attuativo di tale norma (vedi commento all’interno della presente Rivista), lo “split payment” è esteso alle operazioni effettuate nei confronti dei seguenti soggetti:

  1. tutte le Pubbliche Amministrazioni inserite nel Conto economico consolidato, individuate ai sensi dell’art. 1, comma 3, della Legge n. 196/09;
  2. le Società controllate, ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1), del Codice civile (controllo di diritto), direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;
  3. le Società controllate, ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 2), del Codice civile (controllo di fatto), direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;
  4. le Società controllate, ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1), del Codice civile (controllo di diritto), direttamente dalle Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni, Unioni di Comuni;
  5. le Società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1), del Codice civile (controllo di diritto), dalle Società di cui sopra;
  6. le Società quotate inserite nell’indice Ftse Mib della Borsa italiana.

Le disposizioni del presente art. 1 si applicano dal 1° luglio e fino al 30 giugno 2020, a seguito della Decisione di esecuzione (Ue) n. 2017/784 del Consiglio dell’Unione europea del 25 aprile 2017, pubblicata sulla G.U. dell’Unione europea del 6 maggio 2017, che autorizza l’Italia a prorogare l’applicazione dello “split payment“ fino al 30 giugno 2020.

In sede di conversione in Legge n. 96/17 del Dl. n. 50/17 è stato previsto che, “a richiesta dei cedenti o prestatori, i cessionari o i committenti di cui ai commi 1 e 1-bis devono rilasciare un documento attestante la loro riconducibilità a soggetti per i quali si applicano le disposizioni del presente articolo. I cedenti e prestatori in possesso di tale attestazione sono tenuti all’applicazione del regime di cui al presente articolo”. “Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano agli Enti pubblici gestori di demanio collettivo, limitatamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi afferenti alla gestione dei diritti collettivi ad uso civico.”

A parere dello scrivente, questo lascia desumere che:

  1. a) se l’Ente o la Società committente rientrano nel perimetro dello “split payment” ma i fornitori non inviano alcuna richiesta, l’Ente o la Società committente non sono obbligati a rilasciare alcuna attestazione, ma se i fornitori non applicano poi lo “split payment” le fatture devono essere rifiutate;
  2. b) se l’Ente o la Società committente rientrano nel perimetro dello “split payment” ed i fornitori chiedono un’attestazione in tal senso, l’Ente o la Società committente sono obbligati a rilasciarla ed i fornitori sono tenuti ad applicare lo “split payment”;
  3. c) se i fornitori richiedono un’attestazione ma l’Ente o la Società committente non la rilasciano, i fornitori non sono tenuti ad applicare lo “split payment”, presumendo che l’Ente o la Società committente non vi rientrino (ovviamente però se questi sono consapevoli di rientrare nel perimetro dello “split payment” la fattura, in caso di mancata applicazione dello “split payment” da parte del fornitore, andrà rifiutata).

Con l’abrogazione del comma 2, dell’art. 17-ter del Dpr. n. 633/72, dal punto di vista dei fornitori di prestazioni verso le P.A. si estende lo “split payment” anche ai Professionisti i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di Imposta sul reddito.

Rimangono pertanto fuori dal meccanismo della scissione dei pagamenti le restanti categorie di fornitori e di prestazioni indicate dalla Circolare Agenzia Entrate n. 15/E del 2015.

Le disposizioni del presente art. 1 saranno applicate dalle fatture emesse dal 1° luglio 2017 (si rimanda al riguardo alle considerazioni operate a commento del Dm. 27 giugno 2017).

Da rilevare che, con riferimento ad alcune delle Società interessate (es. quelle controllate da Enti Locali), il “perimetro” di applicazione dello “split payment“ diviene più ampio rispetto a quello dei soggetti obbligati a ricevere fatture in formato elettronico; quindi, salvo diversi chiarimenti futuri, ad oggi si verrebbe a creare, dal 1° luglio al 30 giugno 2020, una situazione simile a quella esistente nei primi mesi dell’anno 2015 (ricordato che l’obbligo di emissione di fatture elettroniche verso gli Enti Locali, obbligati a ricevere fatture in “split payment” dal 1° gennaio 2015, è scattato dal 31 marzo 2015), ossia di fatture emesse in “split payment” ma in formato analogico.

Nello stesso art. 1 è stabilito che le disposizioni di cui all’art. 12 del Dpr. n. 633/72, si interpretano nel senso che esse si applicano alle prestazioni di trasporto di veicoli al seguito di passeggeri, quanto accessorie rispetto alle prestazioni principali di trasporto di persone, assoggettate all’Iva con le aliquote ridotte del 5% e del 10%, ai sensi del numero 1-ter), della parte II-bis, e del numero 127-novies), della Parte III, della Tabella, “A”, allegata al citato Dpr. n. 633/72, nonché, fino al 31 dicembre 2016, esenti dall’Imposta ai sensi dell’art. 10, comma I, n. 14), del medesimo Dpr. n. 633/72.

Art. 1-ter Modifiche alla disciplina della “voluntary disclosure

Con l’art. 1-ter, sono apportate modifiche alla disciplina della “voluntary disclousure”; una di queste prevede che, se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi di lavoro dipendente ed autonomo prodotti all’estero, la disciplina del credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero si applica anche in caso di omessa presentazione della Dichiarazione o di omessa indicazione dei redditi prodotti all’estero. Per le altre modifiche rimandiamo alla lettura dell’articolo in commento in quanto non rilevanti per gli Enti Locali.

Art. 1-quaterDisposizioni in materia di rilascio del certificato di regolarità fiscale e di erogazione dei rimborsi

Con l’art. 1-quater in commento viene stabilito che i certificati di regolarità fiscale siano rilasciati, e i rimborsi siano erogati, a seguito della presentazione da parte del debitore della domanda di adesione alla “definizione agevolataex Dl. n. 193/16 [rottamazione delle cartelle], “limitatamente ai carichi definibili oggetto della Dichiarazione stessa”.

Art. 2 – Modifiche all’esercizio del diritto alla detrazione dell’Iva

L’art. 2 apporta modifiche all’art. 19, comma 1, del Dpr. n. 633/72, variando il termine di decadenza, per le fatture e bollette doganali emesse dal 1° gennaio 2017, per poter esercitare il diritto di detrazione Iva sui beni e servizi acquistati. In precedenza, la detrazione poteva essere applicata al più tardi con la Dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui lo stesso era sorto. Alla luce delle modifiche operate, entrate in vigore da subito senza alcun periodo transitorio salvo poi la Legge di conversione prevedere una decorrenza almeno dalle fatture emesse dal 1° gennaio 2017 escludendo così le annualità pregresse (che sarebbero già rientrate tutte, incluso l’anno 2016, nella prescrizione), la detrazione può essere operata al più tardi con la Dichiarazione relativa all’anno in cui tale diritto è sorto.

Il termine alla detrazione Iva è quindi fissato nel termine della Dichiarazione annuale.

In relazione alle operazioni 2017, ricordiamo che, in base ai nuovi obblighi, la scadenza di presentazione della Dichiarazione annuale “Iva 2018” è stabilita nel 30 aprile 2018, per cui fatture ricevute, registrate o pagate nell’anno 2017 (3 diversi momenti in cui scatta il diritto all’esigibilità dell’Imposta a seconda che le fatture siano state emesse o meno in regime di “split payment“) possono essere portate in detrazione al massimo entro tale data.

Peraltro, tenuto anche conto di quanto previsto dall’art. 5, del Dl. n. 193/16 (vedi Entilocalinews n. 42 del 31 ottobre 2016), che ha esteso a 5 anni il termine entro cui poter reinviare eventuali Dichiarazioni Iva “integrative a favore” (e dall’anno di riferimento 2016 in poi come “integrative”), a parere di chi scrive un soggetto Iva (Ente Locale incluso) potrà sempre correggere eventuali mancate detrazioni presentando una Dichiarazione Iva “integrativa a favore” (se riferita agli anni 2015 e precedenti) o “integrativa” (se riferita agli anni 2016 e successivi), rettificando contestualmente i registri Iva dell’anno cui si riferisce la Dichiarazione.

Art. 2-bis – Interpretazione autentica in materia di regime dell’Iva per i servizi di vitto e di alloggio in favore degli studenti universitari

Viene precisato che, in materia di operazioni esenti Iva, in particolare, l’art. 10, comma 1, n. 20), del Dpr. n. 633/72, relativo a “le prestazioni educative dell’infanzia e della gioventù e quelle didattiche di ogni genere (…)”, si interpreta in senso estensivo comprendendo i servizi di vitto e di alloggio resi in favore degli studenti universitari dagli Istituti o Enti per il diritto allo studio universitario istituiti dalle Regioni.

In considerazione dell’incertezza interpretativa pregressa, sono fatti salvi i comportamenti difformi tenuti dagli Istituti o Enti di cui al comma 1 fino alla data di entrata in vigore dalla Legge di conversione n. 96/17 del presente Decreto n. 50/17. Non viene fatto luogo al rimborso dell’Iva erroneamente applicata sulle operazioni effettuate né al recupero della medesima Imposta assolta sugli acquisti, erroneamente detratta; tuttavia “i contribuenti di cui al primo periodo del presente comma operano comunque la rettifica della detrazione, prevista per i casi di mutamento del regime fiscale delle operazioni attive ai sensi dell’art. 19-bis2, comma 3, del Dpr. n. 633/72”.

A parere di chi scrive, tale norma appare quanto meno sorprendente, in quanto dal punto di vista degli Ersu le attività di vitto e alloggio studenti non potrebbero essere considerate accessorie all’attività educativa (che non compete direttamente a tali Enti), bensì rappresentano una delle attività principali per le quali gli Ersu sono stati istituiti (volendo operare un paragone ancora più forte a sostegno almeno della rilevanza Iva del servizio di vitto, ricordiamo che lo stesso Legislatore con la Legge n. 342/00 ha considerato l’attività di refezione svolta negli Asilo nido soggetta all’aliquota Iva del 4%, quando anch’essa è accessoria all’attività educativa, soggetta quest’ultima come noto al regime di esenzione Iva ex art. 10, n. 21, Dpr. n. 633/72). Il motivo dell’aver introdotto la disposizione in oggetto ha come finalità certamente quella di non gravare gli studenti, consumatori finali, di un’ulteriore spesa legata all’Iva, ma anche applicando il regime di imponibilità Iva potevano essere mantenute invariate le rette di vitto ed alloggio consentendo comunque agli Ersu di poter “recuperare” la minore entrata Iva attraverso la detrazione dell’Iva su tutte le spese afferenti tali servizi, sia correnti che di carattere strutturale.

Art. 3 – Disposizioni in materia di contrasto alle indebite compensazioni

Con l’art. 3 viene modificato l’art. 1, comma 574, della Legge n. 147/13, riducendo da Euro 15.000 ad Euro 5.000 il limite al di sopra del quale i crediti relativi alle Imposte sui redditi e alle relative Addizionali, alle ritenute alla fonte, alle Imposte sostitutive e all’Irap, possono essere portati in compensazione con preventiva richiesta di apposizione del “visto di conformità” [art. 35, comma 1, lett. a), del Dlgs. n. 241/97] sulle relative Dichiarazioni.

Si prevede inoltre che, nei casi di utilizzo in compensazione, ai sensi dell’art. 17, del Dlgs. n. 241/97, dei crediti suddetti in violazione dell’obbligo di apposizione del “visto di conformità” o della sottoscrizione, ovvero con “visto di conformità” o sottoscrizione apposti da soggetti diversi da quelli abilitati, l’Ufficio competente dell’Amministrazione finanziaria procede al recupero dell’ammontare di tali crediti con addebito di interessi e sanzioni.

L’intervento normativo in commento ha variato anche il limite massimo di Euro 5.000 per l’utilizzo del credito Iva in compensazione senza l’apposizione di “visto di conformità” attraverso l’introduzione di una modifica all’art. 10, comma 1, lett. a), n. 7, del Dl. n. 78/09, convertito con modificazioni dalla Legge n. 102/09. Dal punto di vista degli Enti Locali, tale modifica non dovrebbe peraltro generare effetti sostanziali in quanto, con l’avvento dello “split payment” (almeno fino a che tale meccanismo resterà in vigore), il credito Iva esistente va fisiologicamente riducendosi, per cui un Ente che ad oggi possiede un credito superiore a Euro 5.000 ma inferiore ad Euro 15.000 è facile presumere che abbia già deciso di compensarlo esclusivamente “Iva da Iva” e non in modo “orizzontale”.

Si prevede infine che non vi sia la possibilità di avvalersi della compensazione prevista dall’art. 17 del Dlgs. n. 241/97, per il pagamento degli importi dovuti a seguito di riscossione coattiva di somme oggetto di atti di recupero di cui all’art. 1, comma 422, della Legge n. 311/04.

All’art. 17, del Dlgs. n. 241/97 sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. al comma 1, terzo periodo, le parole “a partire dal giorno 16 del mese successivo” sono sostituite dalle seguenti: “a partire dal decimo giorno successivo”;
  2. è aggiunto infine il seguente comma 2-ter. Qualora il credito d’imposta utilizzato in compensazione risulti superiore all’importo previsto dalle disposizioni che fissano il limite massimo dei crediti compensabili ai sensi del presente articolo, il Modello “F24” è scartato. La progressiva attuazione della disposizione di cui al periodo precedente è fissata con Provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle Entrate. Con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate sono altresì indicate le modalità con le quali lo scarto è comunicato dal soggetto interessato.

Art. 4 – Regime fiscale delle locazioni brevi

A decorrere dal 1° giugno 2017, ai redditi derivanti dai contratti di locazione breve ed ai corrispettivi lordi derivanti dai contratti di sublocazione e dai contratti a titolo oneroso conclusi dal comodatario aventi ad oggetto il godimento dell’immobile da parte di terzi, si applicano le disposizioni dell’art. 3 del Dlgs. n. 23/11, con l’aliquota del 21% in caso di opzione per l’Imposta sostitutiva nella forma della “cedolare secca”. Si intendono per “locazioni brevi” i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare.

Art. 4-bis – Modifiche alla disciplina in materia di cessione delle detrazioni spettanti per interventi di incremento dell’efficienza energetica nei condomini

Con modifiche apportate al comma 2-ter, dell’art. 14, del Dl. n. 63/13, convertito con modificazioni dalla Legge n. 90/13, per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali, i soggetti che nell’anno precedente a quello di sostenimento delle spese si trovavano nelle condizioni di cui all’art. 11, comma 2, e all’art. 13, comma 1, lett. a), e comma 5, lett. a), del Tuir, in luogo della detrazione possono optare per la cessione del corrispondente credito ai fornitori che hanno effettuato gli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con la facoltà di successiva cessione del credito.

Art. 9 – Avvio della sterilizzazione delle “clausole di salvaguardia” concernenti le aliquote dell’Iva e delle Accise

Il presente art. 9 modifica nuovamente l’art. 1, comma 718, della “Legge di stabilità 2015”, in materia di aliquote Iva e Accise, ovvero:

– l’aliquota Iva del 10% è incrementata di 1,5 punti percentuali dal 1° gennaio 2018, passando all’11,5%, e di ulteriori 0,5 punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2019 [12%], oltre un ulteriore punto percentuale a decorrere dal 1° gennaio 2020, passando così al 13%;

– l’aliquota Iva del 22% è incrementata di 3 punti percentuali dal 1° gennaio 2018 e di ulteriori 0,4 punti percentuali dal 1° gennaio 2019 arrivando al 25,4%, andando poi a ridursi di 0,5 punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2020 [24,9%] rispetto all’anno precedente, e passando al 25% a partire dal 1° gennaio 2021.

Più che di una annunciata riduzione si tratta quindi di un minor aumento, ma che certamente avrà una incidenza diretta sui consumatori finali, anche se con il Def il Governo ha annunciato che con le prossime Manovre governative la sterilizzazione delle “clausole di salvaguardia” mirerà ad azzerarle completamente. In ragione di ciò, cogliamo l’occasione per ribadire che l’Ente Locale deve essere stimolato da subito ad operare un’attenta verifica delle proprie attività rilevanti Iva e delle altre entrate potenzialmente tali, al fine di neutralizzare detto possibile aumento iniziando a portare in detrazione in contabilità Iva fatture riferite a spese – fino ad oggi considerate “istituzionali” – che, o al 100% o anche soltanto in quota-parte, in base a criteri oggettivi di ripartizione della spesa previamente definiti, siano inerenti la propria sfera commerciale.

Infine, è prorogato di un anno, quindi soltanto dal 1° gennaio 2019, l’aumento delle Accise tale da determinare maggiori entrate di circa Euro 350 milioni nelle casse dell’Erario.

Art. 9-bis – Indici sintetici di affidabilità fiscale

Con l’art. 9-bis in oggetto, al fine di favorire l’emersione spontanea di basi imponibili e di stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti e rafforzare collaborazione tra questi ultimi e l’Amministrazione finanziaria, anche con l’utilizzo di forme di comunicazione preventiva rispetto alle scadenze fiscali, sono istituiti “indici sintetici di affidabilità fiscale” per gli esercenti attività di impresa, arti o professioni.

In relazione ai diversi livelli di affidabilità fiscale conseguenti all’applicazione degli “indici”, tra i benefici riconosciuti vi è l’esonero dall’apposizione del “visto di conformità” per la compensazione di crediti per un importo non superiore a Euro 50.000 annui relativamente all’Iva e per un importo non superiore a Euro 20.000 annui relativamente alle Irap e l’esonero dall’apposizione del “visto di conformità” ovvero dalla prestazione della garanzia per i rimborsi dell’Iva per un importo non superiore a Euro 50.000 annui.

Art. 57-quater – Salvaguardia della produzione di energia da impianti fotovoltaici ed eolici

Con modifiche apportate all’art. 42, del Dlgs. n. 28/11, al fine di salvaguardare la produzione di energia elettrica derivante da impianti fotovoltaici, agli impianti di potenza superiore a 3 kw nei quali, a seguito di verifiche o controlli, risultano installati moduli non certificati o con certificazioni non rispondenti alla normativa di riferimento e per i quali il soggetto beneficiario della “Tariffa incentivante” abbia intrapreso le azioni consentite dalla legge nei confronti dei soggetti responsabili della non conformità dei moduli, viene applicata, su istanza del medesimo soggetto beneficiario, una decurtazione del 20% della “Tariffa incentivante” base per l’energia prodotta dalla data di decorrenza della convenzione con il Gse.

La misura della decurtazione è dimezzata qualora la mancanza di certificazione o la mancata rispondenza della certificazione alla normativa di riferimento sia dichiarata dal soggetto beneficiario, al di fuori di un procedimento di verifica o controllo.

Il Gse accerta, sulla base di idonea documentazione prodotta dagli istanti, l’effettiva rispondenza dei moduli installati ai requisiti tecnici e la loro perfetta funzionalità e sicurezza.

E’ fatto salvo il diritto di rivalsa del beneficiario nei confronti dei soggetti responsabili della non conformità dei moduli.

Infine, per salvaguardare la produzione di energia elettrica derivante da impianti eolici, tutti gli impianti eolici già iscritti in posizione utile nel registro Eoln-Rg2012, ai quali è stato negato l’accesso agli incentivi a causa della errata indicazione della data del titolo autorizzativo in sede di registrazione dell’impianto al Registro Eoln-Rg2012, sono riammessi agli incentivi previsti dalla normativa per tale Registro a condizione che l’errata indicazione della data del titolo autorizzativo non abbia effettivamente portato all’impianto un vantaggio in relazione alla sua posizione in graduatoria.

 

 


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