Corte dei conti Piemonte, Delibera n. 105 del 16 settembre 2025
Nella vicenda esaminata, la Sezione ha ribadito che il Piano di riequilibrio finanziario pluriennale non può essere considerato un semplice strumento per distribuire nel tempo i disavanzi, ma deve configurarsi come un progetto organico volto a ristabilire un equilibrio strutturale e duraturo. Già la Sezione delle Autonomie, con la Delibera n. 5/2018, aveva chiarito che il Piano non si esaurisce in una dilazione dei debiti, ma richiede misure capaci di incidere sulla gestione corrente, sulla spesa e sulla capacità di riscossione. L’art. 243-quater del Dlgs. n. 267/2000 conferma questa impostazione, imponendo che il riequilibrio persegua la stabilità del bilancio nel medio-lungo periodo e non rappresenti solo un sollievo momentaneo.
La Sezione, in tale prospettiva, richiama la necessità di interventi concreti, come la riduzione effettiva e verificabile delle spese, la corretta gestione dei residui attivi e passivi, l’eliminazione di poste fittizie e l’analisi dei costi dei servizi in rapporto alle entrate e alla sostenibilità per la collettività. Secondo i Giudici contabili, un vero risanamento richiede una visione complessiva e un approccio gestionale responsabile, che spesso le amministrazioni locali faticano ad adottare. Il richiamo della Sezione appare particolarmente rilevante in un contesto in cui molti enti tendono a utilizzare il Piano come un meccanismo quasi automatico di rinvio dei problemi, con il rischio di scaricare sulle amministrazioni future oneri più pesanti e di compromettere la fiducia dei cittadini.
La Sezione sottolinea, quindi, che il Piano non deve ridursi a un mero artificio contabile, ma rappresentare un’occasione di autentico risanamento, capace di coniugare rigore finanziario e rilancio dell’ente, attraverso scelte coraggiose e responsabili da parte della classe dirigente locale.






