Procedimenti sanzionatori: gli errori riconducibili ai soggetti che svolgono i controlli non possono ricadere sugli operatori economici

Procedimenti sanzionatori: gli errori riconducibili ai soggetti che svolgono i controlli non possono ricadere sugli operatori economici

Nella Sentenza n. 13653 del 2 dicembre 2015 del Tar Lazio, i Giudici affermano che gli eventuali errori in ordine alle modalità con le quali i controlli vengono svolti non possono ricadere in danno degli operatori economici che hanno confidato nel diligente operato dei soggetti responsabili: le Società organismo di attestazione e l’Anac.

La colpa grave, quale elemento soggettivo dell’illecito, deve incentrarsi in concreto sul comportamento specifico dell’Agente. Infatti, l’art. 40, comma 9-quater, del Dlgs. n. 163/06 chiarisce che l’Anac deve svolgere un’indagine, nel riscontrare dolo o colpa grave, fondata sulla rilevanza o gravità dei fatti oggetto della falsa dichiarazione o della presentazione di falsa documentazione. Sono quindi i fatti specifici ad essere oggetto dell’indagine e non l’astratta configurabilità di un mancato controllo, sia pure nell’ambito dei requisiti professionali che connotano l’esercizio dell’impresa, sui dati delle certificazioni in sé considerabili, altrimenti dovendosi configurare sempre e comunque, in presenza di mancata corrispondenza tra documentazione e certificazione, un’ipotesi di gravità della colpa, con esclusione quindi di ogni graduazione e di ogni approfondimento istruttorio specifico che la norma su riportata non sembra prevedere, lasciando invece un margine di discrezionalità all’Autorità di settore che però deve essere reso esplicito sulla base degli specifici fatti alla sua attenzione.

Benché in tema di qualificazione delle Imprese valgano comunque i principi generali di responsabilità e di diligenza degli operatori economici, i Giudici laziali ritengono che tali principi operino in massimo grado soltanto in relazione ai fatti e alle circostanze che siano nella diretta conoscenza e disponibilità dell’Impresa. Al contrario, nelle ipotesi in cui tali fatti e circostanze risultino solo indiretti e de relato, può certamente considerarsi conforme ai canoni della diligenza in concreto esigibile in capo all’operatore economico il fatto che quest’ultimo abbia fatto affidamento sulla correttezza ed attendibilità dell’operato di un soggetto particolarmente qualificato come la Soa. Del resto, l’art. 70, comma 1, lett. f), del Dpr. n. 207/10, impone alle Soa di “verificare la veridicità e la sostanza delle dichiarazioni, delle certificazioni e delle documentazioni, di cui agli artt. 78 e 79, presentate dai soggetti cui rilasciare l’attestato, nonché il permanere del possesso dei requisiti di cui all’art. 78”.

In sostanza, laddove sussiste un’attestazione rilasciata da un Organismo specificamente preposto non può, in linea generale e in assenza di specifici elementi sintomatici o di allarme, pretendersi che l’Azienda interessata svolga un’ulteriore verifica della documentazione che ha consentito il rilascio delle medesime attestazioni.

Pertanto, nel caso di specie, l’Impresa ricorrente poteva ben ritenere che i titoli specifici in base ai quali aveva ottenuto le precedenti attestazioni fossero stati correttamente valutati dal soggetto a ciò deputato, quale la Società di attestazione Soa.


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