Promozione turistica del territorio: il punto della Corte Piemonte sui limiti di spesa previsti per gli Enti Locali

Promozione turistica del territorio: il punto della Corte Piemonte sui limiti di spesa previsti per gli Enti Locali

Nella Delibera n. 171 del 2 dicembre 2015 della Corte dei conti Piemonte, la richiesta di parere riguarda la questione inerente le spese per la promozione turistica del territorio.

La Sezione analizza l’art. 6, comma 8, del Dl. n. 78/10, convertito con Legge n. 122/10, ed osserva che trattasi di previsione legislativa collocata all’interno di una Manovra finanziaria tesa a razionalizzare e contenere la spesa pubblica, volta al drastico contenimento di una serie di categorie di spese delle Amministrazioni pubbliche. Inoltre, al riguardo la Sezione rammenta che al medesimo art. 6, comma 9 si legge che, “a decorrere dall’anno 2011 le Amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della Pubblica Amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) ai sensi dell’art. 1, comma 3 della Legge n.  196/09, incluse le Autorità indipendenti, non possono effettuare spese per sponsorizzazioni”.

La Sezione sottolinea come la Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 139/12, abbia avuto modo di precisare che, in particolare per gli Enti Locali, i limiti di legge in questione non operano direttamente ma solo come disposizioni di principio e che dunque agli Enti interessati, nell’esercizio della loro discrezionalità, è consentita la rimodulazione delle spese in questione nel rispetto del limite complessivo previsto dall’art. 6 citato.

In ragione di tale possibilità di adeguamento alla norma in via flessibile, gli Enti interessati possono quindi anche superare i limiti di alcune singole voci di spesa previste dalla normativa richiamata, purché siano ridotte le altre voci di spesa in misura corrispondente onde conseguire comunque il rispetto del limite complessivo fissato dalla norma primaria.

Inoltre, osserva la Sezione che in passato sono state già chiarite dalla giurisprudenza contabile le nozioni di relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza di cui al citato art. 6, comma 8, del Dl. n. 78/10.

Nel dettaglio, non si pongono particolari problemi interpretativi in ordine ai convegni e alle mostre poiché, i primi riguardano gli eventi organizzati dall’Ente aventi per oggetto – ad es. i dibattiti, seminari, congressi, conferenze, incontri di studio comunque denominati su tematiche di natura amministrativa, culturale, o di particolare interesse per la comunità locale – mentre le seconde (mostre) sono riferibili alle  esposizioni pubbliche aventi finalità didattica o celebrativa o promozionale di opere d’arte, oggetti, prodotti locali; alle mostre sono assimilabili, in questa prospettiva, le rassegne, le fiere, i mercatini espositivi dei sopra indicati prodotti.

Le spese di rappresentanza sono invece state individuate esclusivamente in presenza di eventi ufficiali con personalità o rappresentanti di Istituzioni o Enti di rilievo in cui emerga l’esigenza dell’Ente di valorizzare le qualità del territorio di riferimento o l’azione amministrativa ovvero l’immagine pubblica dell’Ente organizzatore per incrementare il prestigio e la considerazione generale dell’ente medesimo.

Ed ancora, la Sezione sottolinea che la nozione di relazioni pubbliche rinviene dalla scienza della comunicazione, da cui si evince che consiste nella gestione strategica dei rapporti e delle comunicazioni tra un’organizzazione e il suo pubblico, al fine sia di crearne un’immagine positiva che di ottenere consenso e sostegno per il suo operato e i suoi scopi, nonché di influenzare opinioni e comportamenti del pubblico che essa intende raggiungere ma anche, reciprocamente, di orientare le proprie scelte in corrispondenza delle opinioni e dei giudizi espressi da quest’ultimo.

Per completezza, in correlazione con la tematica trattata, la Sezione rileva che il divieto  in materia di sponsorizzazione istituito dall’art. 6, comma 9, non ricomprende le ipotesi che determinano un’entrata per l’Amministrazione, le quali consentono la realizzazione di maggiori economie e l’erogazione di una migliore qualità dei servizi prestati, ma deve ritenersi operante solo per le sponsorizzazioni che comportano per l’Ente Locale una spesa ed aventi come finalità la mera segnalazione ai cittadini della presenza dello stesso così da promuoverne l’immagine. Devono ritenersi viceversa pacificamente ammesse, non configurando sponsorizzazioni ai sensi della normativa di finanza pubblica in esame, le contribuzioni (siano esse sotto forma di erogazioni, sovvenzioni, o concessioni di patrocinio) a iniziative di un soggetto terzo, rientranti nei compiti del Comune e svolte nell’interesse della collettività, in coerenza anche con i principi di sussidiarietà orizzontale di cui all’art. 118 della Costituzione, trattandosi di contribuzioni connotate dallo svolgimento di un’attività propria del Comune in forma sussidiaria, esercitata cioè in via mediata da soggetti privati destinatari di risorse pubbliche.

Nel quadro normativo complessivo, la Sezione dà conto della previsione dell’art. 4 del Dlgs. n. 23/11, recante disposizioni in materia di “Federalismo municipale”, che attribuisce ai Comuni capoluogo di Provincia, alle Unioni di Comuni nonché ai Comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche la facoltà di istituire, con apposita Deliberazione consiliare, un’Imposta di soggiorno.

La disciplina normativa impone uno specifico vincolo di destinazione per tale entrata, che deve essere destinata al finanziamento di interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali nonché dei relativi servizi pubblici locali.

In base a quanto sopra descritto, la Sezione rileva che le spese assoggettate ai vincoli imposti dal citato art. 6, comma 8, del Dl. n. 78/10 e il divieto di sponsorizzazioni sancito dal successivo comma 9 della predetta norma non possono sic et simpliciter ritenersi sovrapponibili ai vincoli di destinazione previsti per l’Imposta di soggiorno dall’art. 4 del Dlgs. n. 23/11 sul “Federalismo fiscale municipale”. Infatti, mentre il vincolo di destinazione dell’entrata per Imposta di soggiorno è limitato agli interventi comunali in materia di turismo ed agli interventi volti alla manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, i vincoli di contenimento della spesa dettati dall’art. 6, comma 8, del Dl. n. 78/10 presentano un ambito ben più ampio e ricomprendono ogni spesa inerente relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza e nel novero di tali spese devono ricomprendersi anche le eventuali spese aventi finalità di turismo o di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali ovviamente solo se realizzate mediante il ricorso alle sopra menzionate tipologie di intervento.

In conclusione, spetta all’Amministrazione comunale, nel quadro delle proprie competenze istituzionali, fornire puntuale applicazione alla disciplina di legge in questione, verificando in concreto la riconducibilità o meno delle iniziative che intende realizzare nell’ambito della disciplina vincolistica di cui al citato Dl. n. 78/10.


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