“Reddito di cittadinanza”: al via la “fase 2” che prevede l’obbligo di “lavorare” per i Comuni attraverso i “Puc”

“Reddito di cittadinanza”: al via la “fase 2” che prevede l’obbligo di “lavorare” per i Comuni attraverso i “Puc”

Con la pubblicazione sulla G.U. n. 5 dell’8 gennaio 2020 del Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali 22 ottobre 2019, recante “Definizione, forme, caratteristiche e modalità di attuazione dei Progetti utili alla collettività (Puc)” per il “Reddito di cittadinanza” si apre la “fase 2” nei Comuni. Per i beneficiari del sussidio scatta infatti l’obbligo di svolgere i cd. “Puc” – “Progetti di pubblica utilità”.

Il Decreto, attuativo dell’art. 4, comma 15, del Dl. n. 4/2019, convertito con modificazioni dalla Legge n. 26/2019, impone ai beneficiari del sussidio di offrire, nell’ambito del “Patto per il lavoro” e del “Patto per l’inclusione sociale, la propria disponibilità per la partecipazione a Progetti, utili alla collettività, da svolgere nel Comune di residenza. La mancata adesione al “Patto” da parte di uno dei componenti il nucleo familiare comporta la perdita del Reddito di cittadinanza.

Le categorie di soggetti percettori del “Reddito di cittadinanza” tenuti allo svolgimento dei Progetti di utilità collettiva sono espressamente indicate nell’Allegato 1, contenente altresì indicazioni operative ulteriori rispetto a quanto indicato nel Decreto. Tra i beneficiari del “Reddito di cittadinanza” sono invece esonerati dai “Patti per l’inclusione sociale” alcune categorie, tra le quali: gli occupati con reddito da lavoro dipendente superiore a Euro 8.145 o autonomo superiore a Euro 4.800; gli studenti; i beneficiari della pensione di cittadinanza; gli over 65; le persone con disabilità; i componenti della famiglia che hanno carichi di cura verso bambini piccoli o disabili, ecc.

Come previsto dal Decreto n. 4/2019, spetta ai Comuni la titolarità dei Progetti utili alla collettività, ferma restante la possibilità di svolgerli in gestione associata. Ciò comporta che i Comuni, singoli o associati e raccordandosi a livello di Ambito territoriale per una ordinata gestione di tutte le attività, sono responsabili della approvazione, attuazione, coordinamento e monitoraggio dei Progetti posti in essere, anche con l’apporto di altri soggetti pubblici e del “Privato sociale”.

I Progetti dovranno essere individuati a partire dai bisogni e dalle esigenze della comunità. Il catalogo spazia dall’ambito culturale a quello sociale, passando per ambiente, attività artistiche, formazione e tutela dei beni comuni. Le attività non devono coinvolgere i beneficiari del “Reddito di cittadinanza” in lavori o opere pubbliche, né le persone coinvolte possono svolgere mansioni in sostituzione di personale dipendente dall’Ente pubblico (o dell’ente gestore nel caso di esternalizzazione di servizi) o dal soggetto del “Privato sociale”. Le prestazioni, a titolo gratuito, previste nell’ambito dei “Puc” non sono assimilabili ad attività di lavoro subordinato, parasubordinato o autonomo e non possono pertanto determinare l’instaurazione di un rapporto di lavoro.

L’impegno richiesto va da un minimo di 8 fino ad un massimo di 16 ore settimanali. La programmazione delle attività può essere sviluppata sia su uno o più giorni della settimana sia su uno o più periodi del mese, fermo restando l’obbligo del totale delle ore previste nel mese, compresa la possibilità di un eventuale recupero delle ore perse nel mese di riferimento.

I Comuni dovranno istituire un registro dei partecipanti ai “Puc” in cui registrare le presenze giornaliere dei beneficiari del “Reddito di cittadinanza”, l’ora d’inizio e fine dell’attività.

Ai soggetti impegnati nei “Puc” si applicano gli obblighi in materia di salute e sicurezza previsti in relazione ai soggetti di cui all’art. 3, comma 12-bis, del Dlgs. n. 81/2008, nonché le previsioni di cui al Dpr. n. 1124/1965. I Comuni attivano in favore dei soggetti coinvolti nei Progetti idonee coperture assicurative presso l’Inail contro gli infortuni e le malattie professionali connesse allo svolgimento delle attività previste dal “Puc”, nonché per la responsabilità civile verso terzi.

Agli oneri per le coperture assicurative e per responsabilità civile si provvede a valere sulle risorse del “Fondo Povertà” e del “Pon Inclusione”, secondo le indicazioni fornite nei relativi atti di riparto o di gestione.


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