Reinternalizzazione: riassorbimento delle unità di personale

Reinternalizzazione: riassorbimento delle unità di personale

Nell’Ordinanza n. 6290 del 5 marzo 2020 della Corte di Cassazione, la questione controversa riguardava la reinternalizzazione dei servizi esternalizzati da parte di un Ente Pubblico. In particolare, nel caso di specie, la Corte si è espressa in merito al riassorbimento di un dipendente comunale a tempo indeterminato, precedentemente trasferito all’Azienda speciale del Comune, a seguito della riassunzione da parte dell’Ente precedentemente affidato all’Azienda. La Suprema Corte ha affermato che “in caso di reinternalizzazione di funzioni o servizi esternalizzati da parte di un Ente Pubblico, il riassorbimento delle unità di personale già dipendenti a tempo indeterminato da Amministrazioni Pubbliche e transitate alle dipendenze della Azienda o Società interessata dal processo di reinternalizzazione può avvenire facendosi applicazione della disciplina generale di cui all’art. 31 del Dlgs. n. 165/2001 e con esso dell’art. 2112 del Cc. laddove — oltre al rispetto della regola del superamento di un pubblico concorso per l’accesso all’impiego da parte dei dipendenti interessati — risulti che alla vacanza nella pianta organica, alla disponibilità delle risorse e all’assenza di vincoli normativi ostativi all’assunzione, si accompagni l’ulteriore condizione della limitazione del passaggio ai soli dipendenti provenienti dallo stesso Ente Locale, transitati nella Azienda o Società partecipata a seguito del trasferimento dell’attività. Pertanto, la suddetta situazione rappresenta, una ipotesi particolare di trasferimento di personale da un’Azienda o Società partecipata (anche in house) all’Ente Pubblico di riferimento o ad altro Ente Pubblico”.

Infatti, i Giudici di legittimità hanno chiarito che il trasferimento d’azienda di cui all’art. 2112 del Cc. viene, in linea generale, considerato come fattispecie inclusiva di ogni vicenda circolatoria di un rapporto di lavoro subordinato, anche nell’ipotesi in cui essa non abbia la sua fonte in un contratto tra cedente e cessionario, ma sia riconducibile ad un atto autoritativo della Pubblica Amministrazione ed anche quando si verifichi nell’ambito del lavoro pubblico contrattualizzato, salve tutte le specificità proprie di tale ultimo settore. La prima fondamentale specificità del lavoro pubblico contrattualizzato è rappresentata dal rispetto della regola dell’accesso all’impiego tramite pubblico concorso (come stabilito dall’art. 97, comma 4, della Costituzione), che esclude che, in linea generale, l’Ente Territoriale possa con atto amministrativo disporre il passaggio alle proprie dipendenze del personale in precedenza occupato da azienda o società partecipata affidataria di servizi pubblici locali e ciò anche nell’ipotesi in cui l’affidamento del servizio all’Azienda o alla Società sia avvenuto in conseguenza di esternalizzazione, perché tale evenienza presuppone un passaggio di status – da dipendenti privati a dipendenti pubblici (ancorché in regime di lavoro privatizzato) – che non può avvenire in assenza di una prova concorsuale aperta al pubblico. Peraltro, in presenza del superamento di un concorso pubblico, il trasferimento dei dipendenti nell’anzidetta ipotesi può ritenersi consentito nei casi in cui alla vacanza nella pianta organica, alla disponibilità delle risorse e all’assenza di vincoli normativi ostativi all’assunzione, si accompagni l’ulteriore condizione della limitazione del passaggio ai soli dipendenti provenienti dallo stesso Ente Locale, transitati nella Società partecipata a seguito del trasferimento dell’attività. In questo quadro, si inserisce l’ipotesi di “reinternalizzazione di funzioni o servizi esternalizzati” da parte di un Ente Pubblico, con conseguente riassorbimento delle unità di personale già dipendenti a tempo indeterminato da Amministrazioni pubbliche e transitate alle dipendenze della Azienda o Società interessata dal processo di reinternalizzazione. Nella fattispecie in esame, è indubbio che la regola del pubblico concorso sia rispettata dal dipendente in questione, ma lo stesso Comune con la propria Delibera ha riconosciuto il diritto del dipendente di rientrare nei ruoli del Comune incaricando la Giunta della gestione del passaggio del personale assunto a tempo indeterminato dall’Azienda dismessa al Comune stesso, così attestando la sussistenza della relativa vacanza nella pianta organica, la disponibilità delle risorse e l’assenza di vincoli normativi ostativi all’assunzione. Dunque, i Giudici di legittimità concludono affermando che non potevano nutrirsi dubbi sull’applicazione, nei confronti della dipendente, dell’art. 31 del Dlgs. n. 165/2001 e con esso dell’art. 2112 del Cc.


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