Responsabilità amministrativa: condanna del Direttore di una biblioteca per il demansionamento di un dipendente

Responsabilità amministrativa: condanna del Direttore di una biblioteca per il demansionamento di un dipendente

Corte dei conti – Sezione giurisdizionale per la Regione Friuli Venezia Giulia, Sentenza n. 55 del 18 febbraio 2009

Oggetto

Condanna del Direttore di una biblioteca per danno erariale per aver demansionato un dipendente che ha ottenuto il reintegro delle funzioni e il risarcimento del danno dal Tribunale.

Premessa

Nel 2004 il Tribunale, in accoglimento di una domanda proposta da un dipendente della biblioteca comunale, ha riconosciuto allo stesso il diritto “ad essere utilizzato in mansioni coerenti con la posizione funzionale rivestita” (Vice-Direttore) disponendo la condanna del Comune al pagamento di Euro 14.500 (diventi Euro 21.450 con gli accessori di legge) a titolo di risarcimento da “parziale demansionamento”. La Procura cita il Direttore della biblioteca (superiore diretto) e il Sindaco. Il Direttore evidenzia che “le doglianze del Funzionario debbano ritenersi la conseguenza del nuovo assetto organizzativo della biblioteca inteso ad assicurare una forte specializzazione alle singole strutture interne”. Il Sindaco afferma che il pagamento di quanto disposto dal Giudice del lavoro, in primo grado “dimostra l’impegno profuso dall’Amministrazione nel tentativo di evitare un possibile contenzioso, facendo escludere, in definitiva, la sussistenza dell’elemento soggettivo del dolo e della colpa grave”. La Procura dispone l’archiviazione della posizione del Sindaco per “l’assenza degli elementi caratterizzanti la responsabilità erariale”. I Giudici territoriali ritengono corresponsabili (ma non citati), sia il Dirigente del Settore “Cultura” che quello del Settore “Organizzazione e Personale”, che approvano il nuovo organigramma della biblioteca, determinando una percentuale teorica del 40% del danno complessivo, per cui condannano il Funzionario per un danno di Euro 8.400, comprensivi di rivalutazione monetaria. L’interessato chiede ed ottiene la “definizione agevolata” (art. 1, commi 231-233, della Legge n. 266/05) versando il 30% del danno; la II Sezione centrale d’Appello, con Sentenza n. 152/11, dichiara estinto il giudizio.

Sintesi della Sentenza

La difesa del Direttore della biblioteca contesta l’addebito erariale osservando come, nella fattispecie all’esame, non siano ravvisabili le componenti strutturali tipiche dell’illecito amministrativo: in particolare, rilevava come, nelle decisioni rese dai Giudici ordinari, non vi sia stato alcun riferimento a comportamenti integranti gli estremi del mobbing, rimarcando come il risarcimento del danno in questione sia stato disposto in conseguenza dell’accertato parziale demansionamento del dipendente.

Sotto diverso profilo la difesa poneva in evidenza come le prove acquisite nel processo civile debbano ritenersi meramente indicative dell’ incompatibilità esistente fra il Direttore e il Vice-Direttore della biblioteca, in un contesto nel quale non sarebbero ravvisabili incongruenze sul piano delle scelte effettuate in ambito organizzativo. Secondo la difesa del convenuto, il parziale demansionamento riconosciuto dal Giudice ordinario andrebbe ricondotto all’approvazione del nuovo organigramma: atto assunto sulla base delle specifiche esigenze tecniche e organizzative della biblioteca e comunque non a titolo di iniziativa individuale del dipendente ma in esito a precedenti Delibere di Giunta, al parere favorevole espresso dal Dirigente del Settore “Attività culturali” ed alla comunicazione effettuata al Dirigente del Settore “Organizzazione e Personale”. Nel rimarcare la mancanza di un effettivo nesso di causalità fra la condotta del proprio assistito e il parziale demansionamento del Vice-Direttore della biblioteca, il difensore osservava come le doglianze del dipendente debbano essere rilette nell’ottica delle ragioni organizzativo gestionali poste a fondamento dell’approvazione del nuovo organigramma ed in un contesto reso difficile dall’atteggiamento di isolamento, di scarsa collaborazione e di ostruzionismo tenuto dal nominato Funzionario sin dalla nomina del Direttore della biblioteca civica. Ad avviso del nominato difensore, la vicenda in esame, nella sua reale configurazione, sarebbe ben più complessa di quella tratteggiata dall’Organo requirente ed implicherebbe il coinvolgimento di ulteriori responsabilità, considerata l’inerzia del Comune nel porre rimedio ad una situazione ben conosciuta dai vertici dell’Amministrazione.

I Giudici evidenziano che “la pretesa risarcitoria trova origine nella Sentenza del Tribunale, confermata dalla Corte di Appello e passata in cosa giudicata, con la quale il Comune è stato condannato al pagamento, in favore del dipendente, della somma di Euro 14.500,00 oltre interessi legali e spese di lite, in relazione all’accertato parziale demansionamento subito dal nominato funzionario nell’esercizio delle funzioni di vice Direttore della biblioteca civica”.

Ai fini di una compiuta ricostruzione della vicenda occorre rilevare come, del tutto verosimilmente, gli atti e i comportamenti contestati all’odierno convenuto furono originati dal contrasto che venne a determinarsi tra i vertici della struttura bibliotecaria sin dal momento dell’assunzione della direzione da parte del soggetto, e ciò per le aspettative che il dipendente, in ragione dei titoli posseduti in materia archivistica, aveva nutrito in ordine all’attribuzione della suddetta posizione dirigenziale. Ed è proprio nel delineato contesto, connotato da reciproci atteggiamenti di ostilità e di chiusura ad ogni dialogo, che il Dirigente, avvalendosi delle prerogative dirigenziali, ritenne di esautorare il soggetto da ogni competenza in materia di direzione e/o di vigilanza sulle strutture amministrative ed operative della biblioteca, svuotando di contenuti di effettività le funzioni proprie del Vice-Direttore.

Espressiva di tale comportamento deve ritenersi la decisione con la quale il Dirigente ritenne di escludere il dipendente dalle riunioni di servizio, che per ammissione dello stesso Direttore costituivano, non solo un momento di analisi della situazione organizzativa, ma anche di gestione delle attività dell’Ufficio, definendosi in tale sede i turni di lavoro e le aperture dei servizi.

E’ bene altresì rilevare che, per quanto nella nuova organizzazione della struttura bibliotecaria fossero stati attribuiti al Vice-Direttore “compiti di collaborazione con il Direttore nell’esercizio delle sue funzioni, oltre che la sua sostituzione in caso di vacanza, assenza o impedimento”, di fatto, per quanto emerge dalle prove testimoniali esperite dinanzi al Giudice ordinario, il dipendente fu esonerato dai compiti tipici della Vice-direzione, non essendo intestatario di alcuna funzione di indirizzo, verifica o di raccordo delle attività svolte dalle strutture amministrative principali (Unità operative “Servizi Strutturali” e “Servizi Innovativi”) deputate alla gestione della quasi totalità delle articolazioni interne della biblioteca.

Quanto sopra evidenziato rivela, al di là di ogni ragionevole dubbio, un uso distorto della potestà organizzatoria riconosciuta al Dirigente quale Direttore della biblioteca civica. Per quanto dagli elementi istruttori acquisiti non emerga un vero e proprio atteggiamento persecutorio nei confronti del dipendente, ciò non di meno appare innegabile la volontà di esautorare il nominato Funzionario da mansioni e prerogative proprie della qualifica di appartenenza. Tale comportamento – che in ragione della sua palese illogicità travalica l’ambito dei poteri discrezionali di organizzazione restando assoggettato al sindacato di questa Corte – va ritenuto, non solo illegittimo – ove si consideri la palese violazione dell’obbligo di adibire il dipendente a mansioni coerenti con il profilo e la posizione funzionale rivestita – ma anche connotato da irrazionalità organizzativa, dovendosi ritenere contraria ai principi di efficienza ed efficacia dell’agire amministrativo l’esclusione del Vice-Direttore dalle riunioni organizzative giornaliere e dal flusso informativo relativo alle attività correnti della biblioteca. Alla stregua delle suesposte considerazioni, il Dirigente va ritenuto responsabile di un comportamento assunto in palese violazione di doveri di servizio connessi alla posizione di Dirigente pubblico e connotato dal grado più elevato della colpa grave, in ragione della consapevole accettazione del rischio che le suddette iniziative, fortemente avversate dal Dirigente, avrebbero potuto esporre il Comune ad un’azione di tipo risarcitorio.

La conclusione, come detto, è la condanna del Direttore, per un importo ridotto rispetto all’originale richiesta della Procura.

Per quanto riguarda il comportamento del Sindaco, il Collegio giudicante esclude “che abbia in qualche modo concorso nella determinazione del danno erariale”. Ed invero, il quadro normativo di riferimento è improntato a una netta separazione delle funzioni di indirizzo e controllo che risultano intestate agli Organi politico-elettivi, da quelle di gestione amministrativa, finanziaria e tecnica, che sono invece assegnate alla compagine dirigenziale. Nel delineato contesto la responsabilità del Sindaco appare configurabile solo in relazione a comportamenti che interferiscano significativamente con le competenze proprie della burocrazia dell’Ente o che denotino il mancato esercizio di quella funzione di sovrintendenza al funzionamento dei servizi e degli uffici che la legge intesta al capo dell’Amministrazione comunale. E’ bene tuttavia rilevare come, nell’ipotesi da ultimo richiamata, la violazione del dovere di vigilanza del Sindaco deve essere connotata da un’incidenza rilevante nella causazione del danno, oltre che da una componente soggettiva che denoti la sussistenza del requisito soggettivo minimo della colpa grave: condizioni che il Collegio ritiene di poter escludere nella vicenda all’esame, tenuto conto che la “querelle” insorta fra i vertici della biblioteca civica, per quanto si desume dagli atti di causa, non impegnava problematiche di carattere generale, né la funzionalità del Servizio in sè, bensì aspetti di carattere prettamente gestionale e organizzativo, relativi alla definizione delle mansioni del dipendente.

Commento

Sono interessanti le motivazioni che escludono la responsabilità del Sindaco, in quanto la vicenda deriva esclusivamente da una organizzazione procedurale e burocratica approvata dalla strutture interne (“Cultura” e “Personale–Organizzazione”, che però non sono state coinvolte nel giudizio contabile), e non da valutazioni politiche. Il Direttore della biblioteca ha sempre sostenuto che “le doglianze” del Vice-Direttore devono essere rapportate al “nuovo assetto organizzativo della biblioteca, inteso ad assicurare una forte specializzazione alle singole strutture interne”. La Sentenza non ci conferma tale suo convincimento.

 

di Antonio Tirelli


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