Responsabilità: assolti 2 Tecnici accusati di aver procurato danno sovrastimando il valore di un terreno acquistato dal Comune

Responsabilità: assolti 2 Tecnici accusati di aver procurato danno sovrastimando il valore di un terreno acquistato dal Comune

Corte dei conti – Sezione prima giurisdizionale centrale d’Appello – Sentenza n. 408 del 13 marzo 2014

Oggetto
Assoluzione di 2 Tecnici comunali per mancanza di danno erariale per aver stimato erroneamente il valore di un terreno acquistato: modifica Sentenza di condanna della Sezione territoriale per l’Emilia Romagna n. 1/2012.

Premessa
Nel 2007, il Consiglio comunale di questo importate Comune in Provincia di Bologna delibera di acquistare un terreno agricolo per la realizzazione di una rotonda stradale. Alcuni Consiglieri segnalavano alla Procura della Corte dei conti l’errata valutazione del terreno agricolo, per cui nel 2011 viene esercitata azione di responsabilità amministrativa nei confronti dei componenti del Consiglio comunale che avevano deliberato l’acquisto del terreno, nonché di 2 Dirigenti tecnici che avevano assolto attività istruttoria nel procedimento. Il danno è stato accertato in circa 20.000 Euro.
La Sentenza di primo grado assolve tutti gli Amministratori, mentre condanna i 2 Tecnici per un importo di 2.000 Euro cadauno. Contro questa Sentenza ricorre, sia il Procuratore della Corte dei conti che i 2 Tecnici: il ricorso è accolto per questi ultimi, cui sono riconosciute parzialmente le spese legali, mentre viene confermata la Sentenza territoriale di assoluzione per gli Amministratori.

Sintesi della Sentenza
Il Comune, volendo realizzare una rotonda stradale, riceveva dal proprietario dell’area interessata una “proposta irrevocabile ai sensi dell’art. 1329 Cc.”, con la quale questi si dichiarava disponibile a vendere all’Ente Locale l’area predetta (oltre che al realizzarsi di altre condizioni) al prezzo che stabiliva “in Euro 9,60 al mq di superficie territoriale, per complessivi Euro 162.307,20, come risulta dal conteggio allegato in base al valore agricolo medio di mercato”.
La somma richiesta dal proprietario corrispondeva al valore agricolo medio determinato, per gli anni 2006 e 2007, dalla Commissione provinciale per i terreni qualificati come “seminativo irriguo” nella Regione agraria di competenza ai sensi dell’art. 41 del Dpr. n. 327/201, con l’aumento spettante al proprietario coltivatore diretto, ai sensi dell’art. 45 Dpr. citato.
La Procura riteneva invece di doversi qualificare il terreno come “seminativo” anziché “seminativo irriguo”, per cui il valore agricolo medio da prendere a riferimento, per stabilire l’importo del corrispettivo dell’atto di cessione dell’area acquistata, non era quello di Euro 32.000/ettaro, previsto per i terreni “seminativi irrigui” della Regione agraria n. 6, bensì quello di Euro 28.000/ettaro, determinato per l’anno 2007 per i terreni “seminativi di pianura” della stessa Regione.
Di conseguenza, la somma che avrebbe dovuto essere pagata al proprietario quale corrispettivo della compravendita del fondo doveva essere pari ad Euro 142.018,80 e non quella di Euro 162.307,20, corrisposta al proprietario dal Comune.
La Procura regionale riteneva pertanto concretarsi il danno nella differenza tra i 2 importi sopra specificati ovvero nella somma di Euro 20.288,40 pagata in più e non dovuta, chiamandone a rispondere i Consiglieri ed i Tecnici, nella considerazione che “mancò del tutto ogni attività diretta a determinare l’indennità provvisoria di espropriazione e, comunque, mancò ogni attività di verifica della correttezza della quantificazione del corrispettivo richiesto dal privato come prezzo della cessione bonaria: in particolare, nessuna verifica fu fatta sull’effettiva qualità culturale del terreno e sulla legittima disponibilità di diritti sull’attingimento delle acque pubbliche: ove tali verifiche fossero state fatte, sarebbe pacificamente rimasta esclusa la possibilità di riconoscere al terreno in questione la qualità di ‘seminativo irriguo’ e, pertanto, secondo i chiari principi di diritto sopra richiamati, la indennizzabilità di tale maggiore valore del bene”.
La Sezione giurisdizionale regionale per l’Emilia Romagna, con Sentenza n. 1/12, ha assolto i Consiglieri da ogni addebito in ordine ai fatti di causa per mancanza di colpa grave ed ha condannato
invece i convenuti (Dirigente dell’Area “Governo del Territorio” del Comune e Funzionario della stessa Area) al pagamento in favore del Comune della somma di Euro 2.000 ciascuno, compresi accessori oltre interessi dal deposito della Sentenza al soddisfo.
Il Collegio di prime cure ha ritenuto che la loro condotta si poneva in rapporto di causalità diretta ed immediata con il danno oggetto del giudizio e che “la condotta stessa debba qualificarsi come gravemente colposa per l’inescusabile negligenza di cui è espressione”.
Avverso la citata Sentenza ha presentato appello il Procuratore regionale per l’Emilia Romagna, ritenendo la Sentenza censurabile in quanto, pur avendo la stessa accolto la ricostruzione fattuale e giuridica in ordine alla ingiustizia del danno prodotto al Comune, è pervenuta poi alla condanna dei soli Dirigenti amministrativi convenuti in primo grado, ritenendo invece la mancanza di colpa grave degli Amministratori.
I Giudici d’appello affermano che, “con riferimento all’eccepita nullità, ha fatto presente che i requisiti necessari per ritenere sussistente una specifica e concreta notizia di danno, sono stati chiaramente delineati dalle Sezioni Riunite con la Sentenza n. 12/Qm/2011.” Trattasi di requisiti tutti presenti nell’esposto del 4 settembre 2007 che ha dato origine all’indagine della Procura, proveniente peraltro da fonte qualificata (Consiglieri comunali), avendo un oggetto ben definito relativo alla disposizione a favore del privato proprietario del trasferimento su altra area della capacità edificatoria con corresponsione di un indennizzo erroneamente calcolato costituente ipotesi dannosa, notizia più che sufficiente a legittimare l’esercizio di autonomi poteri istruttori da parte della Procura regionale.
Con riferimento alla quantificazione dell’indennità da conferire al privato proprietario, i Giudici d’appello affermano che, “al momento dell’adozione della Delibera consiliare, l’area in questione risultava non edificabile in conseguenza dell’avvenuto trasferimento della potenzialità edificatoria a vantaggio di altro terreno di proprietà, giusta variante al piano regolatore. In base all’art. 45 del Dpr. n. 327/01, il corrispettivo ‘doveva essere definito in base al valore agricolo medio dei terreni ubicati nell’ambito della medesima regione agraria come annualmente fissato dalla competente commissione provinciale secondo i tipi di coltura effettivamente praticati’ (art. 41, comma 4, Dpr. n. 327/01)”. Ha ritenuto pertanto pienamente condivisibili le argomentazioni riportate in citazione e nella Sentenza impugnata relativamente alla natura di seminativo “puro e semplice” da attribuire al terreno acquisito.
Con riferimento alla necessità di tenere in considerazione i vantaggi conseguiti dall’Ente Locale, valutando il risparmio derivante dalla mancata attivazione di una procedura espropriativa, ha richiamato le motivazioni della Sentenza condividendole e sottolineando che la situazione sarebbe stata la stessa (mancata attivazione della procedura espropriativa) anche se l’importo dell’indennità fosse stato concordato con l’interessato nella misura corretta al momento della sua proposta.
Passando al merito della controversia, il Collegio ritiene di dover in primis esaminare l’eccezione di “assenza di danno”, sollevata dagli appellanti/appellati, in opposizione al danno ritenuto “sussistente” dal Giudice di prime cure.
Al riguardo, giova osservare che il predetto danno erariale è rappresentato dal maggior costo sopportato dal Comune per l’acquisizione di un terreno dal proprietario.
Il Giudice di primo grado ha indubbiamente escluso la natura irrigua del terreno basandosi sulla inequivoca documentazione fornita dall’Agenzia regionale per l’Emilia Romagna, da cui risulterebbero non essere stati corrisposti contributi irrigui per gli anni di riferimento, nonché sul fatto che le colture in atto non necessitano di irrigazione e contestando la rilevanza che la difesa pretendeva di poter attribuire alla presunta “irrigabilità”, dovendosi far riferimento allo “effettivo utilizzo” dell’acqua disponibile.
L’Organo giudicante non ritiene di poter condividere le conclusioni raggiunte sul punto nella Sentenza appellata. Nel caso in questione infatti trattasi di un fondo certamente e indiscutibilmente irrigabile, in quanto l’area è contigua ad un corso d’acqua ed è prossima ad un canale: questa posizione comporta come naturale conseguenza una potenziale irrigabilità del terreno che certamente fa la differenza rispetto ad un terreno non irrigabile.
In conclusione, la cultura di riferimento da prendere a base della valutazione era riconducibile a quella di “seminativo irriguo”, perché tale era la concreta situazione del luogo, indennizzabile, per gli anni di riferimento, ad Euro 32.000 per ettaro, come da Tabella approvata dalla competente Commissione provinciale.
In definitiva, il Collegio non può non convenire sul fatto, peraltro evidenziato anche dagli appellanti, che la natura del terreno è definibile come irrigua qualora sia “irrigato con acqua propria o di affitto, sia che nell’avvicendamento ricorrano coltivazioni richiedenti necessariamente l’irrigazione, come ad esempio il riso, sia che a talune non sia indispensabile”.

Commento
L’acquisto è avvenuto nel 2007 e dopo 7 anni si è conclusa con l’assoluzione di tutti: Amministratori e Tecnici. Se al momento dell’istruttoria della Proposta di deliberazione da sottoporre al Consiglio comunale, si fosse fatta più attenzione alle risultanze catastali (terreno seminativo irriguo o no), tutti questi problemi non sarebbero sorti. Il danno contestato (20.000 Euro) dalla Procura è stato evidenziato da un esposto di Consiglieri del Comune che avevano negativamente valutato le modifiche urbanistiche.

di Antonio Tirelli



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