Responsabilità: condanna dell’Avvocato comunale per errori commessi nel seguire un caso di richiesta danni per un incidente stradale

Responsabilità: condanna dell’Avvocato comunale per errori commessi nel seguire un caso di richiesta danni per un incidente stradale

Corte dei conti – Sezione giurisdizionale regionale per la Sardegna – Sentenza n. 13 del 24 gennaio 2014

Oggetto

Condanna Responsabile “Affari legali” del Comune per non aver seguito correttamente la pratica relativa ai danni per un incidente stradale, successivamente riconosciuti come debiti fuori bilancio.

Premessa

In questo importante Comune sardo, nel marzo 1999, un cittadino in ciclomotore si era infortunato a seguito di una caduta “dovuta ad una lastra di granito che al suo passaggio ondeggiava e si abbassava in senso verticale”. Nel luglio successivo l’Avvocato dell’infortunato chiedeva al Comune di “procedere alla debita liquidazione del danno”.

Il Responsabile del Settore “Affari legali” del Comune ha iniziato una corrispondenza con l’interessato, prima richiedendo la documentazione, poi, nell’ottobre del 2001, ha respinto la richiesta, “non ravvisando elementi di responsabilità in capo all’Ente”. Solamente nell’aprile 2003 interessava la Compagnia assicuratrice presso la quale il Comune era assicurato, inviando la documentazione; nel luglio dello stesso anno l’infortunata citava il Comune presso il Tribunale, per cui il legale del Comune invitava la Compagnia assicurativa ad intervenire nel processo civile. Nel novembre 2003, l’Assicurazione “sottolineava l’intervenuta prescrizione contrattuale dell’operatività della copertura del danno”.

Nel dicembre 2011 il Tribunale condannava il Comune per un importo di oltre 16.000 Euro, oltre ad interessi, rivalutazione e rimborso delle spese di giudizio (Euro 11.000).

Nel marzo 2012 il Consiglio comunale provvedeva al riconoscimento del danno e delle spese (complessivamente circa Euro 40.000) quali debiti fuori bilancio. La Procura della Corte dei conti cita in giudizio il dipendente comunale. La sua difesa si basa sul distinguo tra attività forense (valutazione degli aspetti attinenti alla responsabilità dell’Ente) e attività gestionale (richiesta all’Assicurazione di attivarsi). I Giudici territoriali ritengono che l’Avvocato, “nel momento in cui ha assunto (per competenza propria) la gestione della controversia in via stragiudiziale, avrebbe dovuto e potuto informarsi sull’esistenza della polizza e adoperarsi affinché le strutture amministrative provvedessero alla denuncia al fine di rimettere alla stessa assicurazione la definizione della controversia”.

I Giudici ritengono di poter ridurre del 30% la quota di danno che potrebbe essere addossato ad altri dipendenti dell’Ente (non identificati, quindi non citati), per cui condannano l’Avvocato comunale a risarcire il Comune per un danno di Euro 23.000 circa. L’interessato presenta ricorso, con la contestuale richiesta di “definizione agevolata”. La 2^ Sezione centrale d’Appello, con Sentenza n. 328/2015, accetta la richiesta e determina in Euro 7.000 l’importo da versare al Comune, dichiarando la cessazione del contendere.

Sintesi della Sentenza

Il rappresentante del Pubblico ministero ha ripercorso la sequenza procedurale che ha indotto la Procura a promuovere l’azione. Trattasi di danno indiretto in cui il soggetto avrebbe posto in essere tutti gli atti relativi alla vicenda che hanno visto impegnata l’Amministrazione in una controversia, che normalmente si sviluppa nei seguenti termini: gli infortunati vanno in giudizio contro l’Amministrazione e il Giudice ordinario riconosce la responsabilità oggettiva per il danno causato (è un fatto notorio). A propria tutela il Comune, come tanti altri, aveva in corso una specifica assicurazione e poteva essere manlevato. Dalla ricezione della denuncia dell’infortunata comparirebbe un unico nome nella gestione della controversia che, in quanto tale, era necessariamente di competenza dell’Avvocatura. Il convenuto, in particolare, non avrebbe assunto informazioni per verificare che ci fosse, come da prassi, un’assicurazione, chiamando in causa la compagnia assicuratrice solo nel 2003.

Non vi è prova diretta, trattandosi di comportamento omissivo, ma le omissioni sarebbero qualificate da tutto il contorno. In ordine alla seconda partita di danno, ha precisato che il Comune non poteva attivare il regresso, ma il convenuto si sarebbe intestardito e avrebbe citato in giudizio l’Assicurazione, pur in presenza di un diritto prescritto. Non vi sarebbe, conseguentemente, alcuna scelta discrezionale e, in ragione della professionalità del’Avvocato, la condotta sarebbe caratterizzata da colpa inescusabile. Ha conclusivamente chiesto la condanna integrale del chiamato in causa.

Partendo dall’ovvia premessa che l’accertamento della responsabilità e, in particolare, del nesso causale tra comportamento tenuto e danno derivato, impone l’esame nel concreto del coinvolgimento dei soggetti chiamati in causa e delle condotte dagli stessi tenuti, va osservato che, stando alla Deliberazione della Giunta comunale con la quale era stato approvato il mansionario del Funzionario di VIII qualifica funzionale, Capo Settore “Affari legali” – Avvocato, emerge che, tra i compiti di quest’ultimo (incarico ricoperto dal convenuto all’epoca dei fatti), rientravano funzioni di assistenza, consulenza, difesa e rappresentanza nell’interesse dell’Ente, in materia amministrativa, civile, penale, tributaria nelle sedi (giudiziali e stragiudiziali) in piena autonomia, indipendenza e responsabilità. In particolare, poi, doveva curare la gestione di tutti i procedimenti contenziosi, giudiziali e stragiudiziali, in materia amministrativa, civile, penale, tributaria anche al fine di garantire i collegamenti tra Organi ed i soggetti del Comune che hanno emesso i provvedimenti impugnati o che sono competenti a trattare le problematiche da cui è scaturito il contenzioso, ed infine, provvedere allo studio, alla ricerca ed all’analisi delle procedure più idonee per lo svolgimento dell’attività della struttura ed all’istruttoria e definizione di atti di particolare rilevanza, sulla base di specifiche conoscenze professionali.

La vertenza con l’interessata, in quanto tale, sia nella fase giudiziale che in quella stragiudiziale, era conseguentemente di competenza dell’Avvocato che, per tale aspetto, se ne è giustamente occupato.

Peraltro, nel condurre personalmente tutta l’istruttoria, ha nei fatti omesso l’adempimento fondamentale (denunciare all’assicurazione il sinistro o dare indicazioni in tal senso), che avrebbe evitato il prodursi del danno.

Né può essere dimenticato che è stato lo stesso Avvocato, il 2 aprile 2003, e quindi, prima di ricevere la citazione in giudizio dell’interessata, a trasmettere la denuncia alla Compagnia assicuratrice.

Appare ovvio che la condotta tenuta dal predetto Funzionario sia caratterizzata da colpa grave, in ragione, sia della semplicità degli adempimenti richiesti, sia della prevedibilità ed evitabilità dell’evento dannoso.

Nella sfera applicativa della colpa grave, difatti, rientrano, sia l’attività materiale che quella provvedimentale, legata cioè al procedimento amministrativo, scindibili in 2 categorie: attività non soggette a rischio ed attività che, secondo caratteristiche oggettive, può essere definita rischiosa. Nel primo caso, quale quello all’esame, il comportamento da tenersi richiede, da parte dell’Agente, l’impiego di diligenza e perizia ordinarie, in quanto la condotta va conformata a norme rigide (o a procedimenti autonomamente normati) o ad attività semplici, la cui sola violazione o inosservanza integra, di per sé stessa, il prescritto requisito soggettivo. Nel caso di comportamento omissivo, la gravità della colpa discende dalla consapevolezza della omissione. L’Agente pubblico che è tenuto ad un comportamento e che professionalmente deve prevedere l’evento che ne deriva (danno) ne accetta la verificazione.

Sul punto specifico, sebbene possano essere condivise le osservazioni della difesa del convenuto sul fatto che il semplice inoltro della denuncia non fosse compito specifico dell’Avvocato dell’Ente, tale circostanza non vale ad escludere la responsabilità di quest’ultimo ma, al più, può rilevare al fine di valutare fattori estranei alla condotta dello stesso, o la sussistenza di corresponsabilità personali di altri soggetti che, in ragione dell’organizzazione del Comune, allo stato appare arduo individuare.

Difatti, costituisce fatto notorio e buona regola d’amministrazione che un Comune si assicuri per i danni come quello in questione (vista la generale tenuta delle strade) e, d’altro canto, il Comune aveva provveduto in tal senso, siglando la polizza assicurativa fin dal 1991, e procedendo al regolare rinnovo.

Conseguentemente l’Avvocato, nel momento in cui ha assunto (per competenza propria) la gestione della controversia in via stragiudiziale, avrebbe dovuto e potuto informarsi sull’esistenza della polizza, e adoperarsi affinché le strutture amministrative provvedessero alla denuncia, al fine di rimettere alla stessa Assicurazione la definizione della controversia (si vedano gli artt. 7 e 8 del relativo contratto, secondo i quali la Società assicuratrice assuma la gestione delle vertenze tanto in sede stragiudiziale che giudiziale).

Commento

L’impressione è che il Comune fosse organizzato a “compartimenti stagni”. L’Avvocato comunale segue la pratica della richiesta di danno, coinvolge la Polizia municipale e l’Ufficio “Tecnico”, chiedendo informazioni istruttorie, ma non si informa se il Comune è assicurato. Solamente 4 anni dopo che l’incidente stradale è avvenuto, chiede l’intervento della Compagnia di assicurazione. Su tutte le procedure adottate i Giudici sono molto critici.

Sono mancati tutti i controlli interni: anzi, se la Delibera del Consiglio comunale che approva il debito fuori bilancio non fosse stata “obbligatoriamente” inviata alla Procura della Corte dei conti, nulla sarebbe apparso. La “definizione agevolata” porta nelle casse comunali la somma di Euro 7.000, a fronte di un danno complessivo di oltre Euro 39.000.

di Antonio Tirelli

 


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