Revisore Ente Locale: fattispecie di cancellazione dall’Albo per il tar Lazio

Revisore Ente Locale: fattispecie di cancellazione dall’Albo per il tar Lazio

Nella Sentenza n. 12147 del 22 ottobre 2019 del Tar Lazio, oggetto della controversia è la cancellazione del ricorrente dall’Elenco dei Revisori dei conti degli Enti Locali per la III fascia di popolazione dei Comuni, in vigore dal 1° gennaio 2018, in quanto dalla verifica a campione effettuata è emerso che lo stesso non aveva un requisito previsto per l’iscrizione in tale fascia, ovvero avere svolto “almeno un incarico di Revisore dei Conti presso un Ente Locale per la durata di tre anni”.

Risulta incontestato che il ricorrente aveva dichiarato di avere svolto detto incarico per un Ente d’ambito e non per un Ente Locale. A sostegno delle proprie doglianze, il ricorrente afferma che l’art. 3, del Dm. n. 23/2012, che disciplina i requisiti nell’inserimento dell’Elenco di cui all’oggetto, si riferisce in maniera generica agli Enti Locali senza ulteriori specificazioni.

I Giudici rilevano che il citato Dm. n. 23/2012 è stato emanato in attuazione dell’art. 16 del Dl. n. 138/2011 che ha previsto la scelta dei Revisori dei conti degli Enti Locali da un Elenco nel quale possono essere inseriti, a richiesta, i soggetti iscritti a livello regionale nel Registro dei Revisori legali, nonché gli iscritti all’Ordine dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili. Con Decreto del Ministro dell’Interno, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge di conversione del Decreto n. 138/2011, sono stabiliti criteri per l’inserimento degli interessati nell’Elenco dei Revisori dei conti degli Enti Locali, nel rispetto dei seguenti Princìpi:

a) rapporto proporzionale tra anzianità di iscrizione negli Albi e Registri di cui al presente comma e popolazione di ciascun Comune;

b) previsione della necessità, ai fini dell’iscrizione nell’Elenco di cui al presente comma, di aver in precedenza avanzato richiesta di svolgere la funzione nell’organo di revisione degli Enti Locali;

c) possesso di specifica qualificazione professionale in materia di contabilità pubblica e gestione economica e finanziaria degli Enti pubblici territoriali.

Tuttavia, i Giudici chiariscono che il requisito relativo allo svolgimento di precedenti incarichi di Revisore dei conti, richiesto per l’inserimento nelle fasce 2 e 3 dell’Elenco, deve riferirsi ad incarichi svolti presso Enti Locali, individuati a sensi dell’art. 2, comma 1, del Dlgs. n. 267/2000 (Tuel), ossia presso Comuni, Province, Città metropolitane, Comunità montane e Unioni di Comuni. Asl ed enti d’ambito non vi sono evidentemente ricompresi.

Trattandosi di iscrizione nell’Elenco da parte di Professionisti, dai medesimi poteva legittimamente esigersi una conoscenza dell’ambito di applicazione della nuova normativa in materia di Revisori contabili degli Enti Locali. Trova quindi applicazione il Principio di autoresponsabilità che deve necessariamente informare i rapporti con la Pubblica Amministrazione, trattandosi di un onere di diligenza media esigibile alla luce delle competenze tecnico-professionali della categoria interessata. Proprio l’assenza nel modulo telematico, unica modalità ammessa, di opzioni diverse da quelle previste, avrebbe dovuto far sorgere al ricorrente il dubbio che gli unici incarichi rilevanti fossero quelli di Revisore presso gli Enti Locali di cui all’art. 2, comma 1, del Tuel. Inoltre, il fatto che l’Amministrazione abbia solo dopo diversi anni rilevato la mancanza dei requisiti, trattandosi di iscrizioni effettuate con modalità telematiche, non poteva far sorgere nel ricorrente alcun legittimo affidamento, tanto più che, nel modulo di domanda non vi era la possibilità di inserire incarichi del tipo di quelli di cui si tratta poiché irrilevanti ai fini della iscrizione in terza fascia. Semmai, la mancanza di tale opzione avrebbe dovuto indurre il ricorrente a chiedere chiarimenti, fermo restando la chiara ed inequivoca previsione dei Decreti ministeriali succedutisi, anno dopo anno. Pertanto, legittimamente l’Amministrazione ha provveduto alla cancellazione dalla III fascia per carenza del requisito richiesto e, correttamente, ha iscritto il ricorrente nel 2019 alla I fascia (per cui ha i requisiti), escludendo effetti ulteriori e/o sanzionatori, per quello che è stato, all’evidenza, qualificato come un errore in buona fede.


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