Riforma della contabilità degli Enti Locali: il risultato di amministrazione

Riforma della contabilità degli Enti Locali: il risultato di amministrazione

Con il Dlgs. n. 126/14 variano le modalità di calcolo del risultato di amministrazione.

Tale risultato infatti, pari al fondo di cassa aumentato dei residui attivi e diminuito dei residui passivi, deve essere conteggiata al netto del “Fondo pluriennale vincolato” determinato in spesa del conto del bilancio.

Il risultato di amministrazione è distinto in fondi liberi, fondi vincolati, fondi destinati agli investimenti e fondi accantonati.

Costituiscono quota vincolata del risultato di amministrazione le economie derivanti da:

a) entrate cui la legge o i principi contabili attribuiscono uno specifico vincolo di destinazione;

b)mutui e finanziamenti contratti per il finanziamento di investimenti determinati;

c) trasferimenti erogati a favore dell’Ente per una specifica destinazione determinata;

d) entrate accertate straordinarie, non aventi natura ricorrente, cui l’Amministrazione ha formalmente attribuito una specifica destinazione. In questo caso, occorre però che l’Ente non abbia rinviato la copertura del disavanzo di amministrazione negli esercizi successivi e abbia provveduto nel corso dell’esercizio alla copertura di tutti gli eventuali debiti fuori bilancio.

I fondi destinati agli investimenti sono costituiti dalle economie in c/capitale senza vincoli di specifica destinazione e sono utilizzabili con provvedimento di variazione di bilancio solo a seguito dell’approvazione del rendiconto.

I fondi accantonati comprendono gli accantonamenti per passività potenziali e il “Fondo crediti di dubbia esigibilità”.

La quota libera dell’avanzo di amministrazione può essere utilizzata con provvedimento di variazione di bilancio, nel rispetto di specifiche finalità e di preciso ordine di priorità. Tale avanzo è utilizzabile:

a) per la copertura dei debiti fuori bilancio;

b) per i provvedimenti necessari per la salvaguardia degli equilibri di bilancio di cui all’art. 193 Tuel ove non possa provvedersi con mezzi ordinari;

c) per il finanziamento di spese di investimento;

d) per il finanziamento delle spese correnti a carattere non permanente;

e) per l’estinzione anticipata dei prestiti.

L’avanzo di amministrazione libero non può essere utilizzato nel caso in cui l’Ente si trovi in situazioni di anticipazione di tesoreria o di utilizzo di fondi vincolati non reintegrati, fatto salvo l’utilizzo per i provvedimenti di riequilibrio del bilancio.

Nel caso in cui il risultato di amministrazione non sia sufficiente a comprendere le quote vincolate, destinate e accantonate, l’Ente è in disavanzo di amministrazione. Tale disavanzo è iscritto come posta a sé stante nel primo eserciziodel bilancio di previsione.

Le quote accantonate o vincolate del risultato presunto di amministrazione possono essere utilizzate per le finalità cui sono destinate anche prima dell’approvazione del conto consuntivo dell’esercizio precedente. In questo caso è però necessaria una relazione documentata del Dirigente competente, dalla quale si evinca la necessità di applicazione dell’avanzo presunto al bilancio (anche provvisorio) per garantire la prosecuzione o l’avvio di attività soggette a termini o scadenza, la cui mancata attuazione determinerebbe danno per l’Ente.

Entro il 31 gennaio la Giunta verifica l’importo delle quote vincolate e accantonatedel risultato di amministrazione presunto sulla base di un preconsuntivo dell’anno precedente. Se la quota vincolata o accantonata del risultato di amministrazione presunto è inferiore rispetto all’importo applicato al bilancio di previsione, l’Ente provvede immediatamente alle necessarie variazioni dibilancio.

L’eventuale disavanzo di amministrazione complessivo (fondo cassa più residui attivi meno residui passivi, al netto “Fondo pluriennale vincolato”) deve essere applicato all’esercizio in corso di gestione contestualmente alla Delibera di approvazione del rendiconto. In caso di mancata adozione di tale delibera, si applicano le conseguenze previste per la mancata approvazione del rendiconto di gestione. Il disavanzo di amministrazione può anche essere ripianato negli esercizi successivi considerati nel bilancio di previsione, in ogni caso non oltre la durata della consiliatura.

La Delibera consiliare dovrà prevedere un piano di rientro dal disavanzo (da sottoporre al parere del Collegio dei Revisori) nel quale siano individuatii provvedimenti necessari a ripristinare ilpareggio.

Ai fini del rientro possono essere utilizzate le economie di spesa e tutte le entrate, ad eccezione di quelle provenienti dall’assunzione di prestiti e di quelle con specifico vincolo di destinazione, nonché i proventi derivanti da alienazione di beni patrimoniali disponibili ed a altre entrate in c/capitale con riferimento a squilibri di parte capitale. Ai fini del rientro, in deroga all’art. 1, comma 169, della Legge 27 dicembre 2006, n.296, contestualmente, l’Ente può modificare le tariffe e le aliquote relative ai tributi di propria competenza.

Nella Deliberazione consiliare (da allegare sia al bilancio di previsione che al rendiconto quale parte integrante) dovrà darsi atto delle cause che hanno determinato il disavanzo, l’individuazione di misure strutturali dirette ad evitare ogni ulteriore potenziale disavanzo.

Con periodicità almeno semestrale il Sindaco o il Presidente sono tenuti a trasmettere al Consiglio una relazione riguardante lo stato di attuazione del piano di rientro, con il parere del Collegio dei Revisori. L’eventuale ulteriore disavanzo formatosi nel corso del periodo considerato nel piano di rientro deve essere coperto non oltre la scadenza del piano di rientro in corso.

di Anna Guiducci


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